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di Giansandro Merli

Il Manifesto, 14 giugno 2025

Immigrazione Si allarga il fronte contro la Corte di Strasburgo. “Dobbiamo creare la base giuridica affinché la Corte possa giudicare in modo diverso”. Il fronte contro la Corte europea dei diritti dell’uomo si allarga ogni giorno: ieri lo ha raggiunto il Commissario Ue per gli Affari interni Magnus Brunner, che ha lanciato il suo affondo durante il consiglio dei ministri dell’Interno Ue. Agli Stati e ora anche alle istituzioni comunitarie non piacciono le sentenze sui cittadini stranieri, ritenute troppo garantiste. A torto perché la Corte da tempo adotta orientamenti restrittivi sui diritti fondamentali dei migranti, come mostra anche la decisione che giovedì scorso ha escluso responsabilità italiane nei respingimenti subappaltati alle milizie libiche. Ma è troppo poco in una Ue in mano alle destre, estreme o moderate (a cui liberali e centro-sinistra si accodano volentieri).

Un mese fa i governi di Italia e Danimarca hanno iniziato a raccogliere le firme per una lettera, poi pubblicata il 23 maggio, utile ad aprire il dibattito per la revisione della Convenzione europea dei diritti dell’uomo e dare indicazioni ai giudici su alcune decisioni da evitare. La Corte è l’organo di garanzia della Convenzione, alla base del Consiglio d’Europa che riunisce 46 Stati. Ai primi firmatari - Austria, Belgio, Polonia, Repubblica Ceca, Lituania, Lettonia, Estonia - si sono aggiunti Ungheria e Germania. Ieri anche la Svezia ha espresso condivisione. Si tratta di paesi governati da forze politiche diverse, ma unite nel chiedere, di fatto, un diritto differenziale per i cittadini stranieri.

Il presidente del Consiglio d’Europa Alain Berset ha prima difeso la Corte - “il rispetto della sua indipendenza e imparzialità è il nostro fondamento” - poi, più recentemente in un’intervista al Times, ha dichiarato: “Stiamo assistendo a un mondo in cui le cose cambiano rapidamente. Abbiamo bisogno di adattamento. Dobbiamo discutere delle regole che vogliamo avere, e non ci sono tabù”.