di Enrica Muraglie
Il Manifesto, 11 dicembre 2024
L’alleanza per la chiusura dei Cpr: Tai, parlamentari e consiglieri regionali contro “l’istituzione totale” che ha ucciso Ousmane Sylla. Il suo corpo è arrivato a Conakry lo scorso aprile, come aveva chiesto, ma delle ore durante le quali Ousmane Sylla si è tolto la vita e delle successive rivolte dei compagni di cella non devono risultare tracce. Ors Italia srl, ente gestore del Centro di permanenza per i rimpatri (Cpr) di Ponte Galeria, a Roma, si è rifiutato di fornire il “registro degli eventi critici relativo al periodo del suicidio di Sylla e ai giorni successivi alla rivolta, adducendo informazioni contraddittorie circa la sua esistenza e il presunto smarrimento”, come si legge nel rapporto redatto dal Tavolo nazionale immigrazione e asilo (Tai).
Il gruppo di lavoro sui Cpr del Tai ha lanciato l’alleanza contro la detenzione amministrativa, che coinvolge parlamentari e consiglieri regionali di Pd, M5s, Avs, Più Europa, convinti che “i centri di permanenza per il rimpatrio sono istituzioni totali e vanno chiusi”. La multinazionale svizzera, l’unica tra quelle che gestiscono i Cpr italiani a essere rappresentata in parlamento da una società di lobbying, ha gestito in passato il Cpr di Torino, chiuso a seguito delle proteste dei detenuti ma in via di riapertura.
Anche a Roma “molti trattenuti mostrano segni di autolesionismo e disagio mentale, con una gestione delle emergenze psichiche spesso insufficiente” e l’uso massiccio e improprio di psicofarmaci, come documentato da numerose inchieste e riportato dagli stessi trattenuti durante la visita del Tai. Nonostante la grande prostrazione psichica in cui sono apparsi molti di loro, con evidenti segni di autolesionismo, cicatrici e tagli, l’unico psicologo della struttura presta servizio per 30 ore settimanali. La sofferenza mentale aumenta nel caso delle donne, per cui l’Italia è già stata condannata dalla Corte Edu per “trattamento inumano e degradante”.
Otto i tentativi di impiccagione da quando il Cpr ha aperto le sue porte. “Sono non-luoghi senza garanzie. Ci finiscono anche i minori, che non potrebbero starci e vanno considerati minori fino a prova contraria”, ha detto alla presentazione del rapporto Filippo Miraglia, responsabile nazionale immigrazione di Arci.
Anche nel Cpr di Bari manca un protocollo di intesa tra prefettura e azienda sanitaria locale. “È pertanto quasi impossibile far valutare da sanitari delle strutture pubbliche l’incompatibilità psicofisica dei pazienti migranti con la permanenza nel centro”, si legge nel rapporto.
Già a marzo la Società italiana di medicina delle migrazioni (Simm) aveva lanciato un appello ai medici del Ssn per non rilasciare la dichiarazione d’idoneità delle persone migranti alla vita nei Cpr, dal momento che “la relativa valutazione si è trasformata in un’attestazione dell’assenza di malattie infettive piuttosto che della reale idoneità soggettiva al trattenimento”.
Le preoccupazioni per le condizioni detentive dei migranti si allarga a tutta l’Europa, che all’orizzonte vede concretizzarsi il nuovo Patto su migrazione e asilo. Teresa Menchetti del Forum per cambiare l’ordine delle cose ha raccontato al manifesto che nell’incontro convocato dalla Lega, due giorni fa, non è stata data alcuna risposta concreta sul piano di implementazione, che sarà approvato domani.









