sito

storico

Archivio storico

                   5permille

   

di Giusi Fasano

Corriere della Sera, 27 febbraio 2024

L’unica lezione della strage di un anno fa: ci sono vite a rischio? Si interviene, punto. Anche se la presenza di rischio e di vite è solo “sospetta”. Ricordate quella promessa collettiva dei tempi più duri della pandemia? Ne usciremo migliori, ci eravamo convinti. Non è stato così, com’è del tutto evidente. Anche davanti alla fila infinita di bare per la strage di Cutro avevamo osato sperare la stessa cosa. E invece eccoci qui, un anno dopo, a guardare la tragedia umana dei migranti (a Cutro oppure prima o dopo Cutro, poco importa) ridotta a slogan da social e litigi politici. È troppo chiedere di posare le armi e cercare per una volta qualcosa che assomigli almeno a un tentativo di soluzione? I pescatori e i soccorritori che all’alba del 26 febbraio 2023 hanno strappato alle onde i cadaveri di 35 bambini e ragazzini, che alla fine di quel giorno disgraziato hanno contato 94 morti e hanno salvato 81 persone, non si sono chiesti se quelle persone erano migranti economici o se scappavano da guerre. Hanno fatto quel che andava fatto: intervenire. C’è un’inchiesta in corso che dirà se la Guardia di Finanza e la Guardia Costiera quella notte fecero male o fecero meno di quel che dovevano. Ma se anche un processo stabilisse che gli indagati abbiano commesso errori o omissioni, il punto non sarà mai il loro agire o non agire. Il punto è capire cosa cambiare per non lasciare a nessuno, quindi nemmeno a loro, lo spazio dell’interpretazione nei salvataggi in mare. Ci sono vite a rischio? Si interviene, punto. Anche se la presenza di rischio e di vite è solo “sospetta”. Forse basterebbe già questo a uscirne migliori.