di Nello Scavo
Avvenire, 24 aprile 2021
È vietato ma gli uomini di Tripoli recuperano i barconi e i motori usati dai migranti e li riportano a terra perché siano riutilizzati. E bloccano i voli della Ong che li riprendono, smascherandoli
Ciò che resta di un naufragio in mare. Migranti vittime dei trafficanti e di chi si gira dall'altra parte. La Sar libica è un'invenzione italiana. E lo è anche l'ultima nata tra le milizie del mare. Solo che è stata avvistata a recuperare gommoni e motori. L'assenza di testimoni scomodi spesso impedisce di sapere cosa accade davvero a ridosso delle coste libiche. Ma stavolta alcune immagini gettano nuove ombre sui guardacoste equipaggiati dall'Italia. Le regole sono chiare. Se un barcone di migranti viene individuato in mare deve essere distrutto e affondato dopo avere messo al sicuro i naufraghi. Invece l'ultima arrivata tra le guardie costiere libiche ha preso l'abitudine di riportare a terra gli scafi ancora in grado di navigare.
Le immagini ottenute da "Avvenire" sono di alcuni giorni fa. Recentemente il comando della missione Ue Irini ha ammesso che esistono "diverse guardie costiere in Libia", ma le marine militari dell'Ue si fidano solo "di quella di Tripoli". In particolare si tratta del Gacs, una polizia marittima che risponde al ministero dell'Interno libico e viene formata a Gaeta, presso strutture della Guardia di finanza. All'ultimo corso di formazione un ufficiale libico non si è presentato in aeroporto per tornare in patria, ed ora è irregolare da qualche parte in Europa.











