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di Alessandro Trocino


Corriere della Sera

 

Il "decreto Rilancio" dell'economia è stato rinviato: nel governo restano alcuni nodi da sciogliere, come quello della regolarizzazione dei migranti. Sulla regolarizzazione dei migranti è stallo nel governo. La trattativa che va avanti da giorni ha raggiunto una condivisione su un testo di base, ma si è incagliata sulla durata del rinnovo del permesso di soggiorno, con la ministra del Lavoro Nunzia Catalfo e i 5 Stelle che frenano e si mettono di traverso. La soluzione ancora non c'è e la discussione si è trasferita al tavolo di Palazzo Chigi, tra il presidente del Consiglio Giuseppe Conte e i capi delegazione.

Tra i molti argomenti del decreto atteso per oggi, si è discusso a lungo anche sulla proposta di mediazione, messa agli atti dal ministro dell'Interno Luciana Lamorgese. Da settimane lavorano a un tavolo tecnico quattro ministri: oltre alla Lamorgese e Catalfo, ci sono la renziana Teresa Bellanova e Giuseppe Provenzano.

L'idea è quella di intervenire in aiuto del settore in crisi dell'agricoltura (carente soprattutto di stagionali, con conseguenze disastrose per i raccolti). e del lavoro domestico, attraverso una regolarizzazione che faccia emergere i lavoratori in nero.

Lo schema dell'accordo prevede due leve, spiegato così dalla Lamorgese: "Con la prima, il datore di lavoro ha la possibilità di concludere un contratto di lavoro subordinato per chi è impiegato in modo irregolare in agricoltura e nei lavori domestici e di assistenza. Questa possibilità riguarda sia l'emersione dei lavoratori irregolari italiani sia di quelli stranieri presenti sul territorio nazionale alla data dell'8 marzo 2020.

Con la seconda leva, invece, si dà al lavoratore straniero, che ha un permesso di soggiorno scaduto dopo il 31 ottobre 2019 e ha già svolto attività lavorativa in questi due settori, la possibilità di ottenere un permesso di soggiorno temporaneo che è convertito in permesso di soggiorno per motivi di lavoro solo se esibisce un contratto di lavoro subordinato entro il termine indicato".

La prima proposta era della renziana Bellanova e prendeva in considerazione una durata di sei mesi per il rinnovo del permesso di soggiorno temporaneo. Ma i 5 Stelle si sono arroccati e, preso atto delle forti divisioni interne, la ministra Catalfo ha rilanciato con un periodo massimo di un mese. Lasso di tempo decisamente breve e poco praticabile.

La ministra Lamorgese ha quindi lanciato la sua mediazione che prevede un periodo di tre mesi, sulla quale convergono sia la Bellanova sia Provenzano. Resta il niet dei 5 Stelle. Il problema è che se non si trova una sintesi si rischia di vanificare tutto, compromettendo sia le esigenze di sicurezza, sia quelle del mercato del lavoro.

Intanto è arrivato il parere del Comitato Tecnico Scientifico sulla richiesta che era stata fatta dal ministro per le Politiche agricole alimentari e forestali Bellanova. Il parere, di primo acchito, sembra negativo. Perché spiega che "la richiesta non attiene all'ambito d'intervento del Comitato, che ha esclusiva competenza per valutazioni in ambito sanitario relative all'attuale epidemia di Sars-CoV-2".

Ma poi aggiunge: "Il Comitato valorizza il potenziale rischio descritto nella nota del Sig. Ministro rappresentato da una comunità di persone che vivono in condizioni igienico-ambientali degradate, senza alcuna possibilità di azioni di prevenzione, in particolare per l'epidemia in corso, per questa categoria di lavoratori che si appresta ad essere impiegata sul territorio nazionale in attività agro-alimentari".

L'impiego, senza regolarizzazione, di queste persone, spiega il Comitato "comporta il rischio di contagi interpersonali decisamente pericolosi per "i lavoratori stranieri irregolari e privi di permesso di soggiorno" e per la popolazione residente nelle medesime aree dove i migranti saranno destinati al lavoro".