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di Mario Di Vito

Il Manifesto, 17 settembre 2026

Perquisizioni in tutta l’Italia su ordine della procura di Ravenna. L’indagine: una rete di sanitari che “trama” per salvare i migranti. Nuove frontiere del crimine organizzato: in Italia esiste un’associazione a delinquere di medici finalizzata alla cura. L’infettivologo Nicola Cocco, membro della Società italiana di medicina delle migrazioni (Simm) e animatore della rete “Mai più Lager - No ai Cpr” è indagato dalla procura di Ravenna perché avrebbe realizzato, insieme ad altri, certificati falsi di incompatibilità dei propri pazienti con le condizioni di un centro di permanenza per il rimpatrio. Ieri mattina, all’alba, sono state eseguite ventitré perquisizioni nei confronti di altrettanti professionisti a Bari, Biella, Bologna, Firenze, Livorno, Milano, Rimini, Roma e Varese. Alcuni di loro sono poi stati portati in questura per essere assunti a sommarie informazioni e, attualmente, non risultano indagati.

Gli agenti sono andati alla ricerca di elementi - soprattutto sms, chat e email - utili a rafforzare il teorema della pm Angela Scorza, che già lo scorso febbraio aveva iscritto nel registro degli indagati otto medici del reparto malattie infettive dell’ospedale di Ravenna per falso e interruzione di pubblico servizio. Per tre di loro, su ordinanza della gip Federica Lipovscek, era scattata la sospensione professionale per dieci mesi. Agli altri era stato vietato di occuparsi di certificati per i Cpr. Ora l’inchiesta si allarga. Secondo gli inquirenti la rete dei medici congiurati sarebbe estesa a mezza Italia, oltre che strutturata con ripartizione di ruoli e compiti: una vera e propria associazione a delinquere.

Dal decreto di perquisizione, che dà brevemente conto di un’informativa redatta lo scorso 24 agosto dalla Servizio centrale operativo della direzione anticrimine e dalla squadra mobile di Ravenna, emerge che la procura appoggia la sua indagine a due elementi soltanto: la “campagna no Cpr” che sarebbe strumentale al “blocco” degli accompagnamenti nei Cpr dei migranti attraverso la redazione di certificati falsi e l’esistenza di una bozza di questi certificati che i medici si giravano tra loro in vari ospedali: Ravenna, Rimini, Bologna, Forlì, Cesena, Ferrara, Roma, Matera, Biella, Livorno e Bari. Per chi fa le indagini, l’associazione a delinquere si sarebbe mossa tra il 2024 e il 2026 soprattutto sui social, con interventi e post contro i Cpr e incontri finalizzati a elaborare questo fantomatico “piano” per sabotarne gli ingressi. Il tutto con l’appoggio di avvocati per preparare i moduli. Secondo la procura sarebbe particolarmente sospetta anche la mappatura dei certificati di non idoneità rilasciati in Italia. La Simm di Cocco, in questo contesto, è accusata inoltre di aver diffuso una sorta di vademecum in cui si esortano i medici a compiere presunti “falsi ideologici” per fermare gli accessi nei Cpr.

Che si tratti di un’impresa criminale, inoltre, sarebbe dimostrato anche dalle intercettazioni raccolte dagli investigatori. Solo che, a leggerle, si tratta per lo più di opinioni contro i Cpr e, più in generale, contro le politiche degli ultimi governi nei confronti dei migranti. Al massimo c’è chi esulta perché ha trovato tante persone con la sua stessa opinione in merito. In realtà questi discorsi sono sempre stati fatti alla luce del sole, altro che carte false preparate in gran segreto da un pugno di congiurati: è dal luglio del 2024 che su change.org gira un appello degli operatori della salute “contro i Cpr”.

E le sottoscrizioni sono arrivate da ogni dove. Hanno firmato, tra gli altri, Vittorio Agnoletto, Cristina Cattaneo dell’università di Milano, Gavino Maciocco dell’università di Firenze, la presidente di Medici senza frontiere Monica Minardi e la responsabile dell’unità medica della stessa ong, Chiara Montaldo. Alla fine di giugno 2025 il comitato centrale dell’ordine dei medici diramò un comunicato sull’appello per dire di averlo “condiviso negli intenti e attentamente analizzato nei contenuti, che sono stati oggetto di ampio dibattito”. Questo con l’obiettivo di “sensibilizzare sulle condizioni di detenzione amministrativa dei migranti nei Centri di permanenza per il rimpatrio”.

Perché il problema più grave appare quello opposto rispetto all’inchiesta di Ravenna: tante persone finiscono nei Cpr nonostante abbiano patologie che le renderebbero in tutto e per tutto incompatibili con quei luoghi. Che di per sé sono incompatibili con l’umanità.