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di Antonella Baccaro

 

Corriere di Bologna, 11 agosto 2019

 

Il presidente del Tribunale risponde a Salvini dopo gli attacchi per la sentenza di Bologna che gli dà torto. Caruso e la riforma invocata dal Carroccio: "Inquietante, la magistratura è indipendente".

Dopo la rabbia del ministro dell'Interno Matteo Salvini e gli attacchi ai giudici bolognesi che hanno rigettato il ricorso del Viminale contro l'ordinanza per l'iscrizione all'anagrafe dei richiedenti asilo, il presidente del Tribunale Francesco Maria Caruso difende la sentenza. "La legge è uguale per tutti, il Viminale non si era costituito in primo grado, perciò il ricorso in Appello era inammissibile, non ci sono privilegi per il Ministero dell'Interno". E sulla riforma della giustizia auspicata da Salvini: "È inquietante, i giudici sono indipendenti".

Il Tribunale di Bologna torna nel mirino delle critiche del ministro Matteo Salvini, dopo la bocciatura del ricorso presentato dal Viminale contro l'ordinanza che imponeva al sindaco di Bologna Virginio Merola l'iscrizione all'anagrafe di una donna richiedente asilo. "Dai giudici di Bologna un'altra sentenza a favore degli immigrati, nonostante il ricorso del mio ministero" ha scritto due giorni fa il vicepremier su Twitter.

Questa volta, però, il presidente del Tribunale Francesco Maria Caruso, solitamente poco incline a farsi trascinare nella mischia di dichiarazioni e controdichiarazioni tra politici e magistrati, risponde a distanza al ministro e difende l'operato dei "suoi" giudici. "Mi ha colpito molto quel "nonostante". Cosa significa "nonostante"?

Che il ricorso avrebbe dovuto essere accolto - si chiede Caruso riferendosi al tweet di Salvini - perché lo presentava il ministro degli Interni? Ma il fatto di essere il ministro degli Interni non gli dà un privilegio di accoglimento. Non è che se il Viminale presenta appello ha una corsia preferenziale. La legge è uguale per tutti".

Riavvolgiamo il nastro: a maggio la giudice bolognese Matilde Betti aveva ordinato al sindaco l'iscrizione all'anagrafe di due richiedenti asilo, tra cui la donna armena a cui il Comune aveva prima negato l'iscrizione sulla base del decreto sicurezza. Già quella decisione, bollata come "vergognosa", aveva scatenato le critiche del ministro, che poi aveva dato mandato all'Avvocatura di Stato di presentare per conto del Viminale un ricorso, ora rigettato da un nuovo collegio giudicante.

Con tono pacato ma fermo, Caruso torna a spiegare, come già ha fatto nella sentenza il collegio presieduto dalla giudice Angela Baraldi, perché appunto quel ricorso del Viminale sia "inammissibile", come peraltro ha stabilito in un'analoga vicenda anche il Tribunale di Firenze. "C'è una giurisprudenza consolidata, tante pronunce della Cassazione. È una questione puramente tecnica - osserva Caruso - e procedurale. Non siamo entrati neanche nel merito della vicenda, non si può parlare di "sentenza a favore di qualcuno", non c'è nulla nelle motivazioni che riguardi il merito della questione. Il Viminale non si era costituito nel giudizio di primo grado, non poteva stare in Appello. Il ricorso è stato dichiarato inammissibile perché si è ritenuto che non avendo proposto ricorso il sindaco (che invece si era costituito nel giudizio di primo grado e quindi era l'unico titolato a farlo, ndr), non poteva farlo il ministro. Punto e basta".

Il collegio, presieduto da Baraldi e composto dalle giudici Maria Cristina Borgo e Alessandra Cardarelli, ha dichiarato l'inammissibilità del ricorso proprio sulla base del fatto che in un procedimento giudiziario una parte che non si è costituita nel primo grado non può presentare ricorso in Appello, a meno che non sia una figura litisconsorte necessaria, come ad esempio nelle successioni ereditarie, ma non era questo il caso. Le giudici, infatti, hanno bocciato anche questa motivazione sostenuta dal Viminale, che peraltro si era costituito anche a nome del sindaco di Bologna. "Il Viminale - osserva ancora Caruso - non era neanche parte necessaria. Se si vuole partecipare ed essere sempre rappresentati in questo tipo di giudizi, il ministro dia istruzioni preventive e generalizzate all'Avvocatura di Stato che valgano per tutti".

Ma Salvini invece, infuriato per la bocciatura del ricorso, pensa piuttosto a una "riforma della giustizia", che ha auspicato, o minacciato a seconda dei punti di vista, verrà messa in pratica dal prossimo governo. Per il presidente del Tribunale di Bologna è "una dichiarazione inquietante. I giudici sono indipendenti, si vuole forse renderli dipendenti dalla politica? Per il momento non si può". Infine il presidente Caruso torna a difendere l'operato dei giudici bolognesi: "Il Viminale non era parte necessaria, la legge non prevede che in primo grado debba stare necessariamente in giudizio il Viminale, c'è il Comune e se il ministro vuole può intervenire, se non interviene si fa a meno della sua presenza. Abbiamo solo applicato la legge, cos'altro potevamo fare?".