di Alex Giuzio
Il Manifesto, 20 agosto 2026
È il terzo paese dopo Germania e Svizzera e mostra il fallimento delle politiche di Meloni. Il patto sull’asilo voluto dalla premier potrebbe riportare 24mila persone in Italia. “Ho parlato, nel consueto spirito di amicizia, con il ministro degli esteri tedesco Wadephul, prosegue il dialogo fra Italia e Germania con priorità alle migrazioni”: ieri sera il ministro Tajani è ricorso a un post su X per cercare di attutire lo scontro con Berlino sui dublinanti. E ancora: “Condividiamo la preoccupazione per Ceuta e la necessità di garantire massima protezione alle frontiere esterne europee. Confermiamo l’esigenza di un contrasto coordinato ai trafficanti e rafforzamento della dimensione esterna della Ue”.
Parole utilizzate per coprire lo smacco nei confronti dell’alleato in Ue. E anche per arginare quella che ormai sembra una slavina. Anche l’Austria, allineandosi a Svizzera e Germania, ha iniziato a rimandare in Italia i richiedenti asilo. Lo ha annunciato ieri il ministero dell’interno austriaco, rendendo noto di avere già respinto quattro persone dal 12 giugno, quando è entrato in vigore il nuovo Patto europeo sui migranti voluto anche dalla premier Meloni. Una scelta che le si sta ritorcendo contro poiché ha aperto tre fronti con tre paesi alleati, a cui è probabile ne seguiranno altri.
Prima di ieri Vienna non si era nemmeno preoccupata di ufficializzare le espulsioni; semplicemente ha iniziato ad attuarle da quando il patto è diventato esecutivo. Nella pratica, ha spiegato il ministero, “l’autorità mette a disposizione della persona straniera un biglietto del treno o dell’autobus” per rientrare in Italia. Il governo austriaco non ha fornito stime sul numero di persone che potrebbero essere interessate in futuro né ha precisato se queste riguarderanno solo i migranti arrivati dopo il 12 giugno o anche quelli presenti prima dell’entrata in vigore del patto. Lo hanno invece fatto Svizzera e Germania, che al contrario dell’Austria avevano preannunciato la stretta. Il cancelliere Merz l’ha comunicata il 9 agosto con dieci giorni di preavviso: il ripristino forzato dei richiedenti asilo doveva iniziare ieri con Faduma Abdirisaq Warsame, 22enne somala arrivata lo scorso marzo in Germania attraversando l’Italia per ricongiungersi con la madre e il fratello dopo essere scappata da un matrimonio combinato.
Ma la polizia non ha potuto prelevarla perché la donna è stata accolta come rifugiata dalla chiesa evangelica. A Berlino è seguita la Svizzera: martedì la portavoce del governo sulla migrazione, Magdalena Baker, ha annunciato che le espulsioni ripartiranno a fine agosto dopo quattro anni di stop. Nel paese elvetico potrebbero interessare circa 650 persone, in Germania oltre 11mila.
La stretta riguarda i cosiddetti “dublinanti”, ovvero i migranti che arrivano in un paese Ue e si spostano in un altro. La convenzione di Dublino del 1990 prevede che anche se il migrante si reca in un altro Stato europeo, quello competente per la richiesta d’asilo resta comunque il primo di arrivo, che per la stragrande maggioranza delle persone giunte via mare è l’Italia. Il nuovo patto ha inasprito i criteri affinché il secondo paese possa riportare il migrante nella nazione di approdo. La propaganda sovranista di Meloni, impegnata a inseguire Vannacci, lo ha spacciato per un trionfo delle politiche anti-migratorie ma ha scatenato l’effetto domino. Oltretutto sono molti di più i richiedenti asilo che i paesi europei potranno respingere in Italia rispetto al contrario. Eurostat ha stimato che l’Italia potrebbe dover riaccogliere oltre 24mila persone ma secondo Meloni le regole valgono solo per gli spostamenti dopo il 12 giugno. Non la pensano così i governi di Svizzera e Germania, che hanno sfruttato l’occasione per conquistare consenso in vista delle elezioni dei prossimi mesi.
La retorica sull’invasione degli stranieri è una storica arma per conquistare voti a destra. Ma il vento anti-immigrazione soffia forte anche nel resto dell’Ue: le realtà dell’ultradestra suprematista europea hanno iniziato proprio in questi giorni la campagna “Save Europe Act” che promuove la cosiddetta “remigrazione” per impedire una presunta “sostituzione demografica” in corso. Il tour è partito dai Paesi Bassi, è passato in Francia e arriverà a Barcellona e Madrid il 22 e 29 agosto, a Lisbona il 5 settembre e a Milano il 12 settembre, per poi proseguire in Austria, Slovacchia, Repubblica Ceca e Germania.
La rete è sostenuta da esponenti della destra estrema tra cui il primo ministro ungherese Orban, il leader di Vox Abascal in Spagna e Vannacci in Italia, che hanno usato la crisi migratoria di Ceuta come pretesto per la campagna. In questo clima, la ong Resq parla di “surreale diatriba” e invita all’umanità: “Le persone soccorse dalle navi umanitarie sono naufraghe migranti, non clandestini né irregolari”, sottolinea il presidente Luciano Scalettari. “Quando sono stati messi in salvo in Italia è perché avevano bisogno immediato di essere soccorsi e posti in salvo in un luogo sicuro. Annoverarli genericamente nel numero dei migranti che giungono in Europa è strumentalizzazione politica ed è raccontare il falso”.









