di Giovanna Casadio
La Repubblica, 24 luglio 2021
"Inconcepibile che passi senza una discussione nell'Aula del Senato". La leader di +Europa: "Come già accaduto alla Camera, il voto non può avvenire solo attraverso le commissioni Esteri e Difesa". "Il rifinanziamento per l'addestramento della Guardia costiera libica deve coinvolgere tutti i senatori. È politicamente inconcepibile che passi con il solo via libera nelle commissioni Esteri e Difesa. Io sono e resto contraria alla collaborazione con i guardacoste libici".
Emma Bonino, ex ministra degli Esteri e commissaria Ue, senatrice e leader di +Europa, dà battaglia. Con un gruppo di senatori sta raccogliendo le firme che servono, secondo il regolamento di Palazzo Madama, per discutere in aula le missioni internazionali che hanno già avuto l'ok della Camera.
Emma Bonino, lei è contraria al supporto italiano alla Guardia costiera libica, perché?
"La strategia inaugurata con il memorandum Italia-Libia del 2017, proseguita con il riconoscimento della SaR (la zona di Search and Rescue) libica, con il decreto motovedette dell'estate 2018 e con queste missioni di supporto che ora si chiede di rinnovare, si regge su una finzione cui nessuno può più far finta di credere: che le autorità libiche siano in grado di salvare persone in mare garantendo il rispetto dei più basilari diritti umani. Le condizioni dei centri di detenzione, non chiamiamoli di accoglienza per favore, sono note a tutti, ne sono pieni i rapporti delle organizzazioni internazionali. Sono dei lager"
Dopo il via libera della Camera, ora al Senato cosa sta succedendo? Non si vota neppure in aula?
"Stiamo raccogliendo le firme necessarie, come prevede il regolamento, per portare il voto per il rifinanziamento in aula. Si tratta, in particolare per la Libia, di missioni politicamente delicate. È indispensabile coinvolgere la responsabilità di tutti i senatori".
Ma lei, ex ministra degli Esteri, profonda conoscitrice della situazione in quell'area, non ritiene che senza il presidio Libia, ci sia il caos migranti?
"Già oggi siamo di fronte a un caos migranti a una grave crisi umanitaria con decine di migliaia di persone recluse in condizioni inaccettabili. Carcerieri e trafficanti sono facce della stessa medaglia. Occorre rompere questo circolo vizioso senza rimandare decisioni che vanno prese oggi, non domani".
Non si rischia di dare ancora maggiore spazio a Turchia e Russia?
"Francamente non mi pare che la strategia seguita finora abbia evitato che la presenza di queste due potenze prendesse sempre più piede. Né ha favorito la stabilizzazione del Paese e tantomeno una transizione ordinata. Ora in vista delle elezioni di fine anno sarebbe importante cominciare a smantellare un sistema che ha stabilizzato più che altro gli attori principali del sistema di detenzione e di traffico degli esseri umani".
Della mediazione del Pd, di affidare cioè all'Europa dal prossimo anno l'addestramento dei guardacoste libici, cosa ne pensa?
"Che non è molto chiaro cosa voglia dire. La Ue già ora co-finanzia alcune missioni, del resto l'Ue non ha proprie forze armate da impiegare e sul ruolo di Frontex nel guidare e coordinare gli interventi dei guardia coste libiche ci sono pesanti dubbi e non del tutto infondati. In ogni caso il punto è cambiare strategia e il nostro Paese deve continuare ad assumersi le proprie responsabilità, ma senza mollare su principi fondamentali e senza nascondersi dietro l'Ue".
Naufragi, arrivi di migranti, l'hot spot di Lampedusa al collasso. Come cambiare le politiche migratorie?
"In estrema sintesi gli ambiti di intervento sono due: una nuova politica europea dell'asilo che passi da una modifica del Regolamento di Dublino, che includa redistribuzione obbligatoria cioè un vero vincolo di solidarietà e responsabilità per tutti gli stati membri. Nel Mediterraneo centrale andrebbe attivata una vera missione di salvataggio. In ambito nazionale c'è ancora da cambiare la legge italiana sull'immigrazione (Boss- Fini) per creare davvero quei canali legali di ingresso di cui tutti parlano e per consentire in modo permanente la regolarizzazione di chi è qui e ha concrete possibilità di inserimento lavorativo e sociale. Con Riccardo Magi abbiamo appena chiesto che alla Camera riprenda l'iter della proposta di legge "Ero Straniero"".
Draghi dovrebbe fare di più?
"Draghi con la sua autorevolezza può favorire il raggiungimento di soluzioni condivise di riforma a livello europeo ma come sappiamo non è affatto facile trovare l'unanimità su questi temi. Anche in Italia può dare un contributo affinché il tema immigrazione che negli ultimi anni è stato al centro di un'enorme strumentalizzazione sia affrontato con un po' meno di demagogia. E il Parlamento deve fare la sua parte".











