di Enzo Risso
Il Domani, 8 giugno 2025
Lo stop all’immigrazione è un’opzione politica auspicata dal 40 per cento degli italiani, ma il dato è in decrescita rispetto al 2016, quando era ben sei punti percentuali in più. Ma ci sono stati dove il numero invece è in crescita: posti in cui la narrazione nativista si radica, soprattutto per quanto riguarda il tema del lavoro.
Il tema dell’immigrazione permane un punto caldo nella coscienza degli europei, anche se nel corso degli ultimi lustri ha subito alcuni mutamenti di intensità nei diversi paesi occidentali. Lo stop all’immigrazione è un’opzione politica auspicata dal 40 per cento degli italiani, ma il dato è in decrescita rispetto al 2016, quando era ben 6 punti percentuali in più. Il nostro paese, insieme alla Francia e agli Stati Uniti, sono le uniche realtà in cui l’avversione all’immigrazione ha subito un rallentamento, con un meno 5 per cento negli Usa e un meno 1 per cento nelle terre d’oltralpe.
Le realtà nazionali in cui è maggiormente cresciuta la richiesta del blocco degli ingressi sono: la Svezia (+ 18 per cento rispetto al 2016, portando il dato al 45 per cento), la Polonia (anch’essa +18, arrivando al 49 per cento), la Gran Bretagna, la Germania e il Belgio, che hanno fatto registrare un +9, salendo rispettivamente al 40, al 46 e 47 per cento. Il paese dell’unione europea in cui è più alta la richiesta di blocco resta l’Ungheria (50 per cento), mentre la Spagna è la realtà in cui la percentuale è più bassa (34 per cento, ma in crescita di 6 punti rispetto al 2016). Sono i dati del recentissimo report sul populismo di Ipsos Global advisor, che ha condotto una indagine in 31 paesi del mondo.
La questione lavorativa - Un altro pilastro delle dinamiche di avversione all’immigrazione è la richiesta di privilegiare per i posti di lavoro i nativi del proprio paese. La spinta nativista è fortissima in paesi come l’Ungheria (81 per cento, con un + 10 rispetto al 2021) e la Polonia (67 e un + 7). È ben presente anche in Svizzera (59 per cento), in Belgio (56 con un + 8 rispetto al 2021) e in Francia (51 con un + 3). Metà della popolazione Usa e di quella inglese è schierata su posizioni nativiste, ma con due direzioni inverse.
Rispetto al 2021 il dato è in calo del 4 per cento negli States, mentre è in crescita del 9 per cento nel paese di re Carlo III. Le pulsioni nativiste sfiorano metà della popolazione in Spagna (49 per cento con un + 7) e in Italia, in cui pulsano nel 47 per cento dell’opinione pubblica, ma risultano in calo di 7 punti rispetto al 2021. Un po’ meno pressanti tali pulsioni sono in Germania (40 per cento con un + 2) e in Svezia (34 per cento con un + 4 rispetto al 2021).
Un terzo ambito della costellazione che compone il senso comune intorno all’immigrazione è quello che alberga nell’accusa ai migranti di sottrarre posti di lavoro ai nativi locali. Anche questo aspetto della narrazione nativista appare insediata fortemente nelle opinioni pubbliche di Ungheria (51 per cento) e Polonia (45). In entrambi i paesi, rispetto al 2021, abbiamo una crescita del 16 per cento. Il Belgio è il terzo paese in cui questa percezione è forte (42 per cento, con un + 11 rispetto al 2021).
In Italia il dato si attesta al 34 per cento, ponendo il nostro paese al quinto posto in questa classifica (subito dopo l’Irlanda che è al 36 per cento), ma, anche in questo ambito, va segnalato un rallentamento di tre punti rispetto al 2021. Simile calo negli Usa (33 per cento, con un meno 4) e in Francia (25 per cento, con un meno 4). In Olanda e Gran Bretagna il tema tocca il 30 per cento dell’opinione pubblica (con un + 3 in Gb), mentre in Spagna si ferma al 27 e in Germania al 22. Il paese in cui l’accusa ai migranti di rubare il lavoro è meno presente è la Svezia (21 per cento).
Ansia per il futuro - Il quadro mostra la persistenza dell’avversione verso l’immigrazione nei paesi occidentali e i segnali minimi di rallentamento, come in Italia e Usa, sono interessanti ma avvengono in realtà in cui l’avversione era molto alta e lasciandola sempre a livelli consistenti. Il nativismo e la repulsione verso gli immigrati hanno molte radici che affondano, come ci ricorda la sociologa Saskia Sassen, nei problemi strutturali profondi nei diversi paesi di arrivo, perché come sostiene Zygmunt Bauman la paura degli stranieri esprime l’ansia per il futuro, generata dall’insicurezza del presente. E… nel nostro paese di ansia ce ne è certamente molta.
*Sondaggio condotto da Ipsos in 31 paesi sulla sua piattaforma online Global Advisor tra venerdì 21 febbraio e venerdì 7 marzo 2025. Campione intervistato: 23.228 adulti di età pari o superiore ai 18 anni.











