di Goffredo Buccini
Corriere della Sera, 25 aprile 2021
Il generale: Libia collo di bottiglia per i migranti, ma il nodo è la guerra. Non c'è soluzione militare alle crisi e non c'è soluzione alle crisi senza capacità militare
Si parte alla rovescia...
"Posso farle io una domanda?", chiede Claudio Graziano.
Prego...
"Noi vogliamo veramente dipendere da qualcuno?".
È una domanda retorica?
"Certo".
Infatti, il generale, da novembre 2018 presidente del Comitato militare dell'Unione europea, va avanti senza attendere la risposta, scontata: "Eccole spiegato cosa sia l'autonomia strategica per l'Europa: il contrario di autonomia è dipendenza. Un punto colto appena qualche settimana fa dal premier Draghi. Come per la produzione dei vaccini, anche nella difesa occorre autonomia. Ovvero capacità di agire da soli se necessario, con i partner se è possibile. Nel quadro dell'ambizione che l'Europa si è data".
Un esempio?
"Beh, l'operazione Irini nel Mediterraneo centrale: esclusivamente europea, lanciata l'anno scorso per l'embargo delle armi sulla Libia".
Ma la Nato è al tramonto?
"No. Continua a essere il pilastro della difesa collettiva. Ma dopo il 2011 in Libia ha deciso di partecipare meno alle operazioni di sicurezza, di pace. Questo ha lasciato uno spazio. Ma non c'è contrapposizione, anzi: un'Europa più forte, rende la Nato più forte".
Cos'è la sovranità tecnologica oggi?
"Stabilita un'ambizione, si cercano metodo e strumenti finanziari: fondamentali per non restare schiacciati dagli sviluppi tecnologici di Usa e Cina. Primato tecnologico significa anche egemonia geopolitica e militare".
Il Covid cosa ha cambiato?
"Tutto, e in peggio. Già prima eravamo molto preoccupati per gli interventi della Turchia in Siria e Libia e per l'attività russa. Il Covid ha aggravato le minacce tradizionali con una nuova minaccia cyber: siamo sempre più dipendenti da spazi elettromagnetici per comunicare".
I vaccini sono un'arma geopolitica di Russia e Cina.
"Non può essere una gara tra gli Stati, al massimo una corsa per salvare vite. Ma è vero che la produzione e la campagna vaccinale sono soft-power, dunque la resilienza delle organizzazioni internazionali diventa sicurezza".
Per valutare sicurezza e rischi comuni, la Commissione ha lanciato la Bussola strategica. Come funziona?
"Si parte dall'analisi condivisa della minaccia, raccogliendo i contributi di tutti, senza però un ordine di priorità, che richiederà sviluppi successivi. È importante che i singoli Stati contribuiscano".
Ma i 27 non guardano tutti dalla stessa parte nemmeno nelle alleanze... Alla bussola serve un ago politico?
"Serve impegno per mediare sulle percezioni. C'è una percezione di minaccia da Sud, dalla Libia, ma anche da Est e da Sudest, siamo appena tornati dalla Bulgaria, forte è la percezione di minaccia dal Mar Nero. Evidentemente la direzione politica è quella che manca, Prodi lo ha detto".
La Bussola potrebbe rendere l'Europa più unita?
"E' l'obiettivo a cui mi propongo di contribuire. Mai come adesso non c'è soluzione militare alle crisi ma non c'è una soluzione alle crisi senza anche la capacità militare, almeno a livello di deterrenza".
Cosa cambia per noi con l'America di Biden?
"La nuova amministrazione ha dato segnali importanti di volontà di collaborazione e di multilateralismo. Le alleanze vanno rinvigorite quando Turchia e Russia agiscono fuori dalle regole delle relazioni internazionali".
Quanto ci preoccupa l'intelligence russa?
"La Russia è una delle minacce ibride per la Ue, ci sono sanzioni per ciò che hanno fatto in Ucraina. È intervenuta in Siria con sistemi ibridi. Si è schierata in Libia. Per loro è fondamentale indebolire la coesione delle grandi alleanze. Anche dal punto di vista dell'intelligence".
Erdogan ha offeso von der Leyen ed è arrivato alla crisi diplomatica con Draghi... alleato nella Nato, nemico dell'Europa: cos'è davvero?
"La Turchia ha fatto del pragmatismo un modus operandi. In altri contesti si pone fuori da regole e relazioni internazionali, ambito in cui speriamo di ricondurla. Certo la diplomazia è fatta di momenti simbolici. Sicché ho difficoltà a credere che la vicenda cui lei ha fatto riferimento sia da ricondurre solo a un errore protocollare e non rappresenti un messaggio".
Da Erdogan ai libici, applichiamo come Ue la strategia del buttafuori per tenere alla larga i migranti. Che intanto annegano in mare...
"Parliamo di gestione dei flussi. Terrorismo, Stati falliti e immigrazione incontrollata sono un triangolo di instabilità. Il rispetto dei diritti umani è un valore non negoziabile per noi. La Libia è il collo di bottiglia di flussi che risalgono dall'Africa, per ora c'è solo Irini contro il traffico d'armi, anche se si può tenere tra i suoi compiti l'addestramento della guardia costiera sui nostri standard dei diritti. Il problema di fondo è la guerra, ristabilita la pace interverremo alla radice direttamente sul problema dei migranti".
Stiamo restituendo l'Afghanistan ai talebani?
"La comunità internazionale non deve abbandonare il Paese. Il rischio di ritorno dei talebani esiste. Come quello che il vuoto sia riempito da Cina, Russia, Iran".
L'autonomia strategica europea è contro le democrature?
"No, non lo è. Alcuni attori hanno preso a declinare la guerra ibrida anche contro le istituzioni europee, combinando operazioni nel dominio cibernetico ed in quello cognitivo. L'Unione deve essere in grado di difendersi: da sola, meglio ancora se nell'ambito delle storiche alleanze. Quello che non può succedere è che la sicurezza delle nostre libere istituzioni dipenda da altri".
Potrà esistere la Ue senza un esercito comune?
"La difesa è una prerogativa nazionale, ma in meno di 70 anni siamo passati dal farci la guerra gli uni con gli altri a impiegare uomini sotto il comando di ufficiali stranieri con la bandiera europea. Non possiamo fallire nel percorso europeo, significherebbe tornare alle trincee della Prima guerra mondiale. L'esercito comune è un sogno: io non lo vedrò. Ma nemmeno Roma è stata costruita in un giorno".











