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di Karima Moual

La Stampa, 27 marzo 2023

Quel che succede con i migranti nel Mar Mediterraneo è una vergogna ben documentata da anni. Non è solo la fossa comune dell’umanità, ma un campo di battaglia dove da una parte abbiamo dei disperati in cerca di salvezza, dall’altra ci siamo noi. C’è l’Europa che ha deciso - in barba al diritto internazionale, e a quel sentimento di umanità e solidarietà verso chi ha tutto il diritto di essere accolto - di appaltare le frontiere a sud, in cambio di fondi consistenti, a dei gendarmi esterni senza alcuno scrupolo, affinché tengano i migranti, tutti, lontani dalla nostra vista.

 

Inutile ripetere l’orrore dei lager libici, che fingiamo di non conoscere, e le varie reti criminali di trafficanti, perché complici sono anche gli europei. Quel che è ancora più aberrante è fingere di non vedere come si comporta la guardia costiera libica, dotata peraltro di motovedette italiane. Dalle immagini dell’aereo Seabird si vede chiaramente una parte importante della battaglia che si sta consumando al centro del mar Mediterraneo. La minaccia rivolta dai libici verso una nave di salvataggio con tanto di spari d'arma da fuoco. Un vero attacco non solo all’equipaggio della Ocean Viking ma anche a quelle persone che i volontari stavano cercando di salvare, presenti in un gommone evidentemente in grande difficoltà.

Dalle immagini si vede come la Guardia costiera libica minacci l'equipaggio attaccandolo e sparando in aria, per impedirgli di soccorrere le persone in pericolo. E infatti la Ocean Viking è costretta ad abbandonare il campo. Del gommone pieno di migranti, invece, non sappiamo nulla. Le persone, presumibilmente subsahariane, sono state catturate e respinte in Libia.

Eccola in tutta la sua chiarezza la battaglia del Mar Mediterraneo. Cinica e disumana. Una violazione del diritto internazionale commissionata e pagata dall'Italia e dalla Ue, dicono le Ong, ma è ancora peggio. Il bene e il male. La fatica di fare del bene e la sua fragilità, la violenza del male e la sua forza, arrogante e senza paura. Ecco, almeno questo punto deve essere chiaro. La criminalizzazione delle navi Ong da parte della politica che ora ci governa ha anche il braccio armato a sud. Tanto la carne da macello è quella dei migranti. Quelli che non vogliamo.

Nonostante la propaganda del pugno duro contro i migranti, i disperati continuano ad emigrare e per mille ragioni che hanno un comune denominatore: a casa propria non c’è più speranza. I migranti continuano ad arrivare e a mettersi in mano ai trafficanti perché le vie legali per una vita migliore sono sempre più strette e mi dispiace ministro Piantedosi ma non erano le navi Ong il pull factor dell’emigrazione come non lo è l’opinione pubblica che lei ha segnalato come fattore attrattivo che annovera l’accettazione di questo fenomeno.

La Tunisia è un Paese al collasso. Il presidente, Saied Kais, è inadeguato. Le conseguenze della guerra in Ucraina sono devastanti. Non a caso arrivano da lì le 3 mila persone sbarcate sulle nostre coste in sole 24 ore. E oltre a Tunisi ci sono anche la Libia, il Maghreb, il Medio Oriente e l’Africa subsahariana. Mondi e confini in subbuglio ed equilibri geopolitici in continuo cambiamento, che non hanno certo bisogno di una propaganda che criminalizza le Ong, né di incontri a Bruxelles spacciati come vertici dal risultato storico per il fenomeno migratorio dalla stessa premier Giorgia Meloni. È urgente un’operazione di verità che comprende anche un approccio di umiltà. Il fenomeno è complesso, e va gestito con realismo e unità da un fronte capace di raccogliere i maggior alleati possibili. Il rischio concreto è esserne travolti. I segnali ci sono già tutti.