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di Giansandro Merli

Il Manifesto, 9 febbraio 2025

Sei nuovi rinvii pregiudiziali in Europa. Ma stavolta dalla Corte d’appello. D’accordo anche Angelo Piraino, ex segretario di Magistratura indipendente, la corrente di destra delle toghe. Altre sei richieste di convalida del trattenimento di richiedenti asilo sono finite davanti ai giudici del Lussemburgo. Si vanno ad aggiungere alle decine di quesiti analoghi sollevati negli ultimi mesi. Questa volta, però, a rinviare in Europa è stata la Corte d’appello di Palermo. La data in calce ai provvedimenti, che riguardano cittadini stranieri rinchiusi nel centro di Porto Empedocle per le “procedure accelerate di frontiera”, è il 4 febbraio scorso.

I migranti erano sbarcati il giorno precedente a Lampedusa. Dal capoluogo siciliano arriva un doppio, durissimo colpo alla strategia del governo: riguarda sia il piano legislativo sia quello comunicativo. Per la seconda volta, dopo il rifiuto di convalidare i trattenimenti in Albania da parte della Corte d’appello di Roma, è stato dimostrato che trasferire la competenza sulla materia dalle sezioni specializzate in immigrazione non ha ribaltato l’esito dei procedimenti, come sperava l’esecutivo.

Non solo: a Palermo il tribunale di primo grado aveva liberato la stragrande maggioranza dei richiedenti asilo trattenuti nel centro dell’agrigentino, su cui ha la competenza distrettuale, senza entrare nel merito della designazione dei “paesi sicuri”. Cosa che invece ha fatto l’organo giudiziario di secondo grado chiedendo alla Corte Ue se è possibile una tale classificazione quando viene “concretamente riscontrata la violazione in danno di una o più categorie di persone dei diritti inderogabili previsti dall’articolo 15 della Convenzione europea per la salvaguardia dei diritti dell’uomo e delle libertà fondamentali”.

Ma c’è un secondo aspetto rilevante dei pronunciamenti siciliani. In occasione delle ultime non convalide capitoline sull’Albania il governo aveva gridato al complotto affermando che la magistratura aveva imbrogliato il parlamento perché dopo la decisione di trasferire le competenze dalla sezione specializzata alla Corte d’appello erano stati trasferiti anche alcuni giudici per far fronte al nuovo carico di lavoro. Quindi tra quelli che hanno liberato i richiedenti asilo in secondo grado a gennaio, c’erano dei magistrati che lo avevano fatto in primo grado a ottobre e novembre (gli altri due round delle deportazioni oltre Adriatico).

A Palermo, invece, nessuno dei sei giudici che hanno firmato i provvedimenti, dimostrando un orientamento unanime della Corte, viene dalla sezione immigrazione. Una di queste decisioni è stata presa da Angelo Piraino, segretario fino a gennaio 2024 di Magistratura indipendente. Ovvero la corrente di destra dei giudici: altro che “toghe rosse”.

Per il governo è un segnale. Alla fine gli unici effetti del suo intervento per assegnare la competenza di questa parte della materia relativa alla protezione internazionale, complessa e con tempistiche stringenti, saranno l’ingolfamento degli organi giudiziari di secondo grado e l’allontanamento degli obbiettivi di riduzione degli arretrati imposti dal Pnrr. Basti pensare che la Corte d’appello di Palermo è una di quelle più cariche di pendenze a livello nazionale.