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di Gennaro Grimolizzi

Il Dubbio, 5 agosto 2026

Il vertice di ieri in videoconferenza tra i ministri dell’Interno, la delegazione spagnola, la Commissione europea e il Servizio europeo per l’azione esterna ha consentito di condividere diverse valutazioni sugli eventi di Ceuta e sulla situazione attuale al confine esterno della città spagnola. Gli Stati membri si sono confrontati sull’importanza della protezione delle frontiere esterne dell’Unione europea alla ricerca di soluzioni concrete e - perché no - alternative. L’arrivo nell’exclave spagnola di 72 mila persone provenienti dal Marocco (di cui 70 mila già rientrate nel Paese nordafricano) ha rappresentato, come evidenziato dal Commissario europeo per gli Affari interni, Magnus Brunner, uno stress test per l’Unione europea su diversi versanti.

Tra questi la rapidità di risposta, la solidarietà in favore della Spagna chiamata ad affrontare l’emergenza, ma anche la sua resilienza. “Quando è stato necessario - ha detto Brunner - la situazione è stata riportata sotto controllo”. Con un altro risultato non di poco conto messo in risalto dallo stesso Brunner, probabilmente per ridimensionare le tensioni nell’Ue, vale a dire la conservazione dell’integrità dell’area Schengen grazie alla “cooperazione stretta e costante tra Spagna, Marocco e Commissione europea”. Nella conferenza stampa tenutasi alla fine del vertice, Brunner ha riferito che “gli hub di rimpatrio sono stati menzionati dagli Stati membri che ci stanno lavorando e stanno preparando i negoziati con i Paesi terzi”. Il Commissario europeo per gli Affari interni ha aggiunto che “circa sei Paesi stanno collaborando per parlare con i Paesi terzi degli hub di rimpatrio, è legittimo, ma dobbiamo anche concentrarci sul concetto di Paese terzo sicuro”.

Nel corso della sessione di lavoro straordinaria, gli Stati membri e i Paesi associati a Schengen hanno espresso una “forte solidarietà alla Spagna”. I ministri dell’Interno hanno apprezzato la rapidità e l’efficacia degli interventi delle autorità di Madrid nella gestione della situazione a Ceuta e hanno espresso le loro condoglianze per la morte di decine di migranti che hanno cercato di raggiungere il territorio spagnolo via mare con mezzi di fortuna.

Gli ultimi aggiornamenti delle autorità spagnole e della Commissione “indicano che la stragrande maggioranza delle persone che hanno attraversato illegalmente il confine è stata rimpatriata e non si sono registrati spostamenti verso la Spagna continentale o altri Stati membri”. Secondo Jim O’Callaghan, ministro irlandese della Giustizia, degli Affari interni e dell’Immigrazione, che ha presieduto la riunione, “le frontiere esterne dell’Ue sono una nostra responsabilità comune e la migrazione richiede una risposta europea unitaria”.

Intanto, il portavoce del governo di Ceuta, Alejandro Ramírez, ha lanciato l’allarme in merito ad un appello, diffuso sui social media, a raggiungere di nuovo in massa la città spagnola il 15 agosto. “Dopo quanto accaduto - ha commentato Ramírez -, è preoccupante che si diffondano tali voci sui social media”. Negli ultimi giorni, su TikTok e WhatsApp si sono moltiplicati i post che invitano ad aderire a gruppi di messaggistica creati per coordinare un nuovo tentativo di oltrepassare il confine tra Marocco e Ceuta il giorno di ferragosto.

Il vertice di ieri ha fatto emergere la necessità di continuare a combattere senza sosta le reti di trafficanti di migranti, di rafforzare i rimpatri, di consolidare le frontiere dell’Ue, di costruire solide partnership con i Paesi terzi e di migliorare la capacità di previsione. Temi che saranno al centro della prossima riunione ministeriale e del Consiglio europeo in programma ad ottobre. In tale contesto il ministro dell’Interno, Matteo Piantedosi, ha illustrato la linea che andrebbe seguita per passare dall’emergenza alla gestione ordinaria dei fenomeni migratori. “Abbiamo creato una nuova cornice legislativa a livello europeo - ha affermato il responsabile del Viminale - ed ora è giunto il momento di mettere in pratica i nuovi modelli di hub per la gestione esterna delle procedure di asilo e per i rimpatri in Paesi terzi sicuri, superando i vecchi tabù ideologici del passato”.

Inevitabile a tal riguardo il richiamo all’esperienza con l’altra sponda dell’Adriatico. “In questo senso - ha aggiunto Piantedosi -, l’Italia ha fatto da apripista con il protocollo Italia-Albania, che ha suscitato l’interesse di una maggioranza sempre più ampia di Stati membri. Processare le richieste di asilo con procedure di frontiera accelerate ed eseguire i rimpatri direttamente all’interno di strutture gestite in Paesi terzi sicuri costituiscono il più forte deterrente possibile contro il traffico di esseri umani e contro i flussi irregolari”.

Piantedosi ha chiarito che la decisione italiana sul ripristino temporaneo dei controlli alle frontiere interne aeree e marittime non è stata una misura “contro la Spagna o contro alcun altro partner”, ma una “scelta di natura cautelare e organizzativa, intesa a tutelare la sicurezza nazionale e la tenuta dell’intero sistema europeo dei controlli”. Infine, l’appello da parte del ministro dell’Interno alla coesione europea e alla necessità di coinvolgere i Paesi terzi nella delicata questione dei flussi migratori: “La forza contrattuale di 27 Stati messi insieme è enormemente superiore a quella di ogni singolo Paese e pertanto deve essere l’Unione europea nel suo complesso a negoziare e instaurare rapporti reciprocamente vantaggiosi con i Paesi terzi”.

Per potenziare i servizi di controllo delle frontiere e dei flussi migratori sono previste assunzioni straordinarie pari a 500 unità nella polizia di Stato, tra agenti e assistenti, non prima del 1° dicembre 2026. Lo prevede il Decreto legge con disposizioni urgenti per la funzionalità della Pa discusso nel Consiglio dei ministri di ieri. I poliziotti saranno chiamati anche alle verifiche preliminari di identità, di sicurezza e delle operazioni di rilevamento foto-dattiloscopico e segnaletico, svolte dagli uffici di polizia di frontiera e dalle questure.