di Alessandra Ziniti
La Repubblica, 12 maggio 2021
Cinque navi, 3.500 posti, tamponi e assistenza sanitaria a bordo. È ad un enorme hotspot in mare che il Viminale si affida per non farsi trovare impreparati davanti ad un'estate che si prospetta assai difficile. Una Lampedusa in costante assetto di emergenza è un'ipotesi che l'Italia intende assolutamente scongiurare perseguendo, di iniziativa propria, il rinnovo del patto di Malta. Una via parallela rispetto alla strada tutta in salita dei negoziati europei che punta ad una strategia condivisa per bloccare le partenze dalla Libia.
Luciana Lamorgese lo ha ribadito ieri agli altri ministri dell'Interno europei riuniti a Lisbona sulla gestione dei flussi migratori: "Servono concreti e solidi meccanismi di solidarietà, anche d'emergenza, sul modello di quelli previsti a Malta nel 2019". E, nei prossimi giorni, il premier Draghi (che ieri mattina ha fatto il punto del dossier immigrazione con Lamorgese, Di Maio e Guerini) tornerà a sollecitare gli Stati che ad ottobre 2019 avevano aderito all'accordo di Malta (Francia, Germania, Portogallo, Irlanda) perché rinnovino l'intesa che nei sei mesi di sperimentazione prima che il Covid bloccasse il meccanismo, ha portato al ricollocamento di circa 1000 migrati sbarcati sulle nostre coste. Se l'iniziativa italiana dovesse trovare adesioni, il governo lo comunicherà alla Commissione europea.
Nel frattempo, però, il Viminale mette a punto il piano per l'estate. E punta tutto sulle navi quarantena: cinque (con personale della Croce Rossa a bordo) quelle ingaggiate con l'ultimo bando del 19 aprile, spesa giornaliera 36.000 euro, a carico della Protezione civile con il concorso della Salute e delle Regioni per quel che riguarda le spese sanitarie visto che, in tempi di Covid, ci sono da garantire le spese sanitarie. Per il momento i posti non mancano: per alleggerire l'hotspot, sono state mandate a Lampedusa la "Azzurra" e la "Allegra": dei 1.620 posti disponibili, ne sono stati occupati 1.130. Una terza nave, la "Adriatico" ha invece appena sbarcato a Porto Empedocle alcune centina di persone salvate due settimane fa dalla Sea Watch. A disposizione, ancora vuote, la Splendid e la Excellence.
"Le navi-quarantena - spiegano fonti del Viminale - assicurano sistemazioni più che dignitose e assistenza sanitaria adeguata alle persone che arrivano, e garantiscono anche la pace sociale". Il riferimento è alle tensioni più volte esplose l'estate scorsa nelle località siciliane e calabresi, turistiche ma non solo, per le fughe di decine di migranti ospitati in strutture in cui avrebbero dovuto osservare i quattordici giorni di quarantena, spesso difficile da far rispettare in edifici non controllati da cui è facile allontanarsi. Situazioni che, finché possibile, il Viminale vuole assolutamente evitare.
Una volta finito il periodo di isolamento, naturalmente, fino a quando non tornerà attivo un meccanismo di redistribuzione, l'Italia dovrà farsi carico della sistemazione dei migranti in attesa dell'esito delle commissioni sulle richieste d'asilo. Anche in questo caso, i posti nei centri non mancano: dal 2019 ad oggi le persone a carico del sistema di accoglienza italiano sono diminuite quasi di un terzo, sono oggi 75.000 a fronte delle quasi 120.000 del 2019, 50.000 sono in strutture medio-grandi, 25.000 in appartamenti nei comuni che hanno aderito all'accoglienza diffusa. Certo, se i numeri dovessero aumentare, le prefetture dovranno rifare gli appalti per la gestione dei centri, i cui costi (da quando Salvini era al Viminale) sono stati parecchio tagliati, decurtando i fondi per l'integrazione, spingendo molte realtà del Terzo settore a disimpegnarsi da un'ospitalità di tipo alberghiero.
Il piano di Lamorgese ha altri due obiettivi: la ripresa dei corridoi umanitari per far arrivare in sicurezza i più fragili con diritto d'asilo (donne, bambini, famiglie) reclusi nei centri di detenzione e individuati dalle agenzie dell'Onu. E i rimpatri volontari assistiti, un piano biennale condiviso da Viminale e Farnesina, per facilitare il ritorno nei Paesi d'origine di chi, bloccato in Libia, accetta il finanziamento di un piccolo progetto per provare a ricostruirsi una vita lì da dove è fuggito.











