sito

storico

Archivio storico

                   5permille

   

di Fausto Mosca

Il Manifesto, 15 febbraio 2026

Intervista a Gennaro Santoro, avvocato di un cittadino algerino risarcito dal Viminale per essere stato deportato illegittimamente. Il tribunale di Roma ha condannato il ministero dell’Interno a risarcire per illegittimo trasferimento - nel Cpr albanese di Gjader - un cittadino algerino di 50 anni. Settecento euro per il mese che l’uomo - residente in Italia da 19 anni - ha “scontato” nella struttura oltre Adriatico senza alcuna motivazione apparente. Dal Cpr di Gradisca d’Isonzo, dove era momentaneamente trattenuto in quel periodo, infatti, il 10 aprile del 2025, il cittadino algerino veniva trasferito in un’altra struttura. Destinazione ufficiale: Brindisi. Salvo poi scoprire, con 48 ore di ritardo, di essere stato deportato a sua insaputa fuori dal territorio italiano: nel Centro di Gjader.

Per il tribunale di Roma quel trasferimento non poteva essere effettuato, perché “ha inciso direttamente su diritti fondamentali convenzionalmente e costituzionalmente tutelati”. Per Gennaro Santoro, avvocato dell’uomo finito in Albania, “la portata della decisione va al di là del singolo caso perché tutti i trasferimenti dai Cpr italiani a quello albanese avvengono arbitrariamente, immotivatamente e senza un provvedimento scritto”.

Avvocato Santoro, perché è importante questa sentenza?

Perché la detenzione nei Cpr avviene senza reato e senza regole. Uno straniero può essere detenuto in Cpr per irregolarità del soggiorno fino a diciotto mesi e in assenza di regole, come ha ben chiarito dalla Corte costituzionale la scorsa estate. E dallo scorso anno tale detenzione può avvenire anche a Gjader. Il Tribunale di Roma, con questa decisione ha statuito che il trasferimento da un Cpr italiano a quello albanese deve essere scritto e motivato. Una decisione che dice qualcosa che dovrebbe essere compresa da chiunque: il trasferimento di un detenuto o di un ristretto in un Cpr non può avvenire arbitrariamente e senza un provvedimento scritto che può essere contestato davanti ad un giudice. Nel caso particolare, un padre di famiglia è stato trasferito da un Cpr vicino casa al Centro albanese con l’inganno, vale a dire comunicando che il trasferimento sarebbe stato verso un altro Centro su territorio italiano.

Eppure il governo punta a far entrare a pieno regime il centro di Gjader entro giugno…

La detenzione in Albania è la cattedrale dello spreco. Non è soltanto (e soprattutto) uno spregio alla dignità della persona che, per una violazione amministrativa, è condotta in un territorio extraeuropeo. Ma un insulto alla gestione di fondi pubblici. La Corte dei Conti è stata chiamata a decidere su questa gigantesca distrazione di fondi e speriamo che intervenga al più presto. Il costo esorbitante del Cpr albanese non è neanche motivato da un sovraffolamento dei Centri italiani. Quindi, i trasferimenti avvengono solo per propaganda e con lo spreco di soldi che potrebbero essere spesi per finalità più utili al benessere dei consociati.

Con l’entrata in vigore del Patto europeo su immigrazione e asilo, però, l’esecutivo potrebbe avere le coperture legali che finora mancavano...

Il patto europeo per le migrazioni e le annunciate strette securitarie del governo italiano non potranno cancellare quelle che Norberto Bobbio chiama pre-regole del vivere democratico. La dignità della persona è e resta alla base del patto sociale. E su questioni di esistenza non si applica il principio secondo cui decide la maggioranza. Il rispetto della dignità della persona e dell’habeas corpus sono appunto pre-regole che nessuna maggioranza può cancellare.

Crede che anche questa sentenza possa finire nel tritacarne della polemica politica sul referendum?

Non c’entra il referendum. L’attuale maggioranza deve rispettare le decisioni moderate e ponderate del potere giudiziario. E deve interrompere i trasferimenti verso l’Albania che violano i diritti minimi di chi li subisce e ledono i principi cardine del vivere democratico. Il risarcimento simbolico della sentenza del Tribunale di Roma segna un passaggio importante: lo straniero che subisce un abuso non ha soltanto diritto alla cessazione del comportamento colposo dello Stato ma deve avere un indennizzo. Lo Stato, dunque, non concede diritti ma deve rispettare le regole del vivere democratico. Altrimenti viene condannato.