di Giansandro Merli
Il Manifesto, 17 marzo 2026
La sentenza riconosce il diritto della società civile di ispezionare i centri in Albania. All’Associazione per gli studi giuridici sull’immigrazione (Asgi), e più in generale alle organizzazioni della società civile che si occupano di migranti, non può essere impedito l’accesso alle strutture detentive di Shengjin e Gjader. Lo ha stabilito il Tribunale amministrativo del Lazio. La sentenza è stata pubblicata venerdì scorso, ma è circolata ieri. Il procedimento era nato dal rifiuto della prefettura di Roma, per conto del ministero dell’Interno, di autorizzare un’ispezione nei centri in Albania. Il nulla osta all’ingresso non era stato concesso con la seguente motivazione: “L’attuale clamore mediatico che coinvolge i centri di permanenza per il rimpatrio sconsiglia, al momento, l’ingresso nei suddetti centri, onde evitare rischi sotto il profilo dell’ordine e della sicurezza pubblica”.
Secondo il giudice, sebbene il ministero possa limitare temporaneamente ingresso e visite nei Cpr, “nel caso in esame il diniego opposto non è adeguatamente motivato con specifico riguardo alla posizione dell’associazione ricorrente, né con riguardo alle asserite esigenze di tutela dell’ordine e sicurezza pubblica nel Centro, che appaiono del tutto generiche e non possono durare a tempo indefinito”.
Da un lato il ministero non ha specificato quali erano questi rischi per la sicurezza e fino a quando sarebbero durati. Dall’altro non ha tenuto conto della natura dell’associazione che dal 1990 persegue “l’accoglienza umanitaria, l’integrazione dei migranti, la promozione e la tutela dei diritti umani, civili, sociali e politici”. Attività documentate, sulla cui base Asgi ha già vinto diverse cause per l’accesso a Cpr e hotspot di diverse regioni italiane, accumulando una notevole giurisprudenza in materia da parte di vari Tar.
Il Viminale dovrà dunque dare il via libera alla visita, “fatte salve tuttavia le ulteriori eventuali valutazioni dell’Amministrazione circa un motivato in concreto breve differimento della visita, connotato in termini di necessarietà”. La sentenza arriva proprio mentre il governo si prepara a portare in parlamento un disegno di legge che, nella disciplina dei modi del trattenimento amministrativo, restringe le possibilità ispettive nei Cpr, limitando le tipologie di assistenti da cui i parlamentari possono farsi accompagnare. Diventasse legge, sarebbero esclusi di fatto i professionisti sanitari o legali necessari per rilevare abusi e violazioni dei diritti. Il ddl è quello varato dal consiglio dei ministri dell’11 febbraio scorso. Più di un mese dopo, però, non è ancora stato trasmesso alle camere. La ragione ufficiale è che attende le coperture del Mef.
Tornando alla decisione del Tar, secondo Asgi “ha il pregio di affermare l’accessibilità dei centri di trattenimento a soggetti anche diversi dagli enti associativi, che ne facciano motivata richiesta, un principio che assume oggi un’importanza cruciale alla luce dell’entrata in vigore del nuovo Patto europeo su asilo e immigrazione nel giugno 2026, che annuncia il ricorso sistematico al trattenimento e al confinamento dei cittadini migranti”. Nel frattempo il via vai dall’Albania continua. Nonostante la Corte d’appello di Roma continui a disporre il rientro in Italia di chiede asilo oltre Adriatico, succede da un anno a questa parte in attesa delle sentenze della Corte Ue dove pende il sospetto che i centri violino il diritto comunitario, il governo tira dritto con i trasferimenti. Il 10 marzo ha realizzato l’ultimo. Anche in questo caso si tratta di migranti “irregolari” che erano già trattenuti nei Cpr in Italia.










