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di Giansandro Merli

Il Manifesto, 25 aprile 2025

Hanno chiesto asilo, così la Corte d’appello di Roma ha negato il trattenimento in Albania. Intanto il Comitato anti tortura del Consiglio d’Europa critica i centri extra territoriali e presto potrebbe visitarli. Inesorabile come il corso di un fiume la consapevolezza che con la richiesta di asilo si torna in Italia e forse anche in libertà si sta facendo strada tra i cittadini stranieri reclusi in Albania. In questi giorni le navi delle autorità italiane avranno da fare la spola tra un lato e l’altro dell’Adriatico: ieri la Corte d’appello di Roma ha rifiutato di convalidare la richiesta di detenzione di due nuovi richiedenti protezione internazionale, mentre già domani sono in programma altre udienze analoghe. Le domande d’asilo stanno crescendo ed è lecito pensare che presto saranno avanzate da tutte le persone recluse.

Come raccontiamo da sabato su queste pagine, nella seconda fase del protocollo con Tirana, che coinvolge i migranti “irregolari” deportati dal territorio nazionale, c’è un errore di sistema: chiedendo asilo da dietro le sbarre del Cpr di Gjader si crea una situazione giuridica non prevista nell’accordo firmato dalla premier italiana Giorgia Meloni e dall’omologo albanese Edi Rama. Questo, infatti, consente la permanenza nelle strutture solo per le “procedure di frontiera o rimpatrio”. Per tale ragione i giudici della capitale, cui il governo ha assegnato la competenza, non possono che bocciare i provvedimenti di trattenimento di questi richiedenti asilo disposti dalle autorità di polizia. Perché, molto semplicemente, non hanno una base legale.

A svelare il baco è stato H. A., il trentenne marocchino che la scorsa settimana, per primo, ha fatto domanda di asilo. La Commissione territoriale l’ha bocciata a tempo di record: in meno di 24 ore. Ha però utilizzato una procedura di dubbia legittimità che l’avvocato Donato Pianoforte ha contestato nel ricorso. Nel frattempo, parallelamente, è andata avanti la questione del trattenimento. È finita davanti alla Corte d’appello di Roma che, appunto, l’ha negato. Così domenica il cittadino straniero è stato portato a Bari. Qui nei suoi confronti è stato disposto un nuovo trattenimento, nuovamente cassato l’altro ieri dalla Corte d’appello locale. Lo stesso percorso potrebbero seguire le altre due persone attese oggi sulle coste pugliesi. Da capire se nei loro casi il questore troverà un diverso comma di legge per tentare di ottenere il via libera alla detenzione.

Ieri intanto nuove critiche al protocollo Albania sono arrivate dal Comitato per la prevenzione della tortura (Cpt) del Consiglio d’Europa, la principale organizzazione a difesa dei diritti umani in Europa, che include 46 Stati di cui 27 membri della Ue. Nel suo rapporto annuale ha evidenziato le tante criticità dei Cpr italiani. Problemi riscontrati l’anno scorso nelle ispezioni di quattro delle dieci strutture attive sul territorio nazionale, nello specifico i Cpr di: Milano, Gradisca d’Isonzo, Roma, Palazzo San Gervasio. Già lo scorso dicembre il comitato aveva denunciato l’abuso di psicofarmaci, la violazione di obblighi e impegni assunti dagli enti gestori, l’uso eccessivo della forza da parte della polizia e in generale le pessime condizioni di detenzione.

L’Italia aveva risposto che il degrado delle strutture dipende dagli atti di vandalismo dei migranti e che i casi trattati nel rapporto non sono stati oggetto di indagine penale. Ieri il Cpt ha aggiunto una questione in più: le tante falle di questo modello di detenzione amministrativa ne mettono “in discussione l’applicazione […] da parte dell’Italia in un contesto extraterritoriale”. Per vederci più chiaro potrebbe visitare presto le strutture d’oltre Adriatico.

Il Pd ha colto la palla al balzo e affermato che il nuovo rapporto “demolisce il modello Albania”. Invece nessuna dichiarazione, da parte di nessun esponente dell’opposizione, è arrivata sul fatto che la deportazione dei migranti “irregolari” dall’Italia non sta funzionando e sono le stesse persone recluse che stanno svuotando dall’interno il Cpr di Gjader.