di Andrea Valdambrini
Il Manifesto, 25 maggio 2025
La replica “No a pressioni politiche sulla Cedu”, in particolare in materia migratoria. I diritti non possono essere politicizzati, gli organi giudiziari che li tutelano non devono essere soggetti a pressioni da parte dei detentori del potere. Così il Consiglio d’Europa, organo indipendente dall’Ue, con sede a Strasburgo, replica alla lettera inviata su impulso di Italia e Danimarca e sottoscritta da altri 7 paesi europei, per ribadire il proprio ruolo di difesa dei diritti fondamentali delle persone. Valori universali messi sempre più sotto pressione dalle politiche trumpiane negli Usa come anche dalla nuova stretta verso i rimpatri dei migranti in Europa appena proposta dalla presidente della Commissione Ursula von der Leyen.
La risposta arriva per bocca del segretario generale del Consiglio d’Europa Alain Berset, che oltre a respingere i tentativi di ingerenza politica, sottolinea anche l’importanza degli alti organi di garanzie, ricordando: “A fronte delle sfide complesse della nostra epoca, il nostro ruolo non è quello di indebolire la Convenzione ma al contrario di mantenerla solida e pertinente”.
Il tentativo di indebolimento è però evidente. Giovedì Italia e Danimarca hanno presentato una loro iniziativa sui temi migratori, appoggiata e condivisa da Austria, Belgio, Repubblica Ceca, Polonia e i tre paesi Baltici. Nove stati Ue, in totale, con Copenaghen avviata a prendere la presidenza di turno dell’Ue nel secondo semestre di quest’anno.
L’iniziativa congiunta è stata annunciata nel corso dell’incontro a Roma tra la presidente del Consiglio Meloni e la premier danese, la socialista Mette Frederiksen. Nel testo della missiva si legge che la Cedu ha “esteso eccessivamente” l’interpretazione della Convenzione europea dei diritti dell’uomo (1950) che ne è alla base. In questo modo avrebbe “limitato la capacità dei governi democratici di adottare misure necessarie a garantire la sicurezza dei propri cittadini”, dato che “la sicurezza delle vittime e della stragrande maggioranza dei cittadini rispettosi della legge dovrebbe avere la precedenza su altre considerazioni”.
In conferenza stampa a Chigi, la leader FdI quasi era sembrata giustificarsi, sostenendo che l’obiettivo dell’iniziativa congiunta “non è indebolire” i trattati internazionali, quanto piuttosto “renderli maggiormente capaci di dare risposte al tempo in cui viviamo”. Frederiksen, da parte sua, ha invece rincarato la dose specificando con naturalezza come per i governi “è semplicemente troppo difficile espellere stranieri che commettono reati dalle nostre società”. Quindi bisogna cambiare e porre un freno a chi promuove e protegge i diritti delle persone migranti.
I toni securitari usati dai nove esecutivi sono tuttavia poco rispettosi non solo delle basilari garanzie giuridiche per la tutela e la dignità di ogni persona, ma anche dai patti stipulati tra paesi a livello internazionale. A proposito della Convenzione europea dei diritti dell’Uomo, citata nella lettera, il segretario del Consiglio d’Europa Berset nota come il tribunale (la Cedu) non sia un organismo esterno, ma il braccio giuridico del Consiglio. Una sua articolazione, istituita ormai 75 anni fa “dai nostri Stati membri, per loro scelta sovrana e vincolata da una Convenzione che tutti i 46 membri hanno liberamente firmato e ratificato”.
Il tribunale basato a Strasburgo, ragiona Berset, “ha guidato gli Stati europei attraverso minacce all’indipendenza giudiziaria, turbolenze politiche e persino guerre”, giudicando ad esempio le violazioni dei diritti umani anche nel contesto della guerra di aggressione russa contro l’Ucraina. Insomma, è stata “una bussola costante” per lo Stato di diritto. E proprio per questo, potrà anche essere discussa, ma non certo piegata al potere politico. “Ben venga il dibattito, che è salutare. Politicizzare la corte, al contrario non lo è”, conclude il segretario generale. L’iniziativa italo-danese rappresenta soltanto un nuovo capitolo degli attacchi alla legittimità e all’azione di un organismo sovranazionale di garanzia.









