di Niccolò Carratelli
La Stampa, 25 agosto 2026
Stop di Toscana e Campania. Il presidente dell’Emilia-Romagna prima apre, poi frena. La Germania smorza le tensioni sui dublinanti: “Non c’è alcuna divergenza con Roma”. I nuovi Centri di Permanenza per i Rimpatri (Cpr) sono ancora solo sulla carta ed è molto probabile che ci restino, da qui alla fine della legislatura. Ma continuano ad alimentare la polemica politica, dopo che da destra hanno rilanciato l’obiettivo di costruirli “anche nelle regioni contrarie” (parole di Giovani Donzelli, tra i principali dirigenti di Fratelli d’Italia). Nello specifico, si tratta di Toscana, Campania ed Emilia-Romagna, tutte e tre amministrate dal centrosinistra. E dopo Eugenio Giani e Roberto Fico, entra nel dibattito il governatore Michele de Pascale, che a febbraio aveva aperto all’ipotesi di realizzarne uno a Bologna, come proposto dal ministro dell’Interno, Matteo Piantedosi, salvo poi frenare per le reazioni furibonde dentro il Pd e da parte degli alleati del campo progressista.
Interpellato sul nuovo scontro con il governo, il presidente dell’Emilia-Romagna evita di entrare nel merito del progetto: “Se il governo, invece di fare continuamente polemica, si occupasse di aggiornare le normative e risolvere i problemi, sarebbe meglio - dice -. Sono stufo della polemica politica che cerca di speculare sui problemi”. Nessuno stop esplicito al Cpr, come nel caso dei colleghi di Toscana e Campania. Del resto, solo pochi mesi fa de Pascale aveva sostenuto che sul tema del rimpatrio dei migranti irregolari “il centrosinistra può segnare un punto di svolta”, domandando perché i centri “a Brindisi ci possono stare e in Emilia-Romagna no?”. Ma il governatore finisce comunque nel mirino dell’opposizione di destra in Regione, con la capogruppo di FdI, Marta Evangelisti, che critica “l’incoerenza della posizione del presidente”, il quale “in questi mesi ha oscillato, prima con aperture, poi arretrando davanti al fuoco di sbarramento della sinistra della sua coalizione”.
Il tema è molto sensibile nei territori interessati e il sospetto è che l’uscita di Donzelli puntasse proprio a riacutizzare le tensioni con cui devono fare i conti i governatori. Anche perché in Toscana, Campania ed Emilia-Romagna le ipotetiche località dove realizzare i Cpr sono già state individuate, con tutto il corollario di proteste da parte di comitati cittadini, associazioni, sindacati. In Calabria, invece, regione amministrata dal centrodestra, il progetto per costruire il Cpr annunciato da Piantedosi pare essere ancora piuttosto embrionale. Il presidente Roberto Occhiuto, esponente di Forza Italia, si è sempre mostrato disponibile a ospitare il centro per i rimpatri dei migranti, tanto che dal suo staff suggeriscono di copiare e incollare una sua dichiarazione di tre anni fa, perché “la sua posizione non è cambiata”. Diceva così: “Questo è il tempo della responsabilità da parte di tutti i territori. Se il governo vorrà aprire uno di questi centri in Calabria, non mi opporrò. E mi auguro che anche nel resto del Paese nessuno si tiri indietro”. Certo, il fatto che tre anni dopo non sia nemmeno stata individuata un’area idonea per realizzare il Cpr, per Occhiuto non è un gran cruccio.
Il punto di fondo, su cui si inasprisce lo scontro politico, è l’effettiva necessità di avere più posti nei centri dove sistemare i migranti in attesa del rimpatrio. Il monitoraggio fatto dal Tavolo Asilo e Immigrazioni a fine 2025 aveva fotografato una situazione ben lontana dal sovraffollamento: 546 persone presenti nelle dieci strutture attive in Italia, a fronte di un totale di 1400 posti disponibili. Qui, però, si inserisce la questione dei cosiddetti “dublinanti”, al centro di una disputa tra l’Italia e altri Paesi europei, a cominciare dalla Germania. Parliamo di quei migranti che hanno presentato domanda di asilo in Italia, ma si sono poi spostati in altri Paesi, che ora vogliono rispedirli da noi in base al principio dello Stato competente per l’asilo. In teoria, al loro ritorno potrebbero finire nei Cpr, ma la legge stabilisce che ciò possa avvenire solo se c’è un fondato pericolo di fuga.
In attesa del vertice tra Piantedosi e il ministro dell’Interno tedesco, Alexander Dobrindt, previsto per i primi di settembre, da Berlino provano a stemperare gli attriti delle ultime ore. “Non vedo alcuno scontro, Germania e Italia lavorano da partner con reciproca fiducia - assicura il portavoce del cancelliere Friedrich Merz - c’è una stretta collaborazione sulla politica migratoria”. Dura, invece, la nota della Sea-Watch, dopo il fermo di 45 giorni e la multa delle autorità italiane alla nave della Ong tedesca: “Il governo tedesco non può farsi coinvolgere nel gioco politico di un governo italiano, che si trova a pochi mesi dalle elezioni nazionali e vuol guadagnare consenso - attacca -. Deve opporsi con fermezza alla strumentalizzazione del soccorso in mare”.









