sito

storico

Archivio storico

                   5permille

   

di Damiano Aliprandi

Il Dubbio, 29 ottobre 2024

Nuove difficoltà potrebbero insorgere per il governo. Dopo la bocciatura del piano di “delocalizzazione” in Albania da parte del tribunale di Roma, la Consulta dovrà pronunciarsi sulla legittimità costituzionale del decreto Piantedosi contro le Ong, sollevato il 10 ottobre scorso dal tribunale di Brindisi. Come sottolineato dagli avvocati Francesca Cancellaro e Dario Belluccio, la Corte è chiamata a valutare se sia costituzionalmente ammissibile punire chi salva vite in mare e delegare respingimenti a soggetti come la Guardia costiera libica, mettendo a rischio migliaia di persone in fuga da guerre e persecuzioni. Entriamo nel merito del provvedimento emesso dal Tribunale di Brindisi il 10 ottobre 2024, che solleva importanti questioni di legittimità costituzionale riguardo alla normativa sul soccorso in mare dei migranti. Il giudice Roberta Marra ha messo in dubbio la costituzionalità dell’articolo 1, comma 2- sexies del decreto legge 130/ 2020, convertito nella legge 173/ 2020 e successivamente modificato dal decreto legge 1/ 2023, convertito con modificazioni dalla legge 15/ 2023. Questa norma prevede sanzioni per le navi di soccorso che non si attengono alle indicazioni delle autorità competenti durante le operazioni di salvataggio.

La controversia nasce da un’opposizione presentata da Leonardo Borromeo, comandante della nave Ocean Viking, insieme a Karsten Hoyland, legale rappresentante della società Hoyland Offshore AS (proprietaria e armatrice della nave), e François Thomas, rappresentante di SOS Mediterranee France. L’opposizione è stata presentata contro un provvedimento di fermo amministrativo emesso il 9 febbraio 2024 dalla Capitaneria di Porto di Brindisi. I fatti risalgono al 6 febbraio 2024, quando la Ocean Viking effettuò quattro operazioni di salvataggio nel Mar Mediterraneo. Durante la quarta operazione, avvenuta in acque internazionali nella zona Sar libica, la nave dovette fronteggiare un motoscafo che compiva manovre aggressive. Nonostante avesse avvertito le autorità competenti, la Ocean Viking procedette con il salvataggio. All’arrivo nel porto di Brindisi, le autorità italiane applicarono la sanzione pecuniaria e il fermo amministrativo, sostenendo che la nave non avesse rispettato le indicazioni della Guardia Costiera Libica.

Il Tribunale ha sollevato serie perplessità sulla norma in questione, individuando tre principali criticità. In primo luogo, la norma prevede in modo automatico una sanzione accessoria particolarmente severa: il fermo amministrativo della nave per venti giorni. Questa misura, secondo il giudice Marra, non tiene conto delle circostanze specifiche di ogni caso, violando così i principi di ragionevolezza e proporzionalità garantiti dalla Costituzione. In secondo luogo, la norma risulta eccessivamente vaga nella descrizione delle condotte sanzionabili. Infatti, si fa riferimento generico alle ‘ indicazioni’ delle autorità, senza specificare quali siano i criteri da seguire. Questa indeterminatezza contrasta con il principio di legalità, che impone che le leggi siano chiare e precise, come previsto dall’articolo 25 della Costituzione.

Infine, il Tribunale ha espresso preoccupazione riguardo alla compatibilità della norma con gli obblighi internazionali dell’Italia in materia di diritti umani. In particolare, la norma potrebbe entrare in conflitto con il divieto di respingimento verso Paesi non sicuri, come la Libia. Il giudice ha citato a sostegno di questa tesi numerosi strumenti giuridici internazionali, tra cui la Convenzione di Ginevra, la Convenzione Solas, la Carta dei diritti fondamentali dell’Unione Europea e la Convenzione europea dei diritti dell’uomo.

Il giudice Marra ritiene che queste problematiche possano violare gli articoli 3, 11, 25, 27 e 117 della Costituzione italiana. L’ordinanza fa riferimento anche a precedenti giurisprudenziali, come la sentenza della Cassazione n. 4557/ 2024, che ha escluso la sicurezza dell’approdo dei migranti in Libia, e a rapporti di organizzazioni internazionali come l’Onu e l’Organizzazione Internazionale per le Migrazioni (Oim) che denunciano le condizioni critiche dei migranti in Libia. La decisione di sollevare la questione di legittimità costituzionale sospende il procedimento in corso e rimette alla Corte costituzionale il compito di valutare se la norma sia compatibile con i principi fondamentali del nostro ordinamento. Non resta che attendere la decisione della Consulta.