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di Christian Raimo

Il Domani, 9 agosto 2026

Il paradosso: proprio dove la cronaca è più drammatica (Ceuta), è la stampa indipendente a introdurre la nota più fredda, mentre è la stampa vicina ai governi a cavalcare l’emotività per giustificare misure securitarie. Il confine passa anche dentro le redazioni e una comune cultura mediterranea sta anche nel far crescere media internazionali. Nell’estate 2026 due eventi hanno attraversato il Mediterraneo - la morte di Abderrahim Fakir a Bologna e la crisi di Ceuta - mostrando come la polarizzazione non è tra le sponde del Mediterraneo, ma tra due idee di relazioni tra Europa e Africa, e anche tra due modelli di racconto giornalistico: uno che certifica gli eventi, l’altro che li rilegge come sintomi di un sistema.

Il 19 luglio Fakir, marocchino residente in Italia dall’infanzia, muore dopo essere stato immobilizzato dalla polizia. La stampa filogovernativa (in Italia un numero sempre maggiore di media, in Marocco i comunicati diplomatici) tratta il fatto come episodio isolato, in attesa della magistratura: è la linea scelta anche dall’ambasciata marocchina, che ha chiesto alla diaspora di fidarsi della giustizia italiana. Fakir, Roggero e la violenza: se lo Stato diventa più debole Il giornalismo indipendente fa l’opposto: il marocchino TelQuel intervista Karima Moual, che parla di un “immaginario collettivo in cui uno straniero diventa un pericolo”; altre testate richiamano il rapporto Evri sul profiling razziale in Italia e collegano il caso a quello di Ramy Elgaml, mentre in Italia la stampa indipendente denuncia il cattivo stato del diritto e lo scudo penale per proteggere gli agenti coinvolti.

Il lavoro del giornalismo nordafricano è prezioso ma poco valorizzato. Le poche testate marocchine davvero indipendenti pagano un prezzo. Di Akhbar Al-Yaoum il direttore Bouachrine è stato incarcerato nel 2018 con accuse pretestuose. Lakome2 ha vari collaboratori processati per finanziamenti stranieri illegali. Yabiladi, popolare tra la diaspora, rischia la chiusura per le nuove leggi sulle licenze online. Sul fronte opposto media come MAP, Hespress, Le360, Medi1 TV sono finanziati anche attraverso pubblicità istituzionale - un meccanismo economico più che di censura diretta, secondo RSF e Freedom House. In Tunisia la situazione è simile. La stampa ufficiale racconta il rapporto con l’Italia in termini di partenariato economico: forum imprenditoriali, oltre mille aziende italiane, interscambio in crescita.

Il media indipendente Nawaat invece racconta un’altra Tunisia: il 14 luglio riprende le accuse all’Onu su torture durante le intercettazioni in mare; il 9 giugno aveva smontato la retorica del “ritorno volontario”, documentando 12mila persone sbarcate con la forza sulle coste tunisine dopo essere state intercettate mentre tentavano la traversata verso l’Italia. Fakir, se il civismo di Bologna esalta il peggio della destra Per Nawaat il memorandum Ue-Tunisia ha reso il paese un gendarme esternalizzato delle frontiere europee, e il 25 luglio dà conto del primo ricorso sui respingimenti portato davanti alla Corte africana dei diritti dell’uomo.

Ma prevedibilmente la testata ha subito un’indagine finanziaria e una sospensione di un mese nell’ottobre 2025, repressione per vie giudiziarie indirette più che per accusa esplicita di dissidenza - tanto che parte delle sue inchieste vengono pubblicate anche in inglese, per aggirare l’isolamento imposto in patria. Come viene raccontata anche Ceuta? Il 30-31 luglio decine di migliaia di persone attraversano il confine marocchino-spagnolo: 50-60mila ingressi in 24 ore, decine di morti. L’Italia sospende l’apertura Schengen con la Spagna.

La stampa filogovernativa italiana la presenta come sicurezza necessaria, quella nordafricana ufficiale come questione di sovranità marocchina, ma alcuni media algerini che accusano Rabat di strumentalizzare la migrazione. L’inviato di Le Grand Continent ribalta per bene la cornice: Ceuta non sarebbe un’emergenza per l’Europa continentale (la Francia ha già chiuso Schengen da anni), e la reazione di Meloni risponderebbe più a “un’opinione pubblica eccitata da immagini dell’estrema destra internazionale” che a un rischio reale.

The Conversation la legge come “coercive engineered migration”: uso deliberato dei flussi come leva diplomatica, reso possibile dall’esternalizzazione delle frontiere. Ceuta, Giorgia Meloni unisce i nazionalismi. Ed è così che divide l’Europa La stampa filogovernativa - che sia nordafricana o europea - tratta la migrazione come ordine pubblico o cooperazione bilaterale: solo eventi da amministrare. Il giornalismo indipendente, da Nawaat a Le Grand Continent, rilegge ogni episodio come sintomo di un sistema di esternalizzazione costruito da decenni, di cui l’Italia è tra i principali architetti.

Il paradosso: proprio dove la cronaca è più drammatica (Ceuta), è la stampa indipendente a introdurre la nota più fredda, mentre è la stampa vicina ai governi a cavalcare l’emotività per giustificare misure securitarie. Il confine, in questo senso, passa anche dentro le redazioni e una comune cultura mediterranea sta anche nel far crescere media internazionali. Sorvegliare e punire, il piano di Meloni. Così l’Italia cavalca la tragedia di Ceuta