di Paola Mordiglia
Il Domani, 14 agosto 2026
“La gestione degli sbarchi è alla ribalta dello scontro politico e le ong diventano il capro espiatorio”, dice il capomissione della Life Support di Emergency. A bordo della nave Life Support - Nel match tra Italia e Germania sulla pelle dei migranti, dopo l’entrata in vigore del patto Ue il 12 giugno, il Viminale risponde al governo Merz, e alla sua richiesta di trasferimento in Italia dei migranti richiedenti asilo, puntando il dito sulle imbarcazioni delle ong, in particolare quelle battenti bandiera tedesca. Sono loro, a detta del ministro dell’Interno Piantedosi, i maggiori indiziati dei flussi migratori sulle nostre coste.
A bordo della nave Life Support di Emergency, il capomissione Jonathan Nanì La Terra scuote i dreadlocks e sorride amaramente: “Ogni volta che la gestione degli sbarchi diventa una questione politica, quindi sempre, le ong diventano un capro espiatorio. Noi non siamo i responsabili, semplicemente riempiamo un vuoto istituzionale”.
E aggiunge: “Giovedì la nave tedesca Humanity 1 ha soccorso 65 persone, purtroppo il porto assegnato dalle autorità è stato prima a Savona, poi a Marina di Ravenna. Una perdita di tempo che aumenta la sofferenza dei naufraghi”. Per fare pari e patta con gli Stati membri dell’Ue, il nostro governo invoca il principio di compensazione, possibile con le nuove norme del Patto sui migranti. Tradotto: amici tedeschi, volete rispedirci indietro i migranti che sono sbarcati qui? Allora fateci lo sconto su quei richiedenti asilo che vivono sul vostro territorio, per compensare il disturbo delle navi umanitarie che battono la vostra bandiera.
“Come se la bandiera che sventola sulla poppa di quelle imbarcazioni dichiaratamente non governative, equivalesse alle politiche del governo con quei colori. E viceversa”, nota il capo missione. Ma non è così: la Life Support, per dire, batte bandiera panamense. Secondo il ragionamento del ministro Piantedosi dovrebbe essere il governo di Panama responsabile dell’eventuale sovrappiù di migranti sulle nostre coste? “Ovviamente no”, risponde Jonathan Nanì La Terra. “La bandiera che sventola a poppa indica soltanto il territorio di appartenenza dell’imbarcazione, non le politiche di governo”.
Difficile credere che il ministro dell’Interno non sappia cosa significhi ong, acronimo che sottolinea la vocazione civile delle navi di soccorso e nessun legame di rappresentanza o economico con il governo di cui porta la bandiera Dal 12 giugno, in base alle regole europee coi loro nuovi meccanismi di solidarietà - intesi tra paesi Ue e non verso i migranti - in caso di pressione migratoria eccezionale su un paese di approdo gli Stati membri possono fare tre scelte: contribuire accogliendo un certo numero di migranti richiedenti asilo, pagare una cifra corrispondente a 20mila euro per ogni migrante indesiderato, o inviare mezzi o supporti logistici al paese sotto pressione migratoria.
Il muro dell’Ue ai migranti rafforza il potere delle autocrazie Strategia della paura Nonostante l’invasione invocata dal governo italiano non corrisponda ai dati sugli sbarchi che determinano tale pressione, la percezione che il governo Meloni restituisce sulla questione fa leva sulla strategia della paura. Se per evitare l’invasione stile Ceuta si compromette la libera circolazione di Schengen, per le richieste di rimpatrio da Berlino fa fede la data del 12 giugno, condonando le precedenti a quella con la consueta leggerezza all’italiana e bullizzando, appena possibile, le navi umanitarie. Il capo missione ricorda ancora che la maggior parte dei salvataggi non avviene sulle flotte civili ma grazie all’intervento della Guardia Costiera Italiana, “quindi c’è poco da fare i bulli”. In attesa che il nuovo ddl del Viminale, adesso all’esame della commissione Affari costituzionali del Senato, renda le cose ancora più difficili, approvando il cosiddetto blocco navale da uno a 6 mesi attuabile entro le 12 miglia dalla costa, restano in vigore il fermo amministrativo, e le nuove restrizioni decise nel recente Patto Ue su migrazione e asilo.
Ma nonostante i continui ostacoli benedetti dal governo Meloni, l’attività nelle operazioni Sar non si ferma, appellandosi al diritto internazionale e a quello del mare, secondo i quali il comandante di una nave è tenuto a soccorrere sempre chi è in pericolo. Sea-Watch 5, avviata un’indagine penale contro il capitano. Linardi: “La criminalizzazione è ormai prassi” Sarà propaganda, fumo negli occhi, campagna elettorale o privilegio dei potenti, fatto sta che nel linguaggio e nelle modalità di gestione dei flussi migratori, la svalutazione di queste persone è molto frequente. Perfino i pacchi online sono trattati meglio dei migranti, resi inclusi. Intanto il numero dei dispersi in mare aumenta: “Nel 2025 gli arrivi via mare in Italia contati dell’Unhcr sono stati oltre 60mila, mentre al 10 agosto di quest’anno secondo i dati del ministero dell’Interno sono arrivate sulle nostre coste 17.176 persone, segnando un calo significativo e il sospetto che in molti non ce l’abbiano fatta”.
Solidali con la ong tedesca Sos Humanity che ha risposto alle sparate di Piantedosi dichiarando: “raddoppieremo le nostre navi per il soccorso”, Jonathan Nanì La Terra commenta: “Anche noi di Emergency continuiamo a fare il nostro lavoro, ignorando le sirene della politica e tappando i loro buchi, monitoraggio dell’illegalità incluso”. Poi mi congeda, ha tempi stretti e a bordo varie esercitazioni da fare, prima di salpare, a brevissimo, per la 45° missione della Life Support. Da quando ha cominciato le operazioni in mare nel dicembre 2022, la nave di Emergency ha tratto in salvo 3.538 persone.









