di Claudio Del Frate
Corriere della Sera, 26 giugno 2025
Gli altri? “Vittime di ricatti e sfruttamento”. Il datore di lavoro non ha l’obbligo di assumere il lavoratore fatto arrivare dall’estero. E tra i braccianti di Latina, un anno dopo la tragedia di Satnam Singh, nulla è cambiato. Nel 2024, in occasione del click day, è stato chiesto l’ingresso in Italia di 119.890 lavoratori stranieri. Di questi, solo 9.331 sono riusciti a portare a termine la pratica firmando un contratto di lavoro regolare. Se la matematica non è un’opinione ci sono dunque circa 110.000 “fantasmi” del cui destino nulla si sa. O meglio lo si può ipotizzare attraverso un paio di indizi. Il primo: Confagricoltura e Coldiretti nei giorni scorsi hanno denunciato che mancano lavoratori per garantire la raccolta di frutta e verdura. Il secondo, a un anno dall’atroce morte di Satnam Singh, il bracciante dell’Agro Pontino abbandonato dopo che un macchinario gli aveva staccato un braccio “nulla è cambiato”. Parole di Luigia Spinelli, procuratrice aggiunta di Latina. Illegalità, caporalato, lavoro nero sono dunque i mondi nascosti in cui rischiano di cadere (o sono già caduti) i 110.000 desaparecidos.
Il gap tra numero di richieste presentate per l’arrivo di manodopera straniera e l’esiguità dei contratti sottoscritti lo si deve a una meritoria ricerca effettuata da “Ero straniero”, associazione appartenente a una rete di sigle impegnate nella tutela dei diritti dei migranti. “Solo il 7,8% delle quote di ingresso stabilite dal governo si è trasformato in impieghi stabili e regolari” certifica il report, frutto di una serie di informazioni richieste direttamente alle prefetture e ai ministeri, dunque basato su dati ufficiali.
Ma qual è la falla, il buco in cui precipitano le persone che non riescono a ottenere contratto di lavoro e permessi di soggiorno? “Ero straniero” ha ricostruito il tortuoso percorso che deve affrontare chi cerca di entrare regolarmente in Italia. Dopo aver “prenotato” l’arrivo del lavoratore dall’estero durante il click day, questi presenta domanda all’ambasciata o al consolato italiano del Paese di partenza. Una volta ottenuto il nulla osta, bisogna far domanda di un visto d’ingresso in Italia per motivi di lavoro. Una volta qui, inizia l’iter tra questure e prefetture che culmina con la sottoscrizione di un contratto e il rilascio di un permesso di soggiorno.
Ognuno di questi passaggi può richiedere settimane di attesa ma il meccanismo si inceppa su un punto preciso: una volta che il migrante è arrivato in Italia l’azienda che lo ha chiamato non ha nessun obbligo di assumerlo. “Non ho più bisogno di te, sono passati troppi mesi, non ti posso più assumere”. Niente contratto di lavoro, niente permesso di soggiorno. E quando il visto scade ecco spalancarsi per l’immigrato gli inferi della clandestinità. Satnam Singh era uno dei tanti caduti in questa trappola. Il 19 giugno del 2024, con il braccio amputato venne abbandonato dall’imprenditore che lo faceva lavorare in nero nei campi in un casolare; gli fu portato via anche il cellulare e l’arto staccato gli venne posto accanto in una cassetta di frutta. Satnam morì dissanguato.
Che cosa è cambiato in un anno? Laura Hardeep Kaur, indiana di seconda generazione, cittadina italiana, è oggi la segretaria della Flai Cgil, sindacato dei lavoratori dell’agricoltura. di Latina e Frosinone: “Subito dopo la tragedia di Satnam - racconta- c’è stata un’ondata emotiva: in due mesi si è concentrata la metà delle ispezioni alle aziende effettuate in un anno. Poi tutto è tornato come prima”. Un numero dice tutto di quanto sia vasto e capillare il sistema di sfruttamento: dal 19 giugno (giorno della morte del bracciante indiano) al 30 dello stesso mese (dieci giorni totali) in provincia di Latina sono state registrate 3.287 assunzioni di lavoratori agricoli. In tutto il 2023 la cifra si era fermata a 4.790.
“In questo sistema - dice ancora Hardeep Kaur - tutto diventa oggetto di ricatto, tutto deve essere comperato. E il lavoratore pur di mettere assieme qualche soldo accetta di tutto, persino di pagare per vedersi rilasciato il codice fiscale”. La casistica che la Flai si è vista passare davanti in questi anni è infinita: braccianti che lavorano ininterrottamente da lunedì a domenica ma che si vedono corrisposte in busta paga solo due giornate lavorative (si se si supera quota 40 scattano una serie di obblighi contrattuali), intermediari pagati 8.000 euro per garantire il disbrigo delle pratiche e l’arrivo in Italia. “Finché il datore di lavoro non avrà l’obbligo di assumere il lavoratore fatto arrivare dall’estero - conclude la sindacalista - il sistema non cambierà. E chi resta senza documenti validi sparisce, cerca di sopravvivere come può, accetta qualunque condizione”.
Ecco dunque la fine che rischiano di fare i 110.000 “fantasmi” del click day. Nel frattempo i coltivatori di frutta dell’Emilia Romagna (ultimi in ordine di tempo) lanciano l’allarme perché nei campi manca manodopera; secondo Confagricoltura servono 100.000 lavoratori. Il primo luglio è previsto un altro click day e la giostra si rimetterà in movimento. Beffa nella beffa: il Pnrr aveva messo a disposizione di Latina 4 milioni di euro per la costruzione di alloggi per i braccianti agricoli; ma anche in questo caso la procedura si è incagliata e al momento quei milioni rischiano di sfumare.











