di Giansandro Merli
Il Manifesto, 17 febbraio 2026
Il 24 marzo prossimo il protocollo Albania tornerà davanti alla Corte di giustizia dell’Unione europea, che ieri ha fissato l’udienza di uno dei due rinvii pregiudiziali ancora pendenti: quello partito dalla Cassazione. A giugno scorso gli ermellini avevano sollevato una serie di dubbi rispetto alla seconda fase dei centri di Shengjin e Gjader, riservata ai migranti “irregolari” trasferiti dai Cpr italiani. È quella seguita al flop del tentativo di portare oltre Adriatico i richiedenti asilo originari di “paesi sicuri” per svolgere le procedure accelerate di frontiera in materia di asilo, persone salvate in alto mare e mai entrate in Italia.
Nel rinvio la Suprema corte italiana ha sollevato diversi dubbi sulle modifiche alla legge di attuazione dell’intesa, contestando l’equiparazione tra il centro di trattenimento di Gjader e quelli attivi sul territorio nazionale (corrispondenza sostenuta invece dall’esecutivo). Nel primo vale la giurisdizione di Roma, ma il territorio resta di Tirana. Con annessi e connessi, come l’impossibilità di disporre l’”immediata liberazione” dei reclusi che è richiesta dalla legge.
La Cassazione ha posto alla Corte Ue due diverse domande: se portare gli “irregolari” in un paese terzo violi la direttiva rimpatri; se la permanenza a Gjader dei migranti che chiedono asilo contraddica la direttiva accoglienza. Tutto nasce dal caso di un cittadino tunisino e uno algerino spediti oltre Adriatico dal Cpr di Bari l’11 aprile 2025. Entrambi sono difesi dall’avvocata Cristina Durigon. Nel corso del procedimento la Corte Ue ha negato la richiesta di procedura d’urgenza, prediligendo il percorso ordinario che richiede più tempo. Alla base della scelta il fatto che i due migranti non erano più trattenuti e dunque non c’era particolare fretta.
L’iter accelerato è stato invece concesso nell’altro rinvio pendente, partito dalla Corte d’appello di Roma a novembre scorso. Qui in ballo c’è la stessa legittimità della firma del protocollo e in generale di intese internazionali tra uno Stato membro e un paese terzo in materie, come l’asilo, ampiamente regolate dal diritto comunitario e di competenza dell’Unione. La data dell’udienza è attesa a stretto giro.
Le decisioni della Corte Ue saranno di fondamentale importanza per il futuro prossimo delle politiche migratorie e della tenuta dei diritti fondamentali dei cittadini stranieri. Non soltanto rispetto ai centri albanesi, ma anche alle norme del Patto Ue su migrazione e asilo, in vigore dal prossimo giugno, che prevedono deportazioni fuori dal territorio comunitario.









