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di Marco Bresolin

La Stampa, 6 luglio 2022

Ventidue Paesi entrano nel meccanismo di solidarietà. Entro l’estate il via libera alle prime redistribuzioni. Roma: corsia preferenziale per chi è stato salvato in mare.

“Entro l’estate scatterà la prima redistribuzione dei migranti che sbarcano sulle coste mediterranee”. La rivelazione fatta da una fonte diplomatica europea poggia su un dato di fatto: nelle riunioni delle ultime due settimane tra le delegazioni degli Stati membri è cresciuto il numero dei Paesi che hanno sottoscritto impegni concreti, offrendo il loro contributo alla piattaforma di solidarietà lanciata dalla Commissione. Un contributo non soltanto sotto forma di aiuti finanziari, ma anche in termini di accoglienza. Lunedì il ministro dell’Interno Luciana Lamorgese è attesa a Praga per un vertice informale con i suoi colleghi che servirà proprio per fare il punto della situazione e possibilmente sancire il via libera al nuovo meccanismo ideato nei mesi scorsi dalla presidenza francese.

Si tratta di un sistema “temporaneo” (durerà un anno) e su base volontaria, visto che il regolamento di Dublino non è stato ancora riformato. Ma il piano rappresenta comunque una svolta perché gli impegni presi dagli Stati che ne faranno parte saranno vincolanti, alleggerendo così il carico su quelli che si trovano in prima linea: al momento sono 22 gli Stati che hanno accettato di partecipare alla piattaforma, tra cui anche Norvegia, Svizzera e Liechtenstein (che non fanno parte dell’Ue). Tra i big ci sono Francia, Germania e Paesi Bassi, ma spicca anche la presenza della Repubblica Ceca che, da presidente di turno dell’Unione, si è sganciata dal resto dai Paesi di Visegrad per offrire la sua solidarietà ai Paesi più colpiti dagli sbarchi. Tra i beneficiari del piano, oltre all’Italia, ci sono Spagna, Grecia, Cipro e Malta.

In questi giorni gli Stati hanno comunicato alla Commissione il loro contributo e lunedì c’è stato l’ultimo confronto in vista del vertice dei ministri della prossima settimana. Alcuni hanno deciso di limitarsi ad aiuti di tipo logistico-finanziario ai Paesi più esposti (in termini di controllo delle frontiere, ma anche offrendo un sostegno per i rimpatri) oppure ai Paesi africani, stabilendo partnership economiche attraverso progetti locali per frenare le partenze. Altri invece hanno già fatto sapere alla Commissione il numero di migranti che sono disposti ad accogliere. I governi hanno però deciso di mantenere il più stretto riserbo sulle cifre offerte da ogni singolo Paese per evitare di finire travolti da polemiche interne che rischierebbero di far cadere il meccanismo, ma fonti diplomatiche assicurano che la cifra dei diecimila ricollocamenti ipotizzata nelle scorse settimane dalla presidenza francese “è assolutamente alla portata”.

I Paesi volontari hanno la possibilità di esercitare le loro preferenze in merito alla “tipologia” di persone che sono disposte ad accogliere, per esempio indicando le nazionalità. Il sistema prevede che venga data priorità ai più vulnerabili e a quelli che hanno sicuramente diritto alla protezione internazionale, ma l’Italia sta facendo pressione sulla Commissione affinché venga assicurata una corsia preferenziale a tutti i migranti sbarcati in seguito a operazioni di ricerca e salvataggio in mare. Si tratta di un aspetto fondamentale per il governo guidato da Mario Draghi, che otterrebbe così la possibilità di ridistribuirli in modo rapido e senza distinzioni.

Roma è infatti riuscita a far creare una categoria ad hoc nel database di Eurodac per i migranti salvati in mare e nella dichiarazione sottoscritta dai Paesi che partecipano al sistema c’è scritto chiaramente che “le ricollocazioni dovrebbero favorire principalmente gli Stati membri che devono far fronte a sbarchi in seguito a operazioni di ricerca e soccorso lungo la rotta del Mediterraneo e dell’Atlantico occidentale”. Una volta ricevuti gli impegni dai Paesi partecipanti, sarà la Commissione europea a gestire il meccanismo, coordinando le offerte d’aiuto con le esigenze degli Stati in prima linea, in collaborazione con Frontex e con l’Agenzia europea per l’asilo. Tra la fine di luglio e l’inizio di agosto potrebbe scattare la prima ridistribuzione.