di Michele Gambirasi e Giansandro Merli
Il Manifesto, 6 febbraio 2026
La prossima settimana il ddl immigrazione. Navi interdette fino a sei mesi per le “emergenze” e migranti sbarcati in Paesi terzi. Ai due testi del “pacchetto sicurezza” licenziati ieri dal consiglio dei ministri manca un tassello, che sarà aggiunto presto. È un provvedimento interamente dedicato all’immigrazione, l’ennesimo, che verrà approvato la prossima settimana e conterrà anche le misure contro le ong che salvano vite nel Mediterraneo centrale. Qualcuno lo ha già ribattezzato “blocco navale”, ma sarebbe meglio definirlo come un dirottamento di Stato delle navi umanitarie. Verso lidi più funzionali ai progetti del governo, ovviamente.
Lo ha confermato ieri il ministro dell’Interno Matteo Piantedosi nella conferenza stampa al termine del consiglio dei ministri: “Oggi abbiamo approvato due provvedimenti su tre, mentre la materia immigrazione la tratteremo la prossima settimana con un disegno di legge”, ha spiegato. La chiave di volta del provvedimento è l’entrata in vigore del nuovo Patto migrazione e asilo dell’Unione europea a partire dal giugno 2026. Grazie a quello l’esecutivo spera di poter dare finalmente avvio all’operazione Albania, dove i centri italiani sono ancora fermi al palo. “Il più ampio pacchetto immigrazione è ispirato alle nuove norme europee. All’interno ci sarà quello che viene definito “blocco navale”, ovvero l’interdizione delle acque territoriali in casi ben precisi che saranno specificati”, ha detto ancora Piantedosi.
Scorrendo le bozze circolate nelle scorse settimane, l’articolo in questione disponeva l’interdizione su delibera del Consiglio dei ministri, previa proposta del Viminale, per un periodo di trenta giorni prorogabile fino a un massimo di sei mesi. I “casi ben precisi” citati ieri da Piantedosi sarebbero minacce per l’ordine pubblico e la sicurezza (si parla di “infiltrazioni di terroristi”), pressione migratoria eccezionale ed emergenze sanitarie o internazionali. Di preciso, dunque, c’è ben poco.
Così sarà possibile “trasferire le persone in luoghi diversi al fine di effettuare lì le procedure di asilo eventualmente richieste”, ha specificato ancora Piantedosi. L’impianto di fondo sembra essere quello dei “decreti sicurezza” di salviniana memoria, ai tempi del primo governo Conte. La novità è che l’interdizione all’ingresso delle acque italiane non sarà disposta con un decreto ministeriale, ma direttamente dal Cdm.
Sembrerebbe che la premier Giorgia Meloni voglia centralizzare il nuovo scontro che inevitabilmente si aprirà con le organizzazioni umanitarie, che difficilmente potranno sbarcare i naufraghi in un territorio extra europeo. A favore della leader dell’esecutivo gioca il verdetto dell’odiata magistratura che in sede di Cassazione ha assolto il leghista Matteo Salvini dall’accusa di sequestro di persona nella vicenda Open Arms. Un’ottima occasione per spingere il limite ancora più in là, con gli approdi nei paesi terzi. Tra questi sicuramente l’Albania, per iniziare. E magari tra un po’, chissà, anche in Tunisia. La copertura dell’Europa guidata da Ursula von der Leyen non mancherebbe di certo.
Nelle bozze del precedente ddl era contenuta anche una stretta sui ricongiungimenti familiari, con la restrizione delle categorie di parenti per cui si può fare richiesta. Una battaglia condotta in primo luogo dalla Lega, che in materia ha fatto approvare diversi ordini del giorno durante la discussione dell’ultimo decreto Flussi. Dovrebbe arrivare, inoltre, la prima disciplina sui trattenimenti dei migranti “irregolari”, ovvero una norma sui modi della detenzione nei Cpr. Le strutture amministrative, e appaltati ai privati, in funzione sotto diversi nomi dal 1998 e su cui di recente la Corte costituzionale ha sottolineato il vuoto normativo. Tra le misure previste dovrebbe esserci anche l’abbassamento da 21 a 19 anni del limite in cui il neomaggiorenne può fruire, nei casi approvati dal tribunale minorile, del percorso di accoglienza e inclusione. Significa che molti ragazzi arrivati in Italia da soli finiranno per strada, molto prima. Cosa c’entri questo con la sicurezza sarebbe bello lo spiegassero Meloni e Piantedosi.











