sito

storico

Archivio storico

                   5permille

   

di Gianfranco Pellegrino*

Il Domani, 3 agosto 2026

Se ogni sbarco diventa un’emergenza nazionale, ogni attraversamento una crisi politica, ogni richiesta d’asilo una minaccia alla sopravvivenza dell’Europa, il rendimento strategico dei flussi migratori cresce enormemente. La destra pensa di reagire al ricatto. In realtà, lo rende sempre più conveniente. Non c’è vittima peggiore di chi accetta il ricatto. Non c’è ricattatore più efficace di chi trova una vittima pronta ad accettarlo. I consiglieri di re Mohammed VI, o di chi nel governo marocchino ha deciso di lanciare dei corpi inermi contro l’Europa, devono aver letto molta teoria dei giochi. Immaginate due automobili che corrono l’una contro l’altra.

Vince chi costringe l’altro a sterzare per primo. Ma uno dei due getta il volante dal finestrino. Da quel momento il gioco cambia: l’altro sa di essere rimasto l’unico a poter evitare lo scontro e sarà lui a cedere. Molti ricatti funzionano così. Non perché chi minaccia sia necessariamente più forte, ma perché rende prevedibile la reazione dell’avversario. È una delle idee più celebri di Thomas Schelling in The Strategy of Conflict (Harvard University Press, 1960). L’attacco di Sanchez: “Italia imperdonabile”. 

La politologa Kelly M. Greenhill ha mostrato che questa logica vale anche per le migrazioni. In Weapons of Mass Migration (Cornell University Press, 2010) documenta decine di casi in cui governi autoritari hanno usato deliberatamente i flussi migratori come strumenti di pressione diplomatica. I migranti diventano così, loro malgrado, un’arma. Non perché siano una minaccia in sé, ma perché chi li riceve reagisce come il ricattatore sperava. I Maga d’oltreoceano, e i loro emuli italiani, Giorgia Meloni e Antonio Tajani in testa, troppo occupati a rincorrere Roberto Vannacci, costruire meme e compulsare sondaggi, libri del genere difficilmente li leggono. Ma anche il dibattito sui giornali migliori sembra fermarsi un passo prima della conclusione decisiva. Si discute delle bugie della destra, della deriva Maga e delle responsabilità del Marocco. Manca però la domanda più importante: se i migranti possono essere usati come arma geopolitica, come si disinnesca quell’arma?

La risposta è semplice. Non aumentandone il valore. Se ogni sbarco diventa un’emergenza nazionale, ogni attraversamento una crisi politica, ogni richiesta d’asilo una minaccia alla sopravvivenza dell’Europa, il rendimento strategico dei flussi migratori cresce enormemente. La destra pensa di reagire al ricatto. In realtà, lo rende sempre più conveniente. Lo mostrano anche i numeri. A Ceuta sono arrivate in poche ore circa 60 mila persone: quasi la metà di tutti gli ingressi registrati nell’enclave nell’ultimo decennio. Eppure, decine di migliaia sono rientrate quasi subito in Marocco. Non era una migrazione spontanea destinata all’Europa. Era, con ogni probabilità, una dimostrazione di forza. Proprio per questo il punto decisivo non è quanti migranti arrivino, ma quanto valore politico noi attribuiamo al loro arrivo. Ecco il paradosso. Più la politica europea si allinea alla retorica Maga, più aumenta il valore geopolitico della migrazione come strumento di pressione. Un governo ostile non ha bisogno di provocare grandi movimenti di popolazione: gli basta sapere che anche poche centinaia di persone basteranno a dividere i governi europei, alimentare campagne elettorali e mettere in discussione Schengen.

Più alto è il rendimento politico di uno strumento, maggiore è l’incentivo a usarlo. Per questo una politica migratoria razionale è anche una politica di sicurezza. Rafforzare Schengen, creare canali regolari d’ingresso, accelerare le procedure d’asilo, combattere davvero il caporalato e governare l’integrazione significa anche togliere valore al ricatto. La migliore risposta al ricatto non è moltiplicare l’eccezione. È normalizzare il fenomeno. Un migrante che entra attraverso canali regolari, lavora, paga le tasse e contribuisce al sistema pensionistico non è più un’arma geopolitica. È semplicemente un residente.

Ceuta, la grande fuga verso il Marocco: l’emergenza rallenta, le polemiche politiche no Le destre invocano continuamente la sovranità, ma finiscono per cederla. Una democrazia è sovrana quando decide autonomamente chi ammettere, nel rispetto del diritto internazionale, delle norme di eguaglianza e non discriminazione che caratterizzano i regimi liberali e dei principi fondamentali di umanità. Se invece lascia che siano le minacce di un regime autoritario a dettare la propria politica migratoria, la sovranità è già passata di mano. Non ai migranti. A chi ha imparato a usarli come arma. Caso Ceuta-Schengen, Meloni innesca divisione in Ue. La vera invasione? Quella Maga.

*Filosofo