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di Flore Murard-Yovanovitch

 

Left, 3 gennaio 2020

 

Complicità e zone grigie, da parte di Italia ed Ue, nello sterminio e la sparizione dei migranti in nord Africa. "Sono almeno 200 i burocrati responsabili" dice Omer Shatz, tra gli autori con Juan Branco dell'esposto alla Corte penale internazionale per crimini contro l'umanità.

Guardare le persone annegare in diretta. Dai nostri droni. Barconi rovesciarsi come in un'immagine fissa, ripetitiva. In cerchio, navi europee, osservano. Senza intervenire. Quello che descriviamo ancora come una "tragedia", è in realtà, in modo innegabile, una politica intenzionale, attentamente calcolata e pianificata con cura. Un crimine letteralmente "legittimato" con l'invenzione ex novo di una popolazione bersaglio - i migranti - categoria senza volto né nome, opprimibili ed eliminabili per il loro solo fatto di essere in movimento.

Una necro-politica che in solo tre anni ha avuto come conseguenza il massacro sistematico di 20mila bambini, donne e uomini e il trasferimento forzato e la schiavitù di 50mila sopravvissuti nei campi di concentramento libici. Si tratta in realtà di "crimini contro l'umanità", come accusa un team di avvocati internazionali, capeggiati da Omer Shatz e Juan Branco, che ha presentato alla Corte penale internazionale (Cpi) un esposto contro l'Unione europea e gli Stati membri per le politiche migratorie.

In tutto 242 pagine che analizzano ogni scelta, decisione, dichiarazione pubblica dei funzionari e dei politici dei Paesi membri e delle istituzioni comunitarie. Tutto nero su bianco. Al cuore della tesi di Shatz e Branco finora incontestata, la consapevolezza delle autorità italiane e europee delle conseguenze letali dei loro atti e dei respingimenti sistematici dei migranti in Libia. I capi d'imputazione sono sostanzialmente due: omissione di soccorso e crimini per procura.

Ad oggi la Corte penale internazionale (Cpi), che era stata creata proprio allo scopo di limitare la violenza politica degli Stati, non ha processato mai alcun alto responsabile europeo, anzi, continua ad indagare per gli stessi crimini solo gli attori africani, lasciando ai loro omologhi bianchi europei piena impunità. Dopo l'esposto, la Cpi non ha finora aperto alcuna indagine negli archivi di Roma, Parigi e Berlino.

Ed è quello che Shatz e Branco si apprestano a fare: indagare la zona grigia della catena di comando - i circa 200 burocrati europei che hanno preso decisioni o applicato ordini per la morte di massa della popolazione bersaglio. Al cuore della vostra tesi ci sono consapevolezza, premeditazione e intenzionalità delle autorità italiane e europee nella creazione a tavolino della rotta migratoria più letale del mondo, e delle conseguenze letali dei respingimenti sistematici dei migranti in Libia. Ci spieghi meglio cosa intendete per "consapevolezza".

Nel 2012 la Corte europea dei diritti umani (Cedu) aveva dichiarato illegali i respingimenti diretti della Ue e dall'Italia. Nel 2014, Frontex ha dichiarato che il rispetto del principio di non respingimento escludeva i respingimenti verso la Libia. Nel 2015, l'Unhcr ha invitato tutti i Paesi ad astenersi dal respingimento in Libia, e ha invitato i civili in fuga dalla Libia ad entrare in altri Paesi.

Ma dal 2016 ad oggi, l'Ue ha trasferito in Libia, con la forza, 50mila civili in pericolo in mare. Poiché i funzionari dell'Ue e dell'Italia erano a conoscenza dell'illegalità dell'espulsione collettiva di civili bisognosi di protezione internazionale verso la Libia, l'Ue e l'Italia hanno dovuto farlo indirettamente, affidando questa pratica ad una terza parte. In che modo? Sulla base del Memorandum italo-libico del 2017 e della Dichiarazione di Malta dell'Ue, l'Italia e l'Ue hanno ricostruito e stipulato un contratto con un consorzio di milizie (che oggi chiamiamo la Guardia costiera libica), in cambio di denaro e di sostegno di materiale, disposto a commettere crimini contro l'umanità di morte per annegamento, persecuzione, deportazione, detenzione, schiavitù, stupro, tortura e altri atti disumani.

Funzionari di Bruxelles e italiani erano anche a conoscenza delle conseguenze letali del porre fine alla missione Mare Nostrum e di lanciare Triton (senza salvataggi). Documenti riservati dell'Ue rivelano che c'era la consapevolezza che un cambiamento di politica avrebbe causato un maggior numero di vittime. E questo è stato usato come deterrente: cioè scarificare la vita di alcuni per dissuadere altri dall'attraversare il mare.

Ma gli attraversamenti non diminuivano e la mortalità è aumentata di 30 volte. E questo ha riguardato 50mila civili respinti in Libia e 20mila persone che hanno perso la vita in mare. L'Ue non ha personalità giuridica (come uno Stato) ed è stata condannata con varie sentenze nel quadro del diritto internazionale e regionale in materia di diritti umani, ma sembra che oggi non ci siano limiti alla violenza di massa sui migranti, e che ci sia una crescente impunità. Siamo in presenza di un fallimento della legislazione sui diritti umani e questo spinge gli Stati ad adottare politiche ancora più violente contro i migranti.

È in atto la "disumanizzazione" dei migranti per far accettare le tragedie del mare all'opinione pubblica europea. Il discorso sui diritti umani viene usato per coprire i crimini più orribili. La propaganda è sempre stata intrinseca alla violenza politica di Stato. Qual è la vostra ipotesi? Per consentire il pieno funzionamento delle sue operazioni e legittimarle, l'Ue paga de facto sia partner legittimi sia criminali.

Foraggia le milizie libiche per eseguire i crimini di cui è complice: ad esempio il respingimento e l'internamento nei campi di concentramento; e sovvenziona anche l'Unhcr e l'Oim per mantenere in vita i sopravvissuti affinché accettino di tornare nei loro Paesi. Bruxelles finanzia inoltre l'operazione Sophia per addestrare le milizie libiche e gestire i droni per monitorare il refoulement e l'uccisione dei sopravvissuti che cercano di fuggire da questo inferno; le armi prodotte in Ue sono utilizzate dal generale Haftar contro i campi di detenzione per migranti, e Bruxelles sostiene al contempo il governo di unità nazionale che gestisce quei campi; l'Ue finanzia persino le Ong e gli istituti politici per discutere delle sue orribili violazioni dei diritti umani; e infine l'Ue paga, più di chiunque altro, la Cpi per garantire che non sarà mai processata per le proprie politiche.

Abbiamo quindi a che fare con un apparato di potere molto sofisticato, che utilizza mezzi materiali, finanziari, tecnologici e simbolici per razionalizzare al massimo le proprie azioni illecite, tenerle lontane dall'attenzione pubblica ed evitare di doverne rispondere in un tribunale internazionale. Secondo il giurista Luigi Ferrajoli, assistiamo alla nascita di un nuovo "popolo migrante" che essendo in movimento non ha ancora diritti.

Anche per questo il diritto penale internazionale, spesso impotente, fa fatica a proteggerlo. Non sarebbe necessario fare emergere nuove categorie e strategie del diritto nell'accezione della sentenza del Tribunale permanente dei popoli? Non penso che ci sia bisogno di ulteriori leggi. Va applicata la legge esistente e gli Stati devono garantire i diritti individuali. Ma dobbiamo ricorrere al diritto penale internazionale piuttosto che ai diritti umani.

Attraverso la reificazione e la disumanizzazione, i migranti non sono una categoria di per sé, ma una categoria inventata per prenderli di mira (perseguitarli), tramite la discriminazione, la criminalizzazione, la negazione e infine il loro sterminio. Inoltre c'è poco di comune tra i membri di questo gruppo "migrante" a parte la loro caratteristica di essere in movimento: provengono da diverse nazionalità, religioni, culture e contesti socioeconomici, le loro motivazioni per il transito sono diverse.

C'è possibilità che nasca un movimento diffuso di disobbedienza civile, europeo o mondiale, per fermare questa necro-politica? Non credo sia possibile. A differenza di altri gruppi perseguitati oggi nel mondo, i rifugiati, come scriveva la Arendt, per tutte le conseguenze pratiche sono di fatto apolidi. Non avendo alcuna autorità e potere politico, sono il perfetto capro espiatorio indifeso. La sinistra liberale ha adottato le opinioni della destra populista secondo cui i migranti sono un problema e, nonostante i numeri siano estremamente bassi, il loro arrivo causa di crisi. Non vedo pertanto le condizioni per il sorgere di un tale movimento.

Dobbiamo anche ricordare che i responsabili dei crimini europei contro l'umanità, per la prima volta dalla Seconda guerra mondiale, non sono dei nazifascisti, ma "progressisti", non l'estrema destra ma i liberali seduti a Bruxelles. L'unico modo per fermare la loro campagna sistematica è quello di ritenere responsabili individualmente coloro che oggi godono dell'impunità. Ma per questo è necessario un tribunale penale internazionale davvero imparziale.