di Luca Tancredi Barone
Il Manifesto, 1 agosto 2026
Per Madrid, almeno 48 mila marocchini avrebbero riattraversato la frontiera: praticamente quasi 200 rimpatri al minuto. Ancora una volta, il governo spagnolo è stato preso alla sprovvista dalla quantità di persone che si sono riversate da giovedì sulla città di Ceuta, l’enclave spagnola incastonata su una stretta lingua di terra africana affacciata sullo Stretto di Gibilterra. Durante la giornata di ieri il ministero dell’Interno spagnolo ha parlato della cifra record di 50 mila persone che sarebbero arrivate in poche ore a nuoto, ma anche a piedi, a riversarsi sulla piccola città di circa 80 mila abitanti: cifre che non sono neppure comparabili a quelle dell’ultima crisi di questo genere nel 2021. Secondo dati forniti sempre dal governo spagnolo, sarebbero morte affogate almeno 57 persone.
Nel corso della giornata di ieri, il presidente di Ceuta Juan Jesús Vivas, del Pp e in carica da 25 anni, aveva addirittura parlato di 60 mila, cifra poi ridimensionata dal ministero. Per poi chiedere al governo centrale di dichiarare lo stato di “emergenza nazionale”, richiesta respinta dalla Moncloa. Nel 2021, furono invece fra 10 e 12 mila le persone (di cui 3000 minorenni) quelle che si riversarono su Ceuta, a seguito dell’accoglienza della Spagna del leader del Fronte Polisario Brahim Ghali. Pochi mesi dopo di quella crisi, la Spagna aveva fatto un dietrofront storico sulla questione del diritto di autodeterminazione del popolo saharawi, tema rispetto al quale aveva sempre sostenuto la tesi dell’Onu, per abbracciare quelle marocchine: il Sahara come provincia autonoma ma sotto sovranità marocchina.
Secondo il governo, dei 50 mila marocchini accorsi alla bell’e meglio in città in poche ore, 48 mila persone sarebbero già rientrate spontaneamente in Marocco. Numeri di cui è difficile controllare la veridicità, considerando che fra il 2017 e 2026 in media hanno attraversato illegalmente la frontiera con Ceuta solo un migliaio all’anno, senza contare l’incidente del 2021. 50 mila in poche ore sembrano numeri esorbitanti: se i dati del governo sono corretti, in poche ore avrebbero dovuto riattraversare la frontiera marocchina circa 200 persone al minuto. Il fatto poi che siano tornati sui propri passi per volontà propria è chiave perché nel 2021, molte persone anche minorenni vennero riportate indietro a forza dalle autorità spagnole, con delle espulsioni sommarie (“devoluciones en caliente”) che erano già illegali a quel tempo, come hanno confermato tutti i tribunali negli anni successivi. Nel 2024 il Tribunal Supremo (una specie di Cassazione) aveva ripreso il governo per aver espulso i minorenni, e un mese fa lo stesso tribunale ha chiarito che chi entra a nuoto non “supera elementi di contenzione” e quindi bisognava seguire la procedura di espulsione ordinaria, non riportarli direttamente alla frontiera.
Per questo Pedro Sánchez, che ieri è volato d’urgenza a Ceuta, ha parlato di “violazione dell’integrità territoriale della Spagna” e ha incolpato “le mafie che trattano con gli esseri umani”, definendo il Marocco come “un paese alleato, socio e amico” ma promettendo di mettere delle “boe” che ristabiliscano “una barriera di contenzione”. Sánchez, poi, rivolto ai paesi che hanno minacciato la chiusura delle frontiere con la Spagna, ha detto che se “solidarietà ed empatia sono facoltative”, “il rispetto dei trattati europei e della protezione dei dati non lo è”, sottolineando che il numero di ingressi irregolari fra 2021 e 2026 in Italia, Balcani e Grecia è superiore a quello spagnolo. “Non è il momento di dividersi. È il momento di continuare a costruire un’Ue forte e unita”, ha scritto in un post su X, schivando la polemica con l’Italia, di cui il suo ministro degli esteri aveva convocato l’ambasciatore. Nel frattempo l’esecutivo di Madrid ha chiuso le frontiere nell’altra enclave in territorio marocchino, Melilla, e ha mandato 3000 militari a dar man forte a Guardia civil e polizia a Ceuta.
Alcuni migranti parlano con delusione di aver ricevuto promesse, non è ben chiaro da chi, di essere accolti dall’altro lato e di essere stati invece perseguitati dalla polizia spagnola che li avrebbe spinti a tornare indietro. Le strutture di accoglienza in città erano comunque già al limite: il Centro di accoglienza temporaneo dei migranti, con 600 posti, ne ospitava più di ottocento, con migliaia accampate fuori. Per ore migliaia di migranti hanno vagato per la città senza saper dove andare e come procurarsi cibo e acqua.
La reazione della destra è scontata: il Pp ha proposto di cambiare la legge sugli stranieri, inserendo la possibilità proprio delle espulsioni sommarie, mentre il leader neofascista di Vox Abascal parla di “invasione” e dice che Sánchez ha “abbandonato gli spagnoli”, ordinando ai suoi presenti nei governi regionali dove governa con il Pp la sospensione degli aiuti alle ong “che collaborano o finanziano l’invasione migratoria di Ceuta”.
La sinistra invece ha accusato direttamente il Marocco. Il deputato di Esquerra Republicana, Gabriel Rufian, è stato uno dei primi: “La dittatura marocchina, al servizio degli Stati Uniti e di Israele, sta ancora una volta ricattando la Spagna e l’Europa trasformando il proprio popolo in carne da cannone” ha scritto su X, mentre la vicepresidente Yolanda Díaz accusa il Marocco di “aver provocato la morte di decine di persone”. LA CEAR (Commissione spagnola per l’aiuto ai rifugiati) ha chiesto al governo di garantire i diritti umani dei migranti arrivati a Ceuta, facilitando il loro trasporto sulla penisola. Dal canto suo, la Croce Rossa ha ricordato che le persone non emigrano perché è “facile”, ma perché le loro vite nei paesi d’origine sono insopportabili.










