di Carlo Bertini
La Stampa, 13 gennaio 2020
L'esigenza di trainare il voto delle regionali con proposte forti che abbiano appeal per gli elettori sicuramente c'è. Il Pd, che va in "conclave" due giorni in vista della verifica di governo, in un'abbazia vicino Rieti, è in una strettoia, tra l'incudine e il martello.
Da una parte ci sono le sardine: il Pd vuole aprire porte e finestre per dare una casa anche a loro, come chiarito su queste colonne dal tesoriere del partito Luigi Zanda, dopo l'annuncio di Zingaretti di voler ricostruire dal basso il partito. Ma le sardine chiedono cose concrete subito, come l'abrogazione dei decreti sicurezza di Salvini.
Proprio ieri dalla Annunziata su Rai Tre, il loro leader Mattia Santori faceva notare che "sembra di essere ai tempi in cui la sinistra era al governo e non ha fatto la legge sul conflitto di interessi: ai tempi di Berlusconi l'elettorato di sinistra era spiazzato, non capiva quale fosse la posizione". Dall'altra parte però ci sono le esigenze di realpolitik: le regionali a fine mese in Emilia e Calabria potrebbero pure sconsigliare prese di posizione su temi scottanti come ius soli o decreti sicurezza proprio in una fase delicata.
Ma Zingaretti ha deciso di battere due colpi a sinistra guardando alle sardine anche per dare il messaggio che il Pd non sta nel governo a tutti i costi: nella due giorni di seminario con ministri e gruppi parlamentari, i temi della cittadinanza e della sicurezza non verranno certo elusi, anzi. "Il problema di come superare i decreti Salvini, anche su input delle sardine e di come ritoccarli, su input di Mattarella, sarà affrontato", assicura un dirigente Dem, anche perché il ministro Lamorgese aveva annunciato entro gennaio una proposta. Così come si rilancerà lo ius culturae rimasto in soffitta.
Sul piatto finirà anche una pietanza di forte appeal elettorale, la riforma del fisco, annunciata nei mesi scorsi da Gualtieri: che porterà non solo all'ampliamento dei fondi e della platea per il taglio del cuneo fiscale, con un aumento delle buste paga per i lavoratori; ma anche ad un abbassamento delle aliquote Irpef per le fasce medio-basse, insieme a una rivisitazione della giungla di detrazioni fiscali. "Eurostat ci dice che, tra i grandi Paesi europei, l'Italia è quello con il divario più alto tra ricchi e poveri. Con buona pace di quelli che dicono che le politiche di redistribuzione sono un relitto del secolo scorso", mette il dito nella piaga il numero due del partito, Andrea Orlando.
I cinque tavoli previsti nel "conclave" di oggi saranno sui nodi della crescita, lavoro e sostenibilità; Nuovo Welfare; Italia semplice; Conoscenza; Cittadinanza. Saranno lanciate proposte che i gruppi parlamentari presenteranno a Conte per la verifica di maggioranza; ma senza l'intento di logorare gli equilibri politici piantando bandierine.
Per intenderci, non ci sarà nulla su jobs act o Quota 100. Ma il segnale di apertura alle sardine non mancherà: "Il Pd si è messo in discussione e gli va dato atto - ha ammesso Santori - È il partito che ci ha dato più ascolto e mostra un'apertura vera verso di noi".










