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di Micol Conte

La Repubblica, 22 settembre 2022

Il piano per le persone vulnerabili dell’Alto commissariato ONU per i rifugiati. Arrivati a Kigali, i profughi sono stati trasferiti nel campo gestito dall’UNHCR a Gashora, nella Provincia Orientale del Paese.

Nella seconda metà di agosto, dai centri di raccolta di Tripoli centinaia di migranti sono scappati, per sfuggire al fuoco incrociato della guerriglia tra le milizie che sostengono i due governi del Paese, con una trentina di morti. Nello stesso periodo l’Alto Commissariato delle Nazioni Unite per i Rifugiati (UNHCR) ha evacuato un gruppo di 103 richiedenti asilo dalla Libia verso il Ruanda. Il gruppo, composto principalmente da eritrei, etiopi, sudanesi e somali, includeva donne, già vittime di violenza e trentotto bambini. Arrivati a Kigali, i profughi sono stati trasferiti nel campo gestito dall’UNHCR a Gashora, nella Provincia Orientale del paese, nel distretto di Bugesera.

La scelta dell’Unione africana. Nel 2017, quando iniziarono a circolare le prime immagini delle torture nei cosiddetti centri di accoglienza libici - in realtà veri e propri centri di detenzione - i leader dell’Unione Africana, all’epoca presieduta dal ruandese Paul Kagame, decisero di adottare tutte le soluzioni possibili, anche se in via temporanea, per mettere in sicurezza i profughi detenuti nel paese nordafricano. Niger e Ruanda furono tra i primi Stati ad accogliere una fetta di richiedenti asilo, grazie al programma “Evacuation Transit Mechanism (ETM): un accordo firmato tra i governi, l’Unione Africana e l’UNHCR.

Il meccanismo giuridico. “I meccanismi di transito per l’evacuazione sono un programma fondamentale perché forniscono rimedi legali per garantire la partenza di persone vulnerabili dalla Libia, visto che nel paese manca un quadro giuridico nazionale in materia di immigrazione” spiega a Repubblica Carole Gluck, responsabile delle relazione esterne di UNHCR Libia. “In un contesto di movimento misto come quello libico è molto importante distinguere tra richiedenti asilo, rifugiati e semplici migranti”, continua Gluck. Le persone selezionate nell’ambito del programma ETM sono richiedenti asilo, ovvero persone costrette a fuggire dal paese di origine e nel quale non possono fare ritorno, perché rischierebbero la vita. Nel programma ETM non vengono selezionati i semplici migranti. Pur non essendoci una definizione giuridica formale e universalmente riconosciuta della parola migrante, la valutazione diffusa è che siano persone che lasciano la propria casa per cercare condizioni di vita migliori, ma che se decidessero di farvi ritorno non sarebbero costretti ad affrontare minacce per la propria sicurezza. In altre parole, l’elemento di distinzione è il rischio.

I programmi in Niger e in Ruanda. Attualmente sono in vigore due programmi ETM in Africa: in Niger e in Ruanda, istituiti rispettivamente nel 2017 e nel 2019. Da novembre 2017 a oggi, secondo i dati forniti da UNHCR, 3667 persone sono state trasferite con i voli umanitari dalla Libia verso il Niger, mentre 1279 richiedenti asilo sono stati evacuati dalla Libia verso il Ruanda tra settembre 2019 e fine agosto 2022, nonostante lo scorso anno gran parte dei voli umanitari da Tripoli siano stati sospesi. I trasferimenti in base al programma ETM sono soluzioni provvisorie, messe in atto esclusivamente per proteggere la vita delle persone più fragili, in attesa che le istituzioni internazionali e i governi trovino soluzioni definitive, come il reinsediamento in un paese terzo sicuro.

I reinsediamenti. Purtroppo però - spiega Gluck - i posti messi a disposizione dagli Stati per accogliere i profughi sono sempre pochi rispetto alle esigenze reali. E ai governi spetta sempre l’ultima parola sull’accoglienza. Per questo motivo l’UNHCR attraverso i programmi ETM cerca di garantire la protezione dei soggetti più deboli, che in Libia sarebbero esposti a serie minacce per la propria vita. Si tratta di persone sopravvissute a episodi di violenza o di torture o in gravi condizioni di salute, donne a rischio, richiedenti asilo che hanno esigenze specifiche di protezione, minori, disabili. I paesi che fino a oggi si sono resi maggiormente disponibili ad accogliere i profughi trasferiti dalla Libia soprattutto verso il Ruanda sono stati la Svezia, il Canada, la Finlandia, la Francia, i Paesi Bassi e la Norvegia.