di Carlo Ciavoni
La Repubblica, 12 maggio 2024
Un panel di esperti del Consiglio per i diritti umani delle Nazioni Unite indaga sul rapporto tra profilazione razziale e lavoro delle forze dell’ordine in Italia. Una missione di otto giorni svolta in Italia dagli esperti del Meccanismo indipendente delle Nazioni Unite per promuovere la giustizia razziale e l’uguaglianza nell’applicazione della legge indaga sul collegamento tra profilazione razziale e pratiche delle forze dell’ordine, ovvero in che modo e quanto polizia, guardia di finanza e carabinieri procedono a perquisizioni e controlli fondati sul dato che la persona non è di cittadinanza italiana.
Gli esperti hanno raccolto testimonianze e avuto incontri a Roma, Milano, Catania e Napoli. “Il pregiudizio razziale, gli stereotipi e la profilazione creano associazioni dannose e infondate tra l’essere neri, la criminalità e la delinquenza”, spiega Akua Kuenyehia, la giudice ghanese che è anche Presidente della missione. Kuenyehia sottolinea che il compito, legittimo, di promuovere la sicurezza e l’incolumità dei cittadini non dovrebbe essere interpretato come una licenza per condurre profilazioni razziali, perché questo modo di fare erode la fiducia nell’applicazione della legge e riduce l’efficacia dell’operato delle forze dell’ordine.
Le forze dell’ordine. Svolgono un lavoro delicato e per questo hanno bisogno di servizi di supporto aggiuntivi per la loro salute e per quella dei loro familiari, sottolinea l’americana Tracie L. Keesee, Presidente del Center for Policing Equity e membro del Meccanismo durante una conferenza stampa a Roma. In Italia mancano informazioni esaustive basate sulla razza e questa è una lacuna che ostacola gli sforzi per affrontare le disparità razziali. Anche perché - commenta il professore argentino Juan Mendez, anch’egli nel panel di esperti - la raccolta, la pubblicazione e l’analisi di dati disaggregati per razza o origine etnica, in tutti gli aspetti della vita ma in particolare riguardo alle interazioni con le forze dell’ordine e il sistema di giustizia penale, è un elemento essenziale per progettare e valutare le risposte al razzismo sistemico.
La questione carceri. I tre componenti del panel delle Nazioni Uniti hanno affrontato poi un tema cruciale: il sovraffollamento delle carceri e l’impatto che questo produce sul rispetto dei diritti dei detenuti. Oggi nelle prigioni si conta un numero altissimo di africani e di discendenti africani: un aspetto che mette in luce la prevalenza del razzismo sistemico. Così come non mancano casi di tortura e di maltrattamenti, tra cui uno recente verificatosi all’Istituto penale per i minorenni Cesare Beccaria di Milano.
I migranti. Chi arriva in Italia affronta molte difficoltà per accedere all’assistenza legale, difficoltà spesso esasperate dall’abuso di autorità da parte delle forze dell’ordine e da ritardi burocratici. Gli esperti sottolineano la necessità che i servizi per l’immigrazione siano di natura civile e non intesi come una parte dei compiti della polizia. Suggeriscono inoltre che gli uffici per l’immigrazione siano collocati all’interno o vicino alle comunità interessate. Durante la missione i membri del Meccanismo hanno ascoltato giudici, pubblici ministeri, avvocati e rappresentanti dei principali corpi delle forze dell’ordine in Italia: Polizia, Guardia di Finanza, Polizia Penitenziaria e Arma dei Carabinieri. Hanno inoltre consultato l’Ufficio nazionale anti discriminazioni razziali (UNAR), l’Osservatorio per la sicurezza contro gli atti discriminatori (OSCAD), il Garante nazionale dei diritti delle persone private della libertà personale, e diversi dipartimenti chiave all’interno dei ministeri dell’Interno e della Giustizia. I membri hanno visitato un centro di accoglienza per migranti a Catania e i centri di permanenza per il rimpatrio, i cosiddetti CPR, a Milano e a Ponte Galeria, vicino a Roma. Hanno inoltre visitato l’Istituto penale per i minorenni Cesare Beccaria e la Casa Circondariale San Vittore a Milano.
Che cosa è il Meccanismo. Il Meccanismo Internazionale di Esperti Indipendenti per promuovere la Giustizia razziale e l’Uguaglianza nel contesto delle Forze dell’Ordine è stato istituito a luglio 2021 dal Consiglio per i Diritti Umani delle Nazioni Unite. Tra i suoi obiettivi vi è quello di redigere raccomandazioni sulle misure concrete da adottare per garantire l’accesso alla giustizia, la trasparenza, la responsività e il risarcimento legale per l’uso eccessivo della forza e per le altre violazioni dei diritti umani inflitte agli africani e alle persone di origine africana da parte delle forze dell’ordine.









