di Simone Libutti
Il Manifesto, 12 luglio 2025
Manifestazione fuori dal Cpr di Palazzo San Gervasio a Potenza: “Dentro le temperature possono arrivare anche a 45 gradi”. Gli attivisti rilanciano la mobilitazione per l’autunno in Albania. “Non voglio morire qua” urla un ragazzo nel pomeriggio di giovedì 10 luglio scavalcando con la voce il muro che divide i moduli 14 e 15 del Cpr di Palazzo San Gervasio, in provincia di Potenza, dalla strada in cui si tiene il presidio contro la detenzione amministrativa, indetto dall’Assemblea lucana No Cpr dalla rete transnazionale Network against migrant detention. “Era dal 2011 che non si teneva una manifestazione di questa rilevanza” dice Maurizio Trittio, residente nel comune di Palazzo San Gervasio che già aveva denunciato, con due esposti in Procura e uno sciopero della fame, la situazione inumana del Cpr: “Qui, purtroppo, c’è accondiscendenza. Il centro è diventato un business economico per tutto il paese”.
Nel Centro sono detenute attualmente 104 persone - in buona parte sotto i 25 anni - divise in 18 moduli e separate dal mondo esterno da tre livelli di grate che d’estate aumentano notevolmente il calore. “Dentro non c’è climatizzazione e le temperature possono arrivare anche a 45 gradi” spiega al manifesto Francesca Viviani del comitato lucano No Cpr. Insieme ad associazioni come Amnesty International, Libera e Non una di meno Matera, al presidio è arrivata anche la squadra di calcio popolare bolognese Crystal Bo: “Sentivamo la necessità di esserci perché siamo legate a questi temi, si tratta di intrecciare le lotte e renderle intersezionali” racconta Marina, una delle componenti.
I manifestanti hanno provato a mettersi in comunicazione con le persone detenute, con cori di solidarietà e musica condivisa: la playlist che viene fatta ascoltare è stata scelta dai migranti reclusi e girata all’esterno attraverso una chiavetta usb. “La musica che facciamo ascoltare è la stessa che ascoltano loro, noi dialoghiamo anche così” spiega Rocco, attivista potentino. Le persone recluse hanno risposto, per comunicare, appiccando dei piccoli incendi, terminati con l’arrivo di un reparto della polizia. Successivamente sono entrati 18 pacchi, uno per modulo, con beni di prima necessità. In concomitanza con il presidio è entrata anche una delegazione composta dalla garante provinciale dei detenuti Carmen D’Anzi e dalla consigliera regionale del M5S Alessia Araneo. “Ci chiedono di non dimenticarli - ha spiegato quest’ultima al termine della visita - si sono lamentati soprattutto del caldo e del cibo scadente”. Il centro cottura è gestito da Officine Sociali, ente che ha appena ottenuto un rinnovo biennale.
La manifestazione è proseguita ieri a Potenza, con un’assemblea aperta organizzata per riaffermare la necessità di rendere l’opposizione ai Cpr transnazionale. Si sono collegati dall’Albania i rappresentanti del collettivo Mesdhe, insieme a quelli di Stichting LOS dall’Olanda. “I mesi di luglio e agosto sono i più duri per chi è recluso nei Cpr - hanno spiegato dall’assemblea - oltre al caldo, aumenta la solitudine, diminuiscono i turni del personale e si preparano meno pacchi perché le città si svuotano. È in questi mesi che aumentano i casi di suicidio, proprio quando noi tutti andiamo al mare”. Il prossimo appuntamento è in Albania in autunno, per “rendere visibile la protesta per chi sta dentro. Per farli sentire meno soli”.











