di Alessandra Ziniti
La Repubblica, 25 luglio 2024
“Non è un criterio idoneo ad assicurare la funzionalità dell’ufficio”. Nei giorni scorsi, per garantire 10 udienze contemporaneamente, il presidente del tribunale di Roma aveva disposto dal 10 agosto il coinvolgimento di magistrati di tutte le sezioni. Adesso toccherà solo a quelli specializzati sull’immigrazione. Non ci sarà nessuna “chiamata alle armi” dei giudici in servizio al tribunale di Roma per garantire il funzionamento puntuale del protocollo Albania. A valutare i provvedimenti di fermo da disporre nei confronti dei migranti che saranno portati al di là dell’Adriatico, saranno esclusivamente i magistrati della sezione immigrazione e non tutti i giudici, di qualsiasi sezione (anche quelle che nulla hanno a che fare con il settore), come era stato deciso dal presidente del tribunale di Roma Reali.
La bocciatura del provvedimento - Nell’ultima seduta il plenum il Csm ha infatti bocciato il provvedimento che il presidente Reali aveva firmato per rispondere alla richiesta pressante arrivata dal ministero di Grazia e giustizia di garantire almeno dieci udienze in contemporanea per convalidare entro le 48 ore, come prescrive la legge, i fermi dei migranti che saranno disposti dal questore di Roma.
“Il criterio idoneo” - Nella delibera, il plenum del Csm rileva che “la designazione di ulteriori giudici per sopperire agli eventuali flussi in entrata legati al protocollo Albania risulta attuata in modo non conforme” e ritiene che “l’assenza di dati statistici pregressi relativi ai procedimenti connessi al protocollo Albania non esima il presidente del tribunale di Roma dell’indicazione di un criterio idoneo ad assicurare la funzionalità dell’ufficio e dunque la soglia di rilevanza che impone l’attività di supporto con magistrati non inseriti nella tabella feriale della sezione immigrazione”.
I turni per le convalide - Bocciata dunque la cosiddetta tabella dei turni per le convalide dei fermi dei migranti. Ad occuparsene, a partire dal 10 agosto, saranno esclusivamente I giudici della sezione immigrazione che svolgeranno le udienze in videoconferenza collegati con l’Albania dalle aule del tribunale di Roma dove sono stati già montati dieci megaschermi in cui appariranno i migranti soggetti alle cosiddette procedure accelerate di frontiera.
Il primo scoglio del protocollo - L’udienza di convalida sarà, da subito, il primo scoglio del protocollo visto che sono diversi i punti controversi su cui i giudici saranno chiamati a pronunciarsi: dalla legittimità della cauzione (adesso modificata da un decreto del Viminale) che varia dai 2.500 ai 5.000 euro (unico modo teorico per i migranti per evitare la detenzione nel centro di Gjader,) alla valutazione della reale sicurezza dei Paesi di provenienza e alle condizioni di vulnerabilità dei migranti sottoposti al fermo.
Se il fermo non è convalidato - In tutti i casi in cui il fermo non dovesse essere convalidato, occorrerà immediatamente liberare i migranti e portarli in Italia visto che gli accordi con Tirana escludono la possibilità che le persone soccorse nel Mediterraneo e portati in Albania possano restare libere al di fuori dei centri di detenzione.











