di Enrica Muraglie
Il Manifesto, 15 febbraio 2025
Il report di Arci Porco Rosso e Borderline Europe. Nel 2024 sono 106 le persone finite nei guai, tra loro anche minorenni. Dopo la traversata in mare, il carcere. Questa la destinazione finale per 106 persone migranti che nel 2024 sono riuscite a raggiungere l’Italia, e che poi si sono ritrovate dietro le sbarre, con lunghe pene a proprio carico. Lo documenta il nuovo report di Arci Porco Rosso e Borderline Europe, dal 2021 impegnate nel monitoraggio delle notizie sull’arresto di “migranti accusati di aver facilitato l’immigrazione irregolare”. Cui si aggiungono altri casi, altre storie, riportati alla luce dalla rete di avvocati e avvocate che collaborano con l’associazione palermitana, e di cui la stampa locale non si occupa.
Ai cosiddetti scafisti “prediligiamo la parola capitani, anche se i capitani non sono effettivamente le persone che hanno condotto le imbarcazioni, i processi sono sommari”, ci racconta Sara Traylor di Arci Porco Rosso, una delle curatrici del rapporto. “Capitani” nel senso di persone che guidano le imbarcazioni da una costa all’altra, perché costrette dalle circostanze e per metterne in salvo decine, a volte centinaia di altre. È stato documentato e testimoniato lungamente, eppure gli arresti aumentano: soltanto in Italia oltre 3.000 dal 2013, si rileva nel rapporto, e la tendenza nel 2024 è in aumento rispetto all’anno precedente. Egiziani in testa alle nazionalità più “criminalizzate”, oltre un terzo dei detenuti, seguono i migranti tunisini. “Siamo in un momento in cui la volontà politica si infrange contro alcune garanzie di legge”, prosegue Traylor, “e promulga le stesse leggi goffe e disumane che infatti, fino adesso, non sono state applicate”. Il riferimento è all’art. 12bis introdotto dal DL 20/2023, meglio conosciuto come decreto Cutro, che “alza in maniera esponenziale le pene minime previste per aver facilitato l’attraversamento irregolare della frontiera, se durante il viaggio è avvenuta la morte o la lesione grave di una o più persone”. Il rischio è fino a trent’anni di carcere, reclusione massima.
Nell’anno appena concluso si sono svolti i primi due processi incardinati per art. 12 bis, e in entrambi i casi il tribunale di competenza ha ritenuto il nuovo reato “non applicabile”, come si legge nei testi delle sentenze. Traylor si augura che “questa tendenza continui”: a marzo il tribunale per i minorenni di Palermo dovrà pronunciarsi su Ahmed, un diciassettenne egiziano accusato di aver trafficato esseri umani, “uno scempio che si accanisce su persone sopravvissute a naufragi e disastri marittimi, e come sempre non tiene conto delle responsabilità istituzionali di questi eventi”, sottolinea il rapporto. Proprio sui minori arrivati in Italia via mare, e nei confronti dei quali non mancano condanne anche molto severe, è l’accento del rapporto. “Si sono dichiarati minori, hanno prodotto documentazioni ufficiali attestanti l’età, eppure per la giustizia italiana rimangono adulti e come tali devono essere trattati”: un ragazzo senegalese arrestato nel 2016 e uno guineano fermato nel 2023, condannati rispettivamente dal tribunale ordinario di Trapani, e dalla Corte di appello di Palermo. E che pure sarebbero competenti a giudicare persone adulte.
La ricerca dei responsabili del “traffico di clandestini” - espressione che per la Carta di Roma è colonna portante dei discorsi d’odio, oltre che giuridicamente scorretta - in “tutto il globo terracqueo”, come si è ripromessa la presidente del Consiglio Giorgia Meloni, non riguarda soltanto l’Italia e l’Europa, si allarga progressivamente ai paesi di tutto il mondo occidentale. A dicembre il tribunale di Catania ha condannato a quattro anni e otto mesi di detenzione tre palestinesi di Gaza. Erano arrivati in Italia attraverso il Mediterraneo, e hanno portato avanti un lungo sciopero della fame in difesa della loro innocenza. “Non sono riusciti ad approdare in un posto più sicuro di quello che hanno lasciato”, ci dice Sara Traylor.
Quel posto sicuro verso cui anche Maysoon Majidi era diretta, la regista e attivista curdo-iraniana accusata di aver condotto un’imbarcazione proveniente dalle coste della Turchia, di recente liberata. Rimane in carcere Ufuk Akturk, il suo coimputato, condannato a otto anni e quattro mesi per aver fatto arrivare una barca di persone sane e salve sulle coste calabresi.










