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di Marco Bresolin

La Stampa, 20 novembre 2025

Nicosia guiderà la presidenza dell’Unione da gennaio e punta a chiudere i negoziati sul Patto. Il ministro Ioannides: “Non basta pagare, l’onere dell’accoglienza va condiviso”. Parte tutto in salita il negoziato tra i governi Ue per mettere in pratica il piano della Commissione, che ha chiesto agli altri Stati membri di aiutare l’Italia, la Spagna, la Grecia e Cipro, vale a dire i Paesi che secondo Palazzo Berlaymont si trovano ad affrontare una pressione migratoria “spropositata”. Il primo incontro a livello tecnico tra gli esperti delle 27 capitali ha visto emergere una netta resistenza all’ipotesi di redistribuire i richiedenti asilo (almeno 30 mila) dai quattro Paesi mediterranei. E il muro non riguarda soltanto gli Stati Visegrad, che avevano manifestato pubblicamente la loro indisponibilità: nessuno, per il momento, ha offerto la disponibilità ad accogliere i richiedenti asilo che si trovano nei Paesi Ue più esposti ai flussi.

“Ci sono disaccordi” ammette Nicholas Ioannides, viceministro del governo cipriota e responsabile del portafoglio sulle politiche migratorie. Da gennaio sarà Nicosia a guidare la presidenza di turno dell’Unione e dunque a cercare un compromesso tra gli Stati membri sul meccanismo di solidarietà messo sul tavolo dalla Commissione e sulla chiusura degli altri dossier legislativi che verranno integrati nel Patto migrazione e asilo, la cui entrata in vigore è prevista per giugno.

“Cipro ha bisogno della redistribuzione - spiega il cipriota -. Ma molti altri Paesi hanno posizioni diverse. Non è che non intendano far parte del meccanismo di solidarietà, ma sono contrari alla redistribuzione. Capisco le loro preoccupazioni, che sono assolutamente legittime, ma il meccanismo di solidarietà è uno strumento indispensabile per tutti gli Stati membri e in particolare per quelli di frontiera, come Cipro”. Il nuovo Patto prevede l’obbligo di contribuire per tutti i Paesi, lasciando però libera la scelta se farlo con l’accoglienza oppure pagando 20 mila euro per ogni richiedente asilo rifiutato. “Noi chiediamo la redistribuzione e non soltanto i fondi” insiste Ioannides. Nicosia teme che un’ondata migratoria possa portare le strutture dell’isola al collasso. “Già oggi - prosegue l’esponente del governo - i richiedenti asilo rappresentano il 5% della nostra popolazione, molto più della media Ue. Se scoppiasse una nuova crisi, noi non saremmo in grado di gestire un flusso di migliaia di migranti. Non avremmo spazio nelle nostre strutture per ospitarle e per offrire loro condizioni di vita decente, dunque avremmo bisogno di redistribuirli nei Paesi che hanno maggiori capacità”.

La prossima settimana i ministri dell’Interno dei Med5 - vale a dire Italia, Grecia, Cipro, Malta e Spagna - si ritroveranno a Malta proprio per fare il punto e coordinare le loro posizioni in vista del negoziato con gli altri Paesi. “Questo formato ci ha già permesso di promuovere alcune idee comuni e di portarle a livello Ue”.

Proprio la presidenza cipriota dovrà condurre i negoziati con il Parlamento su alcuni dossier legislativi relativi alle cosiddette “soluzioni innovative”, in primis quello che prevede i centri per i rimpatri fuori dal territorio Ue, ma anche sui concetti di “Paese terzo sicuro” e “Paese d’origine sicuro”. Si tratta di aspetti considerati controversi da molte associazioni umanitarie perché vedono una stretta ai limiti del diritto. Nonostante l’interesse a promuovere una linea rigorosa, Cipro vuole però avanzare con molta cautela su questo dossier: “Vogliamo che le soluzioni innovative abbiano solide basi giuridiche, perfettamente in linea con i princìpi Ue e con il diritto internazionale”.