La Repubblica, 27 luglio 2025
Per i due esponenti nazionali del partito è la prova che lo Stato ha qualcosa da non fare vedere: “Da settimane chiediamo formalmente di entrare, come già facciamo regolarmente nelle carceri italiane, ma il ministero dell’Interno e la prefettura hanno scelto la via del silenzio e dell’opacità”. Poi, dopo un giorno, il via libera all’ingresso. “Nonostante il silenzio e il diniego del ministero dell’Interno” Matteo Piantedosi, ieri sera il segretario di Radicali Italiani Filippo Blengino e Bianca Piscolla, membro della Giunta nazionale, si “sono recati comunque all’hotspot di Lampedusa per tentare di verificare, almeno dall’esterno, le condizioni in cui vengono trattenute le persone migranti”, ma “una volta giunti nei pressi delle recinzioni, in un’area pubblica e priva di divieti, sono stati fermati e allontanati dall’esercito”. E’ quanto si legge in una nota dei Radicali Italiani.
“Da settimane chiediamo formalmente di entrare nell’hotspot, come già facciamo regolarmente nelle carceri italiane - dichiara Blengino - ma il ministero dell’Interno e la Prefettura hanno scelto la via del silenzio e dell’opacità. Così abbiamo deciso di andare lo stesso: ci siamo avvicinati alle recinzioni per ascoltare direttamente chi vive dietro quel filo spinato. Volevamo solo vedere, sentire, testimoniare. L’intervento immediato dell’esercito, che ci ha identificati e allontanati, è la prova che lo Stato ha qualcosa da nascondere”.
“Abbiamo rispettato la legge e ci siamo allontanati - conclude Blengino - ma chi continua a violarla è lo Stato stesso, che da anni sospende diritti e legalità nei Cpr e negli hotspot. Si recludono persone che non hanno commesso alcun reato, in condizioni disumane, nel silenzio e nell’ombra, per paura di perdere consenso. Nel Paese dei Cpr, chi chiede trasparenza viene trattato da sovversivo”.
Solamente dopo diverse ore e dopo il clamore mediatico suscitato è arrivato il via libera alla visita. “Dopo giorni di silenzio e opacità - dichiara Filippo Blengino - solo oggi, poche ore dopo la nostra visita all’esterno dell’hotspot di Lampedusa e il clamore seguito al nostro allontanamento da parte dell’Esercito, la Prefettura ci ha autorizzati a entrare. Una decisione che sa di beffa: non risponde alla nostra istanza formale, ma al rumore sollevato da articoli, immagini e indignazione pubblica. È bastato avvicinarci per essere trattati come una minaccia. Come se volere vedere fosse già un reato. Nei prossimi giorni entreremo nell’hotspot e continueremo a denunciare ciò che da anni si vuole nascondere: violazioni sistematiche dei diritti umani in luoghi che somigliano sempre più a zone franche di legalità”.











