di Damiano Aliprandi
Il Dubbio, 14 dicembre 2021
In Tunisia, il caso di Wissan Ben Abdel - morto in circostanze misteriose all'ospedale San Camillo di Roma dopo essere stato trasferito dal Cpr di Ponte Galeria - sta diventando un caso politico. La stampa di Tunisi continua a dedicare approfondimenti al dramma del giovane originario del piccolo paese di Ghebli. Con toni molto duri i commentatori sui media e sui social chiedono alle loro autorità di "fare pressione su Roma per individuare i responsabili della morte di Wissam e di dare giustizia ai suoi genitori".
Numerose sono le testimonianze di giovani tunisini rimpatriati dall'Italia trasmesse dalle radio tunisine. Riadh, un giovane del Sud della Tunisia, 24 anni, racconta: "Il centro di detenzione di Ponte Galeria era stracolmo, non c'erano posti letto, dormivamo nei corridoi. Ci negavamo l'acqua e se parlavamo tra di noi venivamo malmenati. Ci hanno sequestrato anche i telefonini".
Nel frattempo sono spuntati due video del giovane tunisino stesso dove denunciava le condizioni in cui viveva lui e i suoi connazionali nel centro di permanenza. Oggi viene assegnato l'incarico per un "supplemento d'indagine autoptica", come si dice in gergo tecnico, sul corpo di Wissem. Una circostanza necessaria visto che l'autopsia è stata eseguita senza che fosse possibile per la famiglia nominare un consulente medico di fiducia, come denunciato dall'avvocato di parte Francesco Romeo.
L'indagine sul corpo del 26enne tunisino, sbarcato in Italia e finito nel Cpr di Ponte Galeria in attesa di essere rimpatriato, è stata ordinata dalla Procura dopo l'apertura di un fascicolo d'indagine. Se non fossero intervenuti la famiglia, il Garante dei Detenuti Stefano Anastasia e il consigliere regionale Alessandro Capriccioli, le associazioni che si occupano di diritti umani e di monitorare quello che avviene nei Cpr come LasciateCIEntrare, la morte di Wissem sarebbe stata derubricata a decesso per "cause naturali".
La campagna LasciateCIEntrare, assieme a numerose associazioni che si occupano dei diritti umani, hanno lanciato un appello esprimendo il loro incondizionato sostegno alla famiglia del defunto e invitando le autorità italiane a rimuovere ogni opacità sulle circostanze che hanno portato alla morte di Wissem ben Abdellatif, al fine di garantire l'accesso alla giustizia per la sua famiglia. Invitano, inoltre, lo Stato tunisino a rivelare la verità sulla morte di Wissem, e ad accompagnare la sua famiglia nella ricerca di giustizia e nella revisione degli accordi bilaterali tra la Tunisia e l'Italia contrari al diritto fondamentale di asilo garantito dalle convenzioni internazionali ratificate dai due Paesi.
Ricordiamo che il 28 novembre 2021, Wissem ben Abdellatif, il giovane tunisino di 26 anni di Kebili, è morto all'ospedale San Camillo di Roma dopo essere stato trasferito dal Centro di permanenza per i rimpatri (CPR) di Ponte Galeria a Roma. L'attacco cardiaco che ha causato la sua morte potrebbe essere stato provocato dall'impiego di misure di contenzione durante il suo ricovero. Un'indagine è stata aperta dalla Procura di Roma e un'autopsia è in corso per determinare la causa della morte.
Wissem è arrivato in Sicilia ad inizio di ottobre e, dopo un periodo di isolamento in nave quarantena ad Augusta, è stato trasferito al CPR, la fase precedente al rimpatrio, e quindi considerato idoneo alla vita in detenzione. Delle preoccupazioni sullo stato psicologico di Wissem sono state osservate dalle autorità del centro, il che ha portato al suo primo ricovero il 23 novembre 2021 all'ospedale Grassi di Ostia e poi al reparto psichiatrico dell'ospedale San Camillo di Roma. Il 28 novembre, Wissem è morto per arresto cardiaco durante il ricovero, ma i suoi genitori hanno affermato che il figlio era uno sportivo e non aveva nessun problema né fisico né psichico.
Alessandro Capriccioli, consigliere regionale del Lazio, e Stefano Anastasia, Garante delle persone private della libertà della regione Lazio, hanno effettuato un'ispezione al CPR il 4 dicembre, dove hanno potuto consultare la cartella clinica di Wissem e osservare le misure di contenzione utilizzate durante il suo ricovero. Resta da chiarire se la sofferenza mentale di Wissem fosse precedente alla sua detenzione o se si fosse piuttosto sviluppata durante la stessa. Inoltre, Mauro Palma, presidente dell'Autorità per i diritti dei detenuti e delle persone private della libertà, ha dichiarato alla stampa italiana che gli esami del sangue erano regolari, non sembrava ci fossero problemi di salute.









