di Francesco Malfetano
La Stampa, 4 agosto 2025
E Fazzolari lavora ad un opuscolo celebrativo per i tre anni di Governo. “Assurda” e “paradossale”. Così Fratelli d’Italia bolla la sentenza della Corte di giustizia Ue sui Paesi sicuri, vista non solo come un colpo alla strategia sui rimpatri ma anche come un assist ai giudici per entrare a gamba tesa sulla politica migratoria italiana. Il verdetto di Lussemburgo, accusano i meloniani, rischia di produrre l’effetto grottesco per cui lo stesso Stato possa essere considerato sicuro da un tribunale e insicuro da un altro.
A guidare la reazione è l’ufficio studi del partito, diretto dal deputato Francesco Filini, braccio operativo del sottosegretario Giovanbattista Fazzolari. Nelle ultime ore ha confezionato un dossier “riservato” - spedito ai parlamentari - che detta la linea: sentenza “sorprendente”, quadro normativo “destinato a essere superato” e un chiaro avvertimento che la decisione “indebolisce le politiche di contrasto alle migrazioni illegali di massa”. Dentro anche la replica alle polemiche sui costi dell’intesa con l’Albania su cui Meloni ha provato a fondare la sua politica migratoria: “Con Draghi è costata 4,2 miliardi”.
La mossa si inserisce in una regia più ampia. In parallelo, Fazzolari sta coordinando la realizzazione di un opuscolo celebrativo per i tre anni del governo, attesi a ottobre: ai ministeri e ai dipartimenti è già arrivata la richiesta di schede sintetiche sui risultati ottenuti, da trasformare in materiale comunicativo. E c’è da scommettere che al calo degli sbarchi registrato dal 2022 ad oggi verrà riservata una parte d’onore. Un lavoro che, a Palazzo Chigi, serve a tenere unita la narrazione di governo e a farsi trovare pronti nei passaggi più delicati, come le elezioni Regionali di questo autunno.
Intanto, sul fronte politico, gli alleati non stanno a guardare. Da Villa San Giovanni, Antonio Tajani affonda: “Come fa un magistrato a sapere se un Paese è sicuro? È lavoro della nostra diplomazia”. Il vicepremier chiede che il nuovo regolamento europeo entri in vigore “prima di giugno” per attenuare gli effetti di una sentenza che “può trasformare l’Italia nel Paese del Bengodi per trafficanti e immigrazione irregolare”. Durissima anche la Lega, che parla di “assalto delle toghe rosse” e annuncia per l’autunno una mozione di sfiducia contro Ursula von der Leyen, accusata di non saper proteggere i confini europei e di portare avanti un “folle green deal” dannoso per famiglie e imprese.
Ma da Bruxelles arriva la vera novità, incastonata nel nuovo corso dovuto all’inizio del semestre di turno della presidenza danese, considerata in particolare sintonia con Meloni. Un portavoce della Commissione europea ricorda che i rilievi della Corte sono già previsti nel nuovo Patto migrazione e asilo, e che Palazzo Berlaymont ha già proposto di anticiparne l’entrata in vigore, evitando di attendere giugno 2026 come da calendario. Il regolamento consentirà di designare come sicuro un Paese terzo anche solo in parte o escludendo determinate categorie di persone. “Incoraggiamo Parlamento e Consiglio a procedere il più rapidamente possibile” - l’invito che, a Roma, viene letto come una sponda da cogliere prima possibile, magari già al Consiglio europeo che si terrà il prossimo ottobre.











