di Michela Nicolussi Moro
Corriere di Verona, 7 dicembre 2019
Rimpatri "bloccati" dalla burocrazia. Il sottosegretario Variati: cambieremo la norma. Cie, Verona si candida. La conferma arriva dal sottosegretario agli Interni Achille Variati: le norme sulle espulsioni vanno cambiate. E il caso del tunisino arrestato due volte in una settimana e poi lasciato libero per "impedimenti burocratici" arriva sul tavolo del ministro Lamorgese. Intanto Verona si candida per ospitare un Cie.
Per la seconda volta, dopo la disponibilità espressa nel gennaio 2017 dall'allora sindaco Flavio Tosi, il Comune di Verona si candida a ospitare il Centro di permanenza per il rimpatrio dei clandestini, l'ex Cie. Ma non è mica vero che la struttura risolverebbe tutti i problemi del Veneto. Qualcuno sì, ma non tutti, perché la gestione dei posti non spetterebbe alla prefettura della città ospitante, chiamata a occuparsi solo della logistica, bensì al Dipartimento di pubblica sicurezza del ministero dell'Interno, come avviene per ogni Cpr d'Italia.
"Significa che se il centro dovesse sorgere a Verona, non servirebbe solo il bacino locale e regionale, ma entrerebbe a far parte della rete nazionale a disposizione di tutte le questure del Paese - spiega il prefetto di Venezia, Vittorio Zappalorto. La priorità d'ingresso nei Cpr non viene attribuita agli stranieri irregolari scoperti nella città più vicina, bensì al grado di pericolosità sociale che rappresentano. Detto ciò, la struttura va attivata anche in Veneto, per due motivi: la legge Minniti ne prevede una in ogni regione, da cento posti, e poi è utile a togliere dalla strada gente che delinque".
Quanto alla candidatura di Verona, il prefetto che coordina i colleghi del Veneto osserva: "Secondo la normativa che li regola, i Cpr devono sorgere accanto ad un aeroporto e ai consolati, per le espulsioni, requisiti che Verona soddisfa. In più è baricentrica, facilmente raggiungibile da tutto il Veneto, Belluno escluso, come Padova e Vicenza, però sprovviste di scalo". Ma formalmente al Viminale non è ancora arrivato alcun progetto dal Comune interessato. "E noi come questura non siamo stati coinvolti", dice il questore Ivana Petricca.
Nell'ultimo anno in Veneto sono scattate 746 espulsioni il capoluogo scaligero sia il primo d'Italia, seguito da Padova e Roma, per identificazioni, rilievi e denunce effettuati dai vigili e relativi alla violazione delle norme sull'immigrazione. Le tre città insieme hanno collezionato il 75,9 % delle 89.848 verifiche eseguite in Italia nel 2018. "Non abbiamo formalizzato ancora nulla perché è cambiato il governo e perché il nostro è un approccio rigido - illustra Polato - ho fatto presente che siamo pronti ad ospitare il Cpr solo se prima verranno modificate le regole attuali. Le quali non garantiscono né sicurezza al Comune ospitante né territorialità.
La nostra disponibilità è condizionata alla possibilità di realizzare un carcere, e non un hotel, adeguatamente sorvegliato, temporaneo e in grado di adempiere alla domanda locale e regionale. Non intendiamo creare spazi a beneficio di altri e su questo punto è d'accordo il governatore Luca Zaia. Insomma, non ci candidiamo alla cieca - aggiunge l'assessore veronese alla Sicurezza - ci dev'essere prima un passaggio politico che assicuri il cambio delle regole, il personale necessario, tempistiche chiare e un bacino territoriale in grado di interrompere questi continui spostamenti di clandestini e poliziotti nel resto d'Italia, con relativi esborsi (ogni rimpatrio costa tra i 3mila e i 5mila euro, ndr). Altrimenti non si risolve il problema e allora non ne facciamo niente".
E per accelerare l'iter, Polato ha parlato con l'onorevole Vito Comencini (Lega), il senatore Stefano Bertacco e il deputato Ciro Maschio (Fratelli d'Italia). Quanto alla scelta del sito, precisa: "Prima di identificare l'area più idonea, è necessario un confronto con i Comuni della provincia. Per esempio quelli di Villafranca e Sommacampagna, se parliamo di vicinanza all'aeroporto Catullo. Una volta trovato un accordo di massima, sarà la Regione a fare sintesi, quindi saremo in grado di presentare una proposta completa al Viminale". Va ricordato che Verona conta una serie di caserme dismesse e una ex base dell'aeronautica attigua al Catullo, alla quale si era già pensato all'epoca della prima candidatura. "Non c'è ancora nessuna novità", frena però il prefetto Giovanni Cafagna.









