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di Fabrizio Geremicca

Il Manifesto, 19 settembre 2026

Ieri il diciottesimo anniversario della strage di Castel Volturno, dove il 18 settembre 2008 il gruppo di fuoco capeggiato dal camorrista del clan dei Casalesi Peppe Setola assassinò ad Ischitella, una frazione del Comune, sei migranti e ne ferì un settimo, tutti completamente estranei alle dinamiche criminali, si è agganciato alla opposizione contro la costruzione di un Cpr. Il governo lo vuole realizzare a La Piana, un’area naturalistica di Castel Volturno che fu proprietà degli immobiliaristi Coppola, ma che ora è del Demanio ed è gestita dai carabinieri per la biodiversità. Al bando di Invitalia hanno aderito una quindicina di imprese e si attende l’aggiudicazione per un progetto che vale circa 43 milioni di euro.

L’opposizione è però forte e trasversale. Spazia dalle associazioni dei migranti alla Chiesa fino ad Emergency, alla Cgil ed ai centri sociali. Il 24 ottobre sfileranno insieme per la manifestazione nazionale contro il Cpr che si terrà proprio a Castel Volturno. Ieri si sono ritrovati al chilometro 43 della Domiziana, dove la sera del 18 settembre 2008 nei pressi della sartoria Ob Ob Exotic Fashion furono massacrati Kwadwo Ovusu Wiafe,Ibrahim Alhaji, Karim Yakubu, Kuame Antwi Julius Francis, Justice Sonny Abu, Eric Affun Yeboah e fu ferito gravemente Joseph Ayimbora, un ghanese che si finse morto e divenne poi il testimone che aiutò gli inquirenti ad individuare i colpevoli dell’eccidio. C’erano i bambini della scuola Garibaldi con i propri disegni per restituire a ciascuno dei sei migranti una identità che non fosse solo quella di vittima della strage: “Eric contadino, Francis muratore”.

C’erano esponenti delle istituzioni, Emergency, la Cgil e l’europarlamentare Sandro Ruotolo, che da giornalista seguì da vicino quella vicenda. Franco Roberti, all’epoca magistrato della direzione distrettuale antimafia, ha ricordato: “Io ed il collega Milita arrivammo qui poco dopo la strage e trovammo uno scenario allucinante. Camminavamo letteralmente su un tappeto di bossoli di proiettili”. Andrea Morniroli, assessore alle Politiche sociali della Regione Campania, e Fiorella Zabatta, che nella giunta Fico ha la delega all’Ambiente, hanno aggiornato sugli sviluppi del braccio di ferro con l’esecutivo Meloni.

Qualche mese Palazzo Santa Lucia ha deliberato di istituire a La Piana una Zona a Protezione Speciale, soggetta a stringenti vincoli di tutela ambientale in virtù delle norme comunitarie, per bloccare il progetto caro a Piantedosi. L’area è infatti strategica per gli uccelli in migrazione e per alcune specie stanziali. Il Governo tuttavia è forte del decreto Cutro, che equipara i centri di detenzione per i migranti a siti di interesse strategico e apre così la strada a molteplici deroghe in materia urbanistica ed ambientale.

“Quella contro il Cpr - ha detto Morniroli - sarà anche una battaglia legale. Con gli avvocati nelle prossime settimane cercheremo di capire come agire se, come pare evidente, l’esecutivo andrà avanti per la sua strada nonostante noi abbiamo istituito la Zps”. Preghiere e canti, in una cerimonia laica e religiosa nello stesso tempo, hanno chiuso la prima parte della mattinata, quella nel luogo della strage. È proseguita a La Piana per piantare in ricordo dei sei migranti assassinati 18 anni fa e come simbolo di pace ed accoglienza un ulivo.

“Oggi - ha detto Pietro Lagnese, Vescovo di Caserta ed Arcivescovo di Capua, mentre con la zappa aiutava a scavare per interrare le radici dell’albero - ribadiamo l’ostinata resistenza al progetto del Cpr. Pacifica, mite, ma fermissima”. Ha aggiunto il Vescovo: “Qui diciotto anni fa fu offesa la dignità delle persone ed il Cpr rischia di essere un’altra offesa alla dignità dei migranti. Non vogliamo scontri e vogliamo provare a dialogare con tutti, ma il no resta fermo e deciso”.

Mimma D’Amico, attivista dell’ex Canapificio di Caserta, che da diversi anni è tra le promotrici della commemorazione della strage davanti alla sartoria, ha invitato tutti a partecipare alla manifestazione nazionale del 24 ottobre. “Non permettiamo - ha esortato - che una terra che ha già pagato un prezzo altissimo di sangue venga nuovamente sfregiata”.