di Paolo Varetto
La Stampa, 1 settembre 2023
Il sindaco Stefano Lo Russo si oppone alla realizzazione di un grande centro di smistamento: “Non è questa la strategia, piuttosto introdurre lo ius scholae per la cittadinanza ai ragazzini”. Il sindaco di Torino Stefano Lo Russo piccona alle fondamenta la gestione dell’emergenza migratoria. Bocciando l’ipotesi di creare grandi centri per lo smistamento dei richiedenti asilo e suggerendo piuttosto la loro ridistribuzione in piccoli gruppi sui territori. “Siamo già in una situazione piuttosto critica - è il suo sfogo - e soprattutto non ci sono le condizioni per gestire centri con centinaia di migranti. Non è questa la strategia. Occorre affrontare la questione in maniera strutturale e sistematica ed è quello che come sindaci chiediamo al governo”.
La goccia che ha fatto probabilmente traboccare il vaso è stata l’azione unilaterale della Prefettura di Torino di procedere con i sopralluoghi per realizzare due nuovi hub capaci di ricevere almeno 400 richiedenti asilo. “Noi non abbiamo notizie in merito” taglia corto Lo Russo, a sottolineare una mancanza di concertazione “che invece dovrebbe esserci a tutti i livelli”. Eppure le aree sono già state individuate. Una è l’ex poligono militare della Vauda, in Canavese. L’altra è l’ex caserma Mardichi di via Bologna, nella zona nord della Città. Un quartiere che vive già situazioni di disagio, “tra occupazioni abusive di alloggi popolari e carovane di rom che stazionano lungo le strade” ammette il presidente della circoscrizione Valerio Lomanto, di Fratelli d’Italia.
“Sono rimasto molto sorpreso delle polemiche, ma un hub attrezzato per il Piemonte è davvero necessario, anche perché da inizio anno abbiamo accolto circa 10 mila profughi” è la serafica risposta di Raffaele Ruberto, che proprio ieri si è congedato da prefetto di Torino. Parole che invece si scontrano con l’analisi complessiva che Lo Russo fa della situazione. “Siamo molto scettici sull’impostazione di costruire grandi strutture perché sono molto difficili da gestire - ragiona -, creano parecchi problemi anche nei dintorni e non credo sia questa la modalità con la quale affrontare il tema. Occorre un ragionamento con i Comuni, con il terzo settore, con tutti quelli che sono coinvolti in questa strategia. Non si possono prendere decisioni dall’alto”. Un punto di vista stranamente condiviso anche dall’assessore regionale alle Politiche sociale Maurizio Marrone, che pur essendo uno degli esponenti più eminenti di Fratelli d’Italia in Piemonte ora chiede “un tavolo per dare risposte alla legittima inquietudine dei piccoli comuni, soprattutto montani o rurali, e dei quartieri torinesi che rischiano di dover far fronte a nuovi arrivi di immigrati”. Un cortocircuito politico, visto che la richiesta arriva da un assessore dello stesso partito del capo del governo, che insieme al ministro dell’Interno ha competenza diretta sulla gestione del fenomeno? “No - argomenta Marrone -, quello che chiedo è di introdurre un rapporto tra gli immigrati e le popolazioni che li accolgono, sottraendo il sistema al meccanismo di mercato usato dalle cooperative. Occorre un ragionamento sui servizi che si possono offrire a questi soggetti e sull’impatto che possono avere sulle nostre comunità”.
Parole poi non troppo diverse (al netto delle naturali partigianerie politiche) da quelle di Lo Russo, che appunto propone di passare dall’approccio dei grandi campi a un’accoglienza più diffusa e soprattutto a piccoli gruppi. “Ma deve essere innanzitutto degna - è il principio su cui il sindaco di Torino non deroga -, non basta mettere tante persone insieme in condizioni non salubri. Ed è proprio questa la ragione per cui è opportuno avere una distribuzione su tutto il territorio e non certamente concentrata in un unico punto”. Che poi per Lo Russo questo è solo un lato del problema, per quanto cogente. “Bisognerebbe piuttosto aprire un ragionamento su scala nazionale su come gestire l’immigrazione” avverte. Ragionamento che per lui passa anche dall’introduzione del principio dello ius scholae, ovvero la concessione della cittadinanza al termine del ciclo di studi. “Sarebbe un grande passo in avanti - assicura - non tanto sul tema degli sbarchi, perché non c’è una correlazione diretta, ma aiuterebbe moltissimo le politiche di inclusione. Io do due numeri: su 858 mila residenti nella nostra città, sono 118 mila i minorenni e di questi ben 27 mila sono cittadini stranieri. Un tema che mi sta molto a cuore perché si tiene con un’altra grande questione, quella demografica”.
Superare quella dinamica del “noi contro loro” che proprio in questi giorni sta prendendo una piega inquietante nel quartiere Vallette (che pure è da sempre zona di immigrazione, dal Veneto, dal Sud, dalle terre del Confine Orientale) dove negli ultimi giorni sono apparsi dei minacciosi manifesti xenofobi scritti in più lingue con i quali si invitano i circa 200 migranti che ora vivono in via Traves - dove di solito viene allestito il campo per l’emergenza freddo a favore dei senza fissa dimora - ad andarsene. “La prefettura ci ha chiesto di mettere la struttura nella sua disponibilità - ha sempre puntualizzato Lo Russo - noi lo abbiamo fatto ma ora è al massimo della capienza. Siamo davvero in difficoltà a gestirla in modo permanente”.











