di Karima Moual
La Stampa, 10 febbraio 2021
Pare che l'arrivo di Mario Draghi porti con sé non solo un nuovo Salvini "europista", ma anche "realista" sul tema immigrazione. In pausa dunque il cavallo di battaglia del carroccio che negli anni - in barba ad ogni buon senso, in maniera cinica e spregiudicata - ha fatto dei migranti la carne da macello, con gli sbarchi di un'umanità diversificata di disperati, usati come il mostro da colpire, il male assoluto e la causa di tutti i mali, per giustificare le paure, deficienze e mancanze degli italiani.
Dentro, neanche i migranti residenti potevano trovare pace, con la morbosa ricerca dei piccoli criminali di origine straniera trasformati in caso nazionale e il marchio a fuoco per sfregiare tutta la categoria di "immigrati". Chiuso il sipario con il Papeete, lasciato il tema immigrazione senza un account social, grazie alla Lamorgese al Viminale, le immagini degli sbarchi sono tornati a coprire il loro posto, secondario e non centrale fino all'epilogo di un nuovo sbarco della ong Ocean Viking, e un nuovo e sorprendente Matteo Salvini che invece dei "porti chiusi" ha dichiarato di voler seguire la Germania sul tema, la legislazione europea!
E allora, benvenuto tra noi Matteo Salvini, perché questo bagno di realtà è una buona notizia per chi da anni si occupa di immigrazione e come tale non può che essere accolta con un sospiro di sollievo e un applauso, dato che al centro ci sono vite umane, ma anche il nostro stesso futuro. Salvini che vuole seguire il modello Germania è un Salvini che fa autocritica e cancella le sue politiche del passato, che umiliavano e privavano di strumenti chi credeva nell'integrazione con tutto ciò che questa parola significa e porta con sé nella cifra di quel capitale umano, fatto di una macchina complessa che negli anni si è strutturata per far sì che quei corpi sbarcati sulle nostre coste possano diventare, volti, nomi, storie da curare, integrare e ambire a diventare nostri concittadini.
La Germania, che oggi Matteo Salvini porta a modello, è quella della Merkel, che non sarà propriamente "buonista" ma sapeva leggere e mettere insieme i dati sul mercato del lavoro e quelli del declino demografico di cui soffre tutta l'Europa, scegliendo di mettere al centro l'integrazione, accogliendo (solo di siriani 1 milione e 200) e investendo nella lingua, assistenza sociale, psicologica, legale e infine formazione e inserimento nel mondo del lavoro.
Tutti calcoli che Salvini invece di mettere in pratica, li usava da contrasto con quel "Prima gli italiani" che di fatto ha lasciato "ultimi immigrati e italiani". Oggi mentre noi arranchiamo, con una crescita di irregolari e mercato del lavoro nero, rispetto alla legalità che farebbe bene anche alle casse dello Stato, in Germania il 49% del milione e mezzo di migranti accolti nel 2015, ha un lavoro e paga le tasse. Il 75% si è trasferito dai centri di accoglienza a case private e paga l'affitto. I bambini frequentano le scuole, parlano correntemente il tedesco, e certamente saranno vicini anche all'acquisizione della cittadinanza tedesca, mentre noi non siamo riusciti nemmeno a dotarci di una nuova legge sulla cittadinanza per chi nasce e cresce nel nostro paese.
E se la Germania ha agito per un preciso calcolo economico, in Italia si è continuato a fare il solo calcolo elettorale che non solo in tasca non ci porta nulla, ma ci posiziona tra i paesi meno competitivi. Dal 2015 a oggi il governo tedesco ha speso circa 87 miliardi per l'integrazione e siccome i tedeschi quando fanno un passo, lo fanno con uno sguardo a lungo termine, secondo gli economisti tedeschi il costo sarà azzerato tra poco, nel 2025, grazie alle entrate fiscali di questi "nuovi lavoratori".
Ecco, se a Salvini non piace essere buonista, che almeno cerchi di essere più realista, guardandosi intorno, perché il bene del paese è la via della legalità, che significa da una parte riconoscere cittadinanza a chi vive e paga le tasse da anni nel nostro paese, dall'altra trovare alleati in Europa per dare un'opportunità a chi sbarca sulle nostre coste lasciandosi l'inferno alle spalle, e far sì che diventi un'opportunità anche per il nostro paese. Questo è fare politica alta. Non deve inventarsi niente. C'è chi ci ha già provato e ci è riuscito. Basta copiare.











