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di Bianca Lattanzi

Il Manifesto, 25 agosto 2026

Il meloniano Riccardo De Corato chiede un secondo centro a Milano. Le Ong: “l’esternalizzazione delle frontiere non ferma le partenze ma nasconde le violazioni dei diritti”. Dopo Toscana e Campania, ieri l’Emilia Romagna è tornata a polemizzare con il progetto del governo di imporre un Cpr in ogni regione. Secondo i dati forniti dal rapporto di gennaio 2026 del Tavolo asilo e immigrazione, attualmente i centri di permanenza per il rimpatrio sono dieci con solo la metà dei posti occupati. Se si considera l’incidenza dei rimpatri, raramente la percentuale ha superato il 10%. Il rapporto del Tavolo sull’asilo e l’immigrazione parla di “istituzioni totali” con casi segnalati di suicidi e autolesionismo, oltre all’abuso nella somministrazione di psicofarmaci. Due settimane fa un uomo è morto nel Cpr di Palazzo San Gervasio, in provincia di Potenza.

Il governo in questi giorni è tornato a insistere per aprirne uno in ogni regione. Già a maggio Piantedosi aveva annunciato l’allargamento di alcuni già esistenti e la costruzione di nuovi: “Uno in Campania, due in Trentino Alto Adige, uno in Calabria, uno in Toscana e uno in Emilia Romagna”. Giovanni Donzelli, esponente di primo piano di Fdi, alla Versiliana venerdì ha detto: “Faremo i Cpr anche dove le regioni non vogliono. Con buona pace della sinistra, li faremo anche in Toscana”. La legge che li norma, infatti, prevede l’obbligo di sentire il presidente di regione, ma non prevede il suo consenso.

Da mesi diverse città si mobilitano contro la costruzione di nuove strutture e la polemica si è spostata al livello dei rapporti tra governo e presidenti di regione. Prima in Campania, dove di fronte alla volontà di costruire un Cpr a Castel Volturno, il 29 giugno il Consiglio regionale ha approvato una mozione contraria al progetto. Il presidente Fico ha anche evidenziato l’inopportunità da un punto di vista sociale e in più ha dichiarato l’area Zona a protezione speciale per la tutela della fauna e della flora.

La prima ribellione in Toscana. Il ministro Piantedosi ha comunicato con una lettera alla regione la decisione di istituire un Cpr a Pallerone, in Lunigiana. Il presidente Giani ha accusato: “Mossa meramente strumentale in vista della tornata elettorale” ricordando che la questione si pone da quattro anni e vede l’opposizione dello stesso centrodestra locale. Ieri il presidente dell’Emilia Romagna, Michele De Pascale, si è detto “stufo della polemica politica che continuamente cerca di speculare sui problemi” chiedendo piuttosto un percorso di inserimento lavorativo che regolarizzi i migranti. In questo caso si tratta di un riposizionamento, avvenuto dopo aver aperto parzialmente nei giorni scorsi alla possibilità di un Cpr a Bologna, che però ha visto la netta opposizione del sindaco Lepore. C’è anche chi prova a chiedere nuovi Cpr in regioni dove sono già presenti: Riccardo De Corato, deputato Fdi, ne ha proposto un secondo a Milano.

Ci sono invece territori in cui un accordo si è trovato. Il presidente della provincia autonoma di Trento, Maurizio Fugatti (Lega), ha firmato un accordo per realizzare un Cpr da 25 posti. La questione potrebbe ulteriormente inasprirsi perché nel nuovo Patto europeo migrazioni e asilo sono previste strutture per le procedure accelerate di frontiera. Il Viminale vorrebbe concentrarle in Emilia Romagna, Friuli Venezia Giulia, Toscana e Veneto.

Intanto, si consumano nuove tensioni tra le Ong e il governo. L’Italia ha infatti sanzionato la Sea Watch 5, battente bandiera tedesca, con 45 giorni di fermo e 7.500 euro di multa. L’accusa è non avere informato le autorità libiche del soccorso. La Ong ha replicato: “È vero, noi non collaboriamo con criminali e trafficanti. Il governo italiano può dire lo stesso?”. L’equipaggio ha raccontato le minacce subite da parte di attori libici non identificati quella notte. L’appello della Ong all’Ue e al governo italiano: serve una missione di soccorso europea e l’apertura di vie legali e sicure. L’esternalizzazione delle frontiere, avvertono, non ferma le partenze ma si limita a nascondere le violazioni dei diritti umani lontano dagli occhi dell’Europa.