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di Giansandro Merli

Il Manifesto, 4 giugno 2025

La denuncia dell’avvocato dell’uomo e di due deputate Pd. Quando lo hanno deportato nel Cpr di Gjader aveva subito manifestato problemi psichiatrici. Dieci giorni più tardi, il 19 maggio scorso, ha ingoiato dei pezzi di vetro “in segno di protesta”. Così il suo avvocato Gennaro Santoro ha chiesto una visita per certificare “l’idoneità alla vita in comunità ristretta”, ovvero l’esame medico necessario ad autorizzare il trattenimento. Dopo vari ritardi burocratici la Commissione presieduta dall’Usmaf - gli Uffici di sanità marittima, aerea e di frontiera che fanno capo al ministero della Salute - ha finalmente stabilito che si trattava di un soggetto a rischio. Là dentro non doveva stare. Siamo al 28 maggio ma il giorno precedente il 32enne algerino, arrivato in Italia da minorenne, era già stato imbarcato su un aereo: dopo uno scalo a Roma lo hanno riportato ad Algeri.

“Le autorità mi hanno informato di dove si trovasse il mio assistito solo dieci giorni dopo la prima richiesta, a rimpatrio avvenuto - afferma Santoro - Un’azione illegittima, dal momento che questa persona viveva una evidente condizione di vulnerabilità, come poi è stato effettivamente comprovato dalle autorità sanitarie”.

Il caso è finito al centro di un’interrogazione parlamentare depositata ieri dalle deputate Rachele Scarpa e Debora Serracchiani, del Partito democratico. Nel testo viene sottolineato come nei primi 40 giorni della seconda fase del protocollo, quella che da fine marzo ha esteso i centri ai migranti “irregolari”, ben 16 persone siano state dichiarate inidonee al trattenimento per ragioni sanitarie. Nello stesso periodo nel Cpr si sono contati 2,7 eventi critici ogni 24 ore. Segno che all’interno la situazione si è rapidamente deteriorata, avvicinandosi a quelle terribili delle strutture di detenzione amministrativa presenti sul territorio italiano. Adesso l’avvocato Santoro sta preparando un’azione legale con cui chiederà il risarcimento danni e il visto di reingresso per l’uomo. Nei prossimi giorni, intanto, diventerà più chiaro cosa ha intenzione di fare il governo con i trattenimenti oltre Adriatico. La scorsa settimana il rinvio alla Corte di giustizia Ue della Cassazione ha, di fatto, affondato anche la seconda fase del protocollo Meloni-Rama.