sito

storico

Archivio storico

                   5permille

   

di Andrea Colombo

Il Manifesto, 13 agosto 2026

Palazzo Chigi non vuole arretrare né alzare la tensione. Tajani replica all’omologo spagnolo: “Siete voi ad avere problemi elettorali”. Braccio di ferro con la Germania? Per carità! “Non c’è nessun braccio di ferro con Berlino e neppure con la Spagna”. Anzi con il governo tedesco è in corso “una discussione serena e proficua”. Lo assicura il ministro dell’Interno Piantedosi, intervistato ieri in tv alla vigilia dell’audizione di stamattina di fronte al Comitato Schengen, nella quale illustrerà la posizione del governo sulla sospensione del trattato. Non è il primo governante a spargere miele. Il ministro degli Esteri Tajani aveva provveduto già di buon mattino, da Sant’Anna di Stazzema: “Non credo che ci siano problemi sul rientro dei dublinanti dalla Germania. C’è la questione delle navi Ong con bandiera tedesca che hanno fatto sbarcare in Italia. Si troverà un equilibrio”.

La controparte tedesca è altrettanto serafica. La portavoce del ministero degli Interni anzi si dice “sorpresa da questo clamore”. Non ce n’è motivo dato che “Italia e Germania collaborano bene sulla politica migratoria”. Brindisi e prosit e abbracci. Però “i trasferimenti di dublinanti saranno nuovamente effettuati verso l’Italia”. Non è una sceneggiata. I due Paesi, affiatati e concordi nella scelta dei confini blindati e dei respingimenti, cercano davvero una soluzione per evitare lo scontro di qui al 19 agosto, data fissata per il primo “rientro” dalla Germania al punto di partenza in Italia. Il problema è che la via di mezzo non esiste.

O il nuovo accordo europeo sull’asilo Geas si considera valido dall’entra in vigore il 12 giugno, come dice l’Italia, oppure dalla sua firma nel dicembre scorso, come chiede Berlino. O il Paese di primo approdo è quello nel quale i migranti salvati in mare vengono portati oppure è quello indicato dalla bandiera che sventola sulla nave dei salvatori, al secolo le dannate Ong. Non sarebbero nodi proibitivi se non ci fossero di mezzo le elezioni e se il cancelliere e la premier non dovessero fare i conti con lo stesso problema: la competizione con forze alla loro destra, AfD in Germania, Futuro nazionale in Italia. Non avendo l’onere del governo, possono sparare a zero, alzare continuamente la posta, reclamare l’impossibile persino per esecutivi blindati e non esitano a farlo.

La trattativa però continua davvero e per l’Italia ha uno spettro più ampio della grana trasferimenti. La priorità per Meloni resta imporre a tutta la Ue l’adozione del suo modello Albania. Piantedosi ribadisce: quella degli hub in paesi terzi “è la strada del futuro” e l’iniziativa “ha già fatto breccia in Europa”. L’Italia guarda ai “paesi sicuri” dell’Africa e li individua per ora nel Ghana e nel Ruanda. Non è escluso che il sostegno al progetto finisca per fare parte della discussione “proficua” intorno alla partita, comunque difficile dei dublinanti. Se questa è la situazione con il paese più amico di cui disponga Meloni in Europa, ci si può immaginare quanto complessa sia quella con il più “nemico”, dunque con la Spagna guidata dalla sinistra. Anche su quel fronte il governo mira a tenere sotto controllo l’escalation, montata a livelli imprevisti dopo la mossa ad alto effetto spettacolare della chiusura di Schengen. La sola risposta al ministro degli Esteri spagnolo Albares, che aveva accusato l’Italia di farsi guidare da interessi elettorali, viene dall’omologo italiano, Tajani, ed è composta: “Noi tuteliamo l’interesse nazionale, certo non per motivi elettorali. I socialisti spagnoli invece forse sì”.

L’Italia vuole chiudere l’incidente ma senza arretrare troppo vistosamente e senza rinunciare a puntare l’indice contro il governo Sánchez. La formula che Piantedosi illustrerà oggi al Comitato Schengen è quella già anticipata da giorni e ribadita ieri sia da lui stesso che da Tajani. “La scadenza prefissata è alla fine di agosto. Però ci siamo riservati di vedere l’evoluzione della situazione, a partire dal 15 agosto e di vedere tutti i pericoli che sono stati paventati”, dice il ministro degli Interni. “Fino al 15 non si revoca, poi vediamo la situazione”, conferma quello degli Esteri. Se non succederà niente l’Italia potrà dire che finalmente la Spagna si è decisa a farsi carico del problema e anticiperà la chiusura cantando vittoria. In caso contrario affermerà che sono i fatti a dare ragione alla assurda scelta di sospendere Schengen.