di Alessandra Ziniti
La Repubblica, 17 maggio 2022
Alla vigilia del primo grande processo alle organizzazioni umanitarie accusate di favoreggiamento dell’immigrazione clandestina che si apre sabato a Trapani, grande mobilitazione della flotta umanitaria e della società civile.
Alla vigilia di un’estate che si preannuncia estremamente impegnativa sul fronte dei flussi migratori nel Mediterraneo si apre a Trapani il primo e più grande processo alle Organizzazioni umanitarie accusate di collusioni con i trafficanti di uomini e di favoreggiamento dell’immigrazione clandestina. Quella della Procura di Trapani è l’unica delle tante inchieste di Procure siciliane ad essere arrivata a conclusione con la richiesta di rinvio a giudizio nei confronti dei volontari a bordo di una delle tante navi umanitarie che in questi anni sono scese in mare per sopperire all’assenza di una flotta di soccorso europeo.
Sabato 21 maggio, con la loro nave sotto sequestro ormai da cinque anni, davanti al giudice dell’udienza preliminare di Trapani compariranno alcuni componenti della Ong tedesca Jugend Rettet scesi in mare a bordo della nave Iuventa. Rischiano pene fino a 20 anni di carcere. Per loro è prevista una grande mobilitazione di tutte le altre organizzazioni umanitarie e della società civile con una manifestazione che si terrà nelle stesse ore in cui il giudice prenderà in esame la richiesta della Procura finita in questi anni nell’occhio del ciclone anche per aver ordinato intercettazioni e sorveglianza di giornalisti e legali.
Kathrin Schmidt, imputata insieme a Dariush Beigui, Sascha Girke e Uli Tröder, dice: “Da quando la nostra nave è stata sequestrata nell’agosto 2017, più di 10.000 persone hanno perso la vita nel tentativo di trovare salvezza in Europa. Altre migliaia sono state riportate forzatamente in Libia dove rischiano la tortura e la morte. Non permetteremo che questa guerra legale ci impedisca di agire in solidarietà con le persone in movimento”.
Soccorsi concordati con i trafficanti, scafisti presi a bordo, segnali di presenza con le luci delle navi, transponder per la localizzazione spenti, barche e persino salvagenti riconsegnati alle organizzazioni criminali. Sono gravissime le accuse contestate ai 21 indagati dell’inchiesta sui salvataggi in mare delle Ong della Procura di Trapani che ha chiesto il rinvio a giudizio per favoreggiamento dell’immigrazione clandestina e falso di comandanti, capimissione ed equipaggi di diverse navi della flotta umanitaria che tra il 2016 e il 2017 salvarono migliaia di migranti.
Gli imputati stanno ricevendo un ampio supporto nel domandare l’immediata cessazione del processo. Artisti, esponenti della Chiesa, membri del Parlamento europeo e rinomate organizzazioni della società civile, tra cui Amnesty International, il Centro Europeo per i Diritti Umani e Costituzionali (ECCHR) e l’Associazione per gli Studi Giuridici sull’Immigrazione (ASGI), chiedono di far cadere le accuse e di porre fine alla criminalizzazione della solidarietà nei confronti delle persone in movimento.










