di Giansandro Merli
Il Manifesto, 22 aprile 2025
Chiedendo asilo ha mandato in tilt la nuova fase del protocollo: il trentenne marocchino è arrivato in Italia ma non è stato liberato. Se la Corte d’appello pugliese bocciasse questa prassi il governo sarebbe nei guai. Il trentenne marocchino che chiedendo asilo ha aperto una nuova crepa nel protocollo Roma-Tirana è stato trasferito a Bari. È sbarcato domenica. Nonostante la richiesta di convalida del suo trattenimento fosse stata respinta dalla Corte d’appello della capitale, però, non è tornato in libertà: è finito nel Centro di permanenza per i rimpatri (Cpr) del capoluogo pugliese.
L’ipotesi più verosimile è che sia stato formalmente rilasciato e poi daccapo fermato e trattenuto sulla base di un nuovo provvedimento. Così domani comparirà di fronte alla Corte d’appello di Bari per una nuova udienza di convalida. Oggi gli avvocati analizzeranno tutte le carte per approfondire tutti i dettagli della vicenda. La prassi solleva diverse perplessità giuridiche, se il giudice dovesse ritenerla illegittima il guaio per il governo sarebbe doppio: significherebbe che con la richiesta di asilo presentata nel centro di Gjader i migranti non solo possono ottenere il rientro in Italia ma anche la libertà. Ripercorriamo la vicenda, anticipata su il manifesto di domenica. Venerdì 11 aprile H. A. è stato portato dal Cpr di Palazzo San Gervasio, in provincia di Potenza, a quello di Gjader, in Albania, insieme ad altre 39 persone. Sei giorni dopo ha fatto domanda di protezione internazionale. Il suo status giuridico è dunque cambiato: da cittadino straniero “irregolare” a richiedente asilo.
In questi casi è necessaria una nuova richiesta di trattenimento che il questore della capitale, a cui la legge affida la responsabilità sui centri d’oltre Adriatico, ha presentato lo stesso giorno. Con il cambio di status giuridico questa non è finita davanti al giudice di pace, competente sugli “irregolari”, ma alla Corte d’appello, a cui il governo ha assegnato la materia della detenzione dei richiedenti asilo dopo averla sottratta alle sezioni specializzate in immigrazione del tribunale civile. Per l’Albania decide quella di Roma che, appunto, non ha convalidato. È venuto così alla luce un errore di sistema nel protocollo con Tirana. Questo consente la permanenza dei cittadini stranieri nei centri in Albania “al solo fine di effettuare le procedure di frontiera o rimpatrio”. Le seconde riguardano i migranti “irregolari”, le prime i richiedenti asilo mai entrati nel territorio nazionale: solo a loro si possono applicare le procedure di frontiera per l’esame della domanda di protezione. Se questa viene presentata nel Cpr di Gjader da parte di cittadini stranieri provenienti dall’Italia si apre un terzo caso che non è previsto dal testo dell’accordo internazionale. Dunque la detenzione non è possibile.
L’utilizzo delle strutture d’oltre Adriatico è stato esteso anche ai migranti in situazione di irregolarità amministrativa con il decreto del 27 marzo. In base alla nuova normativa possono essere trasferite dall’Italia persone che non hanno mai chiesto asilo oppure che se lo sono visto rifiutare. Il cittadino marocchino rientra nella prima categoria. La situazione sarebbe stata in parte diversa per una “domanda reiterata”, avanzata dopo aver già ricevuto un diniego. Anche in questo caso, però, la procedura di esame della richiesta sarebbe stata diversa da quella definita “di frontiera”. Pure in questa circostanza, quindi, la detenzione in Albania esula dal protocollo. Resta da capire cosa accadrà a Gjader nei prossimi giorni. Se anche gli altri migranti decideranno di fare domanda d’asilo il centro si svuoterà un’altra volta. Potrebbe accadere comunque, ma sarebbe ancora più probabile se la Corte di appello di Bari liberasse H.A. A QUEL PUNTO la nuova fase dell’accordo con Tirana più che un gran pasticcio rappresenterebbe per il governo un vero e proprio boomerang.











