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di Riccardo Mazzoni

Il Tempo, 23 febbraio 2024

Le politiche del governo sull’immigrazione irregolare stanno dando i primi frutti: dall’inizio dell’anno al 19 febbraio, infatti, in Italia si è registrata una netta riduzione del numero dei migranti sbarcati, pari a circa il 65 per cento rispetto allo scorso anno e con un calo anche rispetto ai numeri registrati nel 2022, come ha rimarcato il ministro Piantedosi nel question time alla Camera. È dunque ragionevole ritenere che siamo di fronte a una significativa inversione di tendenza, visto che febbraio è il quinto mese consecutivo in cui si registra una sensibile riduzione degli sbarchi. L’obiettivo del governo è quello di contrastare il traffico di migranti attraverso una serie di norme tese ad affermare un più rigoroso rispetto delle regole in materia di migrazione nella convinzione che solo bloccando le partenze gestite dai trafficanti si evitano le tragedie in mare.

I patti con Tunisia e Libia stanno iniziando a funzionare, così come i rimpatri assistiti, mentre il piano Mattei è stato concepito per incidere sulle cause profonde che alimentano i flussi migratori. Ma l’elemento cruciale del contrasto all’immigrazione irregolare resta la fermezza nei confronti di chi non ha titolo per rimanere in Italia, mentre sono state approvate regole certe per una migliore programmazione degli ingressi regolari, come richiesto da tempo dal nostro sistema produttivo.

Il governo sta dunque agendo a 360 gradi per arginare un fenomeno epocale che secondo la sinistra dovrebbe invece rimanere incontrollato, posizione ideologica fatta propria da una parte della magistratura. L’ultimo boicottaggio alla linea Meloni è arrivato da Brindisi, dove una giudice ha sospeso il fermo della Ocean Vilcing, nave di Sos Mediterranee, che era stata bloccata il 9 febbraio in applicazione del decreto Piantedosi. Secondo la giudice, l’opposizione al fermo presentata dalla Ong “appare sostenuta da un fumus di fondatezza”, sconfessando così gli accertamenti che avevano portato al blocco di 20 giorni e ad una multa di 3.333 euro.

Un altro siluro togato, dunque, a dimostrazione che la magistratura militante è in campo al fianco di chi vuol trasformare l’Italia nel campo profughi d’Europa, sulla scorta del pronunciamento della giudice Apostolico - che ha fatto scuola - grazie al quale sono stati rimessi in libertà diversi migranti rinchiusi nei centri per il rimpatrio in attesa dell’esito della richiesta di asilo. Si tratta di provvedimenti subito esecutivi che consentono agli interessati, anche se potenzialmente pericolosi, di darsi alla fuga - come è successo con i quattro tunisini di Catania - senza possibilità di rintracciarli. Il decreto Cutro, definito liberticida dalla sinistra, in realtà ha lo scopo precipuo di far entrare in Italia chi ne ha diritto e di respingere chi non lo ha, e per poter fare questo il trattenimento nei centri diventa assolutamente indispensabile.

Ma la “legge Apostolico” ha di fatto smantellato questo Impianto. L’interventismo della magistratura su una materia così cruciale ripropone una questione di prima grandezza, ossia se i giudici possano o no fare giurisprudenza creativa quando non condividono lo spirito di una norma. Detta in parole più semplici: la politica migratoria spetta al Parlamento e al governo o alla magistratura? La risposta dovrebbe essere ovvia, perché separazione dei poteri non significa affatto precipitare in una democrazia giudiziaria.

Il governo ha una linea chiara: favorire l’immigrazione legale e contrastare quella irregolare che favorisce fenomeni criminali come la tratta degli esseri umani, ma gli è impedito dai tribunali: quello di Firenze si è addirittura arrogato la facoltà di dichiarare autonomamente la Tunisia “Paese non sicuro”, in contrasto con le articolate analisi di esperti di tre diversi ministeri (Esteri, Interno e Giustizia). E c’è chi è arrivato a teorizzare che anche i terroristi avrebbero diritto all’asilo perché “l’articolo 10 comma 3 della Costituzione non consente il bilanciamento con altri interessi dello Stato, nemmeno con quello alla sicurezza”. Un delirio ideologico che mina l’interesse nazionale.